L’Italia del volley al maschile è sul trono del mondo. Dopo 24 anni dall’ultimo successo iridato, la nazionale azzurra conquista la medaglia d’oro surclassando in casa loro la Polonia, favorita della vigilia. Una serata storica che ripercorriamo attraverso le emozioni del momento.

Mamma, li polacchi!

– Tutto pronto a Katowice. Dopo i Campionati Europei dello scorso anno, vinti nel medesimo impianto, un eventuale successo del sestetto di “Fefè” de Giorgi farebbe partire la petizione per assegnare d’ufficio alla Polonia le Olimpiadi 2024.
– Gli Azzurri cantano l’inno, ma si sente solo la musica. I polacchi cantano l’inno e sentiamo solo loro perché sono 13.000 e nell’impianto hanno spento la musica. Un brivido bianco e rosso si insinua nella mente dei presenti.
– De Giorgi è una corda di violino. Se sente la pressione lui, la serata diventa insostenibile per i comuni mortali reduci da Italia-Serbia di pallacanestro.
– Alla presentazione dei sestetti, ci si domanda se siano polacchi originali o contaminati: nessun cognome dei padroni di casa supera le 456 consonanti.
– Dai primi scambi le aspettative della vigilia trovano nuove conferme. Loro sono in palla, non sentono la pressione di giocare in casa, difendono alla morte e i centrali seminano il panico più di Attila nelle campagne dell’Impero Romano. Noi abbiamo la faccia tosta di Daniele Lavia, la continuità silenziosa di Fabio Balaso e giochiamo con il piglio del classico gatto attaccato agli attributi altrui. Spettacolo degno di una finale mondiale, se sulla Rai fosse muto ci sarebbe immediata diminuzione degli abbonamenti a Sky.
– Sul 21-17 Italia, al time out Polonia, ci sarebbe il tempo di spiegare il fascino della pallavolo in cui comanda una squadra che non fa punto in attacco, ma sfrutta gli errori altrui e non concede mai punti facili. L’infruttuosa ricerca di qualche tricolore sugli spalti sostituisce la dissertazione.
– Sul 22-25 nemmeno uno special team composto da Massimo Cacciari, Paolo Crepet e Selvaggia Lucarelli riuscirebbe a razionalizzare l’esito del primo set. Ci si prova tabellino alla mano: loro mettono giù palla e, pur sbagliando molto, si sono impossessati dell’inerzia della gara.
Kaczmarek (Lukas) non è un’imprecazione, ma l’autore della rimonta polacca. Va rispettato, quantomeno perché è l’unico uomo sulla faccia della Terra che non tema ritorsioni nel sostituire Bartosz Kurek.

Dall’inferno e ritorno

– Sul 4-1 Polonia, la telecronaca Rai assume i toni tipici del tifoso occasionale e spocchiosetto che commenta con sdegno ogni errore. Meglio ascoltare i time out di De Giorgi.
Yuri Romanò, nel momento di maggiore criticità, ha il contegno di Giorgia Meloni alle conferenze stampa con Matteo Salvini, si autocontrolla. Per ora.
– Lavia indovina la battuta spin corta, la Polonia è vicina. Su un altro pianeta è l’opinionista “Lucky” Lucchetta. Il neologismo “smartellotta” non avrà medesima gloria di “petaloso”.
– La Polonia non affonda il coltello, nel frattempo fioccano le proteste ufficiali da Casa Italia quando si sparge la voce che Simone Giannelli non potrà essere insignito del titolo di miglior attaccante del torneo.
– Simone Giannelli non gioca a Perugia, è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Perugia, ne è rettore.
– Lavia e Alessandro Michieletto si ricordano di avere in cameretta un poster di Gilberto de Godoy, in arte Giba, alias l’uomo “pipe”. Siano fatti santi tutti e tre, subito.
– Siamo 1-1, se l’inferno è il luogo visitato ad inizio set dai nostri azzurri, non è poi così brutto.

Il cielo è sempre più blu (azzurro)

– La differenza di incisività offensiva tra i centrali polacchi e i nostri è pari a quella tra giapponesi a Pearl Harbour e italiani a Caporetto.
– L’inizio di terzo set è la fotocopia dell’avvio del secondo, solo con facce e sguardi diversi. Crepet non se lo spiega e chiede lumi alla Lucarelli che non sa che pesci pigliare. Cacciari allora utilizza l’aiuto del pubblico a casa. I ben informati gli rispondono che è questione di fiducia collettiva nei propri mezzi, piano gara chiaro, talento ed esuberanza controllati, non imbrigliati.
– Questo punto a punto è più stressante di aspettare invano un errore di Nikola Jokic dalla lunetta.
– Sono più forti di noi nell’accezione strettamente sportiva, ma il cuore degli azzurri riempie tre palazzetti di Katowice. Balaso si scusa, ma dice di aver buttato via il suo perchè inutilizzabile dopo una bordata di Kurek in parallela.
– Donald Trump, in vista di una nuova elezione alla Casa Bianca, ha richiesto la consulenza di Roberto Russo e Simone Anzani per occuparsi della questione immigrazione dal Messico. Pare che abbiano declinato, visto il loro impegno a murare il confine polacco.
– 2-1 Italia, ma la Polonia ha vinto più tie break a questi mondiali di quanto non abbia vinto al 5° set Carlos Alcaraz agli Us Open in questi giorni. Diceva un tale per gufare.

Sul tetto del mondo

– L’immagine del sestetto azzurro che si trasforma in un virus ed entra nel cervello dei polacchi è l’immagine più calzante per descrivere quanto sta accadendo a Katowice.
– Nuova petizione, questa volta per candidare Giannelli a miglior opposto del torneo. Per Ivan Zaytsev, “divanato” da una inspiegabile scelta tecnica di De Giorgi, è troppo e lo Zar spegne il televisore.
– C’è una legge nella pallavolo che attribuisce alle azioni molto lunghe o a particolari situazioni episodiche una valenza doppia. Passare da Russo a chiedergli conto di una difesa trasformatasi in una letale demivolee di edberghiana memoria.
– Fine dell’equilibrio. I cardiologi tirano un sospiro di sollievo e ne approfittano per concludere uno stressante turno di guardia cominciato sin dalla palla a due di Serbia-Italia.
– Sul 24-20 Fefè alza il telefono per chiamare Zaytsev. L’utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile. Nel frattempo il Presidente Fipav Giuseppe Manfredi contatta i vertici del Cio per quella cosuccia legata allo spostamento di sede delle prossime Olimpiadi.
– Immorale. I polacchi non ci fanno mettere a terra la palla della vittoria sbagliando il servizio sul match point Italia. Fair play a zero. Non ci siamo proprio.
– Dovrebbe comunque andare bene così. E va benissimo così perchè, per dirla alla Lucchetta, finalmente l’Italia del volley, dopo un ventennio abbondante di purgatorio, può rispettosamente mettere nel sarcofago la generazione dei fenomeni.
– Negli ultimi tempi le parole più profonde e significative ascoltabili in televisione provengono dai nostri sportivi di punta. Che sia un bel segnale, dipende dai punti di vista. In ogni caso Giannelli, a giorni, dovrebbe avere un colloquio con Mario Draghi per il passaggio di consegne. Balaso favorito per sedere al Ministero dell’Istruzione.

Campioni del mondo!

Una grande Italia, la migliore della stagione al cospetto di una Polonia da un decennio presente nell’elite mondiale e bicampione in carica. Grande per i risultati, ma ancor più per il modo in cui questi vengono ottenuti. Questa nazionale gioca una bella pallavolo non solo da un punto di vista tecnico. Sta dimostrando di essere un team capace di lavorare insieme, di porsi obiettivi condivisi, bravo a superare momenti difficili in modo equilibrato. Un gruppo di atleti che non ha perso umiltà dopo i successi della scorsa estate e che, evidentemente, sa perdere, ma che sa anche vincere. Come ben si evince dalle parole del proprio capitano Giannelli. Insomma, il miglior spot per la pallavolo e per lo sport in generale.

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