Normalmente i media tedeschi dedicano uno spazio modesto alle vicende politiche italiane, soprattutto in confronto ai tradizionali “big player” internazionali. L’ultima crisi di governo ha però riportato l’Italia agli onori della cronaca, anche perché le conseguenti elezioni riaprono questioni gravi, che hanno portata internazionali: la stabilità del futuro governo italiano, il suo posizionamento rispetto alla guerra della Russia in Ucraina e la sua affidabilità in termini economici.

I quotidiani, i settimanali ed i telegiornali tedeschi più importanti sono d’accordo sia nell’individuazione dei responsabili dell’ultima delle tante crisi italiane – i tre partiti ed i leader che in Senato hanno fatto venire meno la fiducia a Draghi – sia sui pericoli che la crisi comporta.

Draghi, garante per l’Italia e l’Europa

Negli articoli che si occupano di economia, in particolare, si ritengono probabili ripercussioni negative a livello economico generale ed in particolare sulla rifinanziabilità dell’astronomico debito pubblico italiano, proprio mentre l’inflazione galoppante costringe la Bce ad alzare il tasso d’interesse di riferimento. Così torna alla ribalta lo spettro di una crisi che può minare, forse in modo definitivo, anche la tenuta dell’euro.

Di spalle, a sinistra, Mario Draghi, con Emanuel Macron, Boris Johnson e il premier tedesco Olaf Scholz, lo scorso 28 giugno al G7 a Krün, nelle Alpi bavaresi. Foto di Andrew Parsons / No 10 Downing Street, Flickr CC BY-NC-ND 2.0.

Ma soprattutto le dimissioni di Mario Draghi e le elezioni anticipate confermano i tradizionali stereotipi sulla politica italiana, basata su giochi di potere che vanno a detrimento del Paese e destinata a rimanere instabile ed inaffidabile. Giudicata, insomma, incomprensibile ovvero caotica: “Italia” e “caos” in Germania sono un binomio che vanta una gloriosa tradizione pubblicistica. In tale contesto, Draghi è visto come il garante non solo di una politica tesa ad arginare il debordante debito pubblico italiano, ma anche di un fronte europeo compatto rispetto a Putin.

L’opinione dei media tedeschi

Proprio su quest’ultimo punto si registra la più forte unanimità di giudizio: “Putin se la ride” si legge per esempio sul sito web del settimanale Focus. Die Zeit riporta che “adesso al Cremlino si brinda con lo champagne”, mentre secondo un altro famoso settimanale, Der Spiegel, le dimissioni di Draghi sono “un regalo per Putin”.

Il politologo Gianfranco Pasquino, foto di Annamaria Abbate – CC BY-SA 4.0.

Lo stesso settimanale cita il politologo Gianfranco Pasquino, che ritiene probabile la formazione di un governo filoputiniano. A queste voci si unisce quella del portale Rnd (Redaktionsnetzwerk Deutschland) che individua in Putin il vero vincitore della crisi di governo italiana.

Anche il perdente è presto identificato e questo sarebbe l’Italia, ovvero gli interessi degli italiani.

Così la pensa, tra gli altri, il caporedattore esteri della conservatrice Frankfurter Allegemeine Zeitung, Nikolas Busse. In un commento intitolato “A perderci è l’Italia” sostiene che un esperto come Draghi può riuscire a congelare lo scontro politico per un certo tempo, ma non può risolverlo, soprattutto se non ha la legittimità derivante dalle urne. Busse si è mostrato preoccupato ma non particolarmente sopreso, in quanto le dimissioni di Draghi ci riporterebbero alla realtà di un “Paese dalle profonde divisioni politiche” ed in cui mancano politici “orientati nel senso della stabilità“.

Il debutto oltralpe di Giorgia Meloni

Il tono dei commenti va dal distaccato allo stupito al preoccupato. Ma c’è anche chi critica apertamente e pesantemente i “populisti”, tra cui viene annoverata anche Forza Italia. È questo il caso del corrispondente da Roma del secondo canale televisivo nazionale (Zdf), Andreas Postel, che, riferendosi a M5S, Forza Italia e Lega afferma che «si sono concessi il lusso di un atto d’irresponsabilità collettivo».

Data la posizione di vantaggio di cui gode nei sondaggi Fratelli d’Italia, è Giorgia Meloni la leader politica più citata – tanto più che per i media tedeschi è stata finora un’illustre sconosciuta. Non stupisce che se ne sottolinei la posizione ambigua rispetto al fascismo e, allo stesso tempo, si citino le sue chiare posizioni, espresse nel comizio di Vox in Andalusia lo scorso 12 giugno: «Sì alla famiglia naturale – no alla lobby Lgbt. Sì alla cultura della vita, no all’aborto. Sì ai principi cristiani, no alla violenza islamista. Sì a confini sicuri, no all’immigrazione di massa. Sì ai nostri concittadini, no al mondo della finanza internazionale. Sì all’indipendenza dei popoli, no alla burocrazia di Bruxelles».

La delegazione del gruppo parlamentare “Fratelli d’Italia” del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, durante le consultazioni del 2019 (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica),

Conte: “scritturato” senza copione

Infine la Süddeutsche Zeitung, quotidiano liberal di Monaco, e sempre più attento degli altri alle vicende italiane, ammonisce che con la vittoria di questo “centro-destra indigeribile” in cui Forza Italia è il partito minore, l’Italia potrebbe ritrovarsi con “una maggioranza di governo tanto spostata a destra come non si è vista in Europa dalla fine dell’ultima guerra: molto, molto a destra e con un forte motore nazional-populista”. Ed in un altro articolo, che risale al 15 luglio, cioè a sei giorni prima dell’esito infausto della crisi, la stessa Süddeutsche compatisce Giuseppe Conte per aver messo in moto una crisi di governo di cui è destinato ad essere la prima vittima: “in ogni caso Giuseppe Conte fa l’effetto di essere stato scritturato per una parte per la quale però nessuno gli ha mai dato il copione: un qualcosa tra tragedia e commedia. E così infatti è stato”.

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