Metti due grandi città italiane, come Bologna e Verona. Metti due progetti di recupero di uno spazio urbano dismesso. Metti che, in entrambi i casi, l’oggetto della riqualificazione è un’ex-Manifattura Tabacchi. Metti che da una parte sorgerà un Tecnopolo e dall’altra un “Polo turistico ricettivo polifunzionale”. Due diverse destinazioni d’uso, due diverse idee di sviluppo.

Qui Bologna: la nuova città della scienza

Nel capoluogo emiliano, l’ex-Manifattura Tabacchi sorge nella zona della Fiera, tra via Ferrarese e via Stalingrado. È stata chiusa definitivamente e abbandonata nel 2004. Negli ultimi anni, l’area è divenuta oggetto di una riqualificazione che prevede la realizzazione di un Tecnopolo: un hub nazionale ed europeo su nuove tecnologie, big data, climatologia e human development.

Testimonial d’eccezione messo in campo dall’Emilia Romagna è l’attore Stefano Accorsi, che ha raccontato cosa ne sarà dell’area in un video svelato in anteprima al Padiglione Italia di Expo Dubai 2020, nella giornata in cui la Regione ha illustrato i progetti legati alla transizione digitale e all’alta tecnologia.

Il Tecnopolo sarà una cittadella della scienza, da ultimarsi entro il 2023, che ospiterà importanti enti scientifici e centri di ricerca, start-up e infrastrutture di supercalcolo di rilevanza internazionale, come il supercomputer europeo Leonardo, in grado di effettuare 250 milioni di miliardi di operazioni al secondo, e il Data Center del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF).

Ecco come sarà il Tecnopolo di Bologna che ospiterà il centro meteo - la  Repubblica
Un rendering del nuovo Tecnopolo di Bologna

Prossimamente, al Tecnopolo di Bologna si insedieranno anche l’IFAB (International Foundation Big Data and Artificial Intelligence for Human Development), l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), l’Agenzia Italiana Meteo, le biobanche dell’Istituto Ortopedico Rizzoli.

E ancora: l’INAF (Istituto nazionale di astrofisica), ART-ER, società consortile della Regione nata per favorire la crescita sostenibile dell’Emilia-Romagna attraverso lo sviluppo dell’innovazione e della conoscenza, e BI-REX, uno degli otto Competence Center nazionali istituiti dal Ministero dello Sviluppo Economico nel quadro del piano governativo “Industria 4.0”, con focus specializzato sui big data.

Qui Verona: hotel, uffici, ristoranti e negozi

Gli ultimi sviluppi sul progetto di recupero dell’ex-Manifattura Tabacchi di Verona hanno visto, il 20 gennaio scorso, il passaggio decisivo alla Conferenza di servizi regionale, che ha approvato la variante urbanistica. C’è già il benestare della Soprintendenza e quello della Regione per la valutazione ambientale, e le opere di bonifica e di demolizione dei vecchi edifici produttivi sono state ultimate. Entro trenta giorni, il progetto dovrà ottenere il via libera del consiglio comunale, per poi tornare a Venezia per la firma finale del presidente Luca Zaia.

Nell’area, situata tra viale Piave e viale della Fiera, sorgeranno 37.400 metri quadrati di edifici, di cui 7.700 saranno destinati ad attività commerciali, 11.000 a spazi direzionali e 18.700 al settore turistico-ricettivo.

Sono previsti un parcheggio interrato su tre piani, un sottopasso di collegamento con la Fiera e una pista ciclopedonale che condurrà alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. Per la parte storica, vincolata, verranno conservate la porzione muraria del forte austriaco Clam (riemerso durante le operazioni di bonifica) e la vecchia ciminiera in mattoni, che sarà il centro di una nuova piazza.

L’ex Manifattura Tabacchi di Verona

Tra le opere compensative che Vr.Re, la società proprietaria dell’area, dovrà realizzare, per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro, sono previste una rotatoria nell’incrocio tra stradone Santa Lucia e viale della Fiera, con la sistemazione delle strade confluenti e dei percorsi ciclopedonali e l’allargamento dei marciapiedi, un’altra rotatoria nell’incrocio tra viale della Fiera e via Scopoli e la riqualificazione integrale di viale della Fiera.

Ma in soldoni, cosa porterà con sé questo intervento di rigenerazione urbana? Due hotel (per fasce turistiche diverse), uffici, ristoranti e negozi. Ci verrà perdonato l’eccesso di semplificazione, ma di questo parliamo.

Costruire tanto per costruire?

Se ci piace vincere facile, diciamolo: non c’è dubbio che quello che sorgerà dal recupero sarà qualcosa di migliore dello scheletro abbandonato e spettrale di una vecchia fabbrica. Il fatto che un’area produttiva dismessa venga rigenerata, però, non basta a farci sentire in pace con la coscienza.

In una città che negli ultimi anni si è confermata tra le maglie nere per il consumo di suolo, le occasioni di un recupero urbanistico così importante, in una zona così strategica, non capitano di frequente. Si poteva, quindi, fare altro? Si poteva fare di meglio? Perché di hotel, uffici, ristoranti e negozi, Verona già trabocca.

Alla ricerca di un’identità

Ci si chiede quale sia l’idea di città (e di comunità) che si vuole portare avanti. Chi siamo? Dove vogliamo andare? Cos’abbiamo da offrire, a chi Verona la vive o la visita? Siamo capaci di generare stimoli, di rivalutarci in modo lungimirante, di sollecitare visioni di futuro? Non c’è davvero altro rispetto al cemento, alle vetrine e al cibo?

La cupola, ai Magazzini Generali, che presto ospiterà Eataly di Oscar Farinetti

Occasioni mancate a Verona Sud

Nei Magazzini Generali, a pochi metri di distanza dalla Manifattura Tabacchi, dalla fine degli anni novanta si parlò a lungo di creare un Polo culturale; la “Rotonda”, l’edificio per la produzione del freddo, avrebbe dovuto divenire un auditorium. Invece sono arrivati principalmente uffici (Unicredit, GlaxoSmithKline, doValue) e ordini professionali (degli architetti, dei commercialisti e dei consulenti del lavoro). Tra qualche mese, nella Rotonda si insedierà Eataly di Oscar Farinetti.

Rimanendo sempre in zona, per l’ex Mercato Ortofrutticolo si pensava al futuro Polo Finanziario della città. Progetto messo da parte, per lasciare spazio ai parcheggi per la Fiera e ad Esselunga.

L’Esselunga di viale del Lavoro

Rimarrebbe il Verona Central Park (o Parco Arena, come ha proposto di chiamarlo l’Amministrazione comunale), che sorgerà nell’area dell’ex scalo merci: 500mila metri quadrati che Sboarina, nel suo programma elettorale del 2017, aveva promesso verdi al 100 per cento. Come denuncia il Comitato di Verona Sud, però, la fetta di area che verrà destinata a parco è stata drasticamente ridotta rispetto alle intenzioni iniziali. Non mancheranno però grattacieli, negozi, supermercati, condomini ad uso residenziale e parcheggi.

Sono questi, i frutti di politiche urbanistiche che, con l’avvicendarsi delle Amministrazioni comunali, sono state collegate negli anni da un unico filo conduttore. Portiamo a casa una notizia positiva, perlomeno sulla carta: il Museo del vino, progetto ideato e promosso dal consigliere regionale Enrico Corsi, che sorgerà nelle Gallerie Mercatali, davanti alla Fiera.

In generale, comunque, la sensazione è di tante, troppe occasioni mancate. Specialmente in una zona strategica come Verona Sud che, con la grande disponibilità di ambienti da riqualificare, avrebbe potuto ricongiungersi con la città, in un asse di accesso diretto e immediato al centro storico, andando a costituire un nuovo baricentro culturale, sociale ed economico.

Occupazione senza sosta

Invece, nei confronti di Verona Sud si assiste a una specie di accanimento: con il verde ormai ridotto al lumicino, la zona continua a essere teatro di nuove costruzioni.

La concentrazione commerciale è alle stelle, con un effetto cumulativo di supermercati e centri commerciali che rischia di creare una saturazione del mercato di cui, a farne le spese, saranno soprattutto i piccoli esercenti. Per non parlare, come effetti a cascata, dell’elevato traffico, dell’aria irrespirabile e dell’inquinamento acustico. Di certo, la destinazione d’uso che è stata pensata per l’ex-Manifattura Tabacchi non contribuirà a porre un freno a questa corsa al ribasso. Con un limite che sembra non essere mai raggiunto.

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