Verso l’impatto zero è il titolo dell’incontro che si è svolto questa mattina al Polo Santa Marta dell’Università degli Studi di Verona. Un dialogo che regge sulle spalle il tema portante della terza edizione del Festival del Giornalismo e che ha visto tra i protagonisti Antonio Disi (architetto, ricercatore al Dipartimento Unità Efficienza Energetica dell’ENEA) e Letizia Palmisano (giornalista ambientale) con la moderazione di Giovanna Girardi.

Una crisi che richiede un intervento drastico

«Secondo la NASA il 2022 ha avuto la temperatura più alta di un grado rispetto a 40 anni fa.» Con questa agghiacciante informazione Letizia Palmisano ha aperto il dibattito, spostando poi la problematica all’Italia dove «una percentuale della popolazione tra il 6 e il 15% vive in zone di siccità.»

Due dati che comunicano un’urgenza, una necessità drastica di intervenire e agire quanto mai prima. Il problema quindi posto è uno: come mai non cambiamo drasticamente anche il nostro comportamento di ogni giorno?

A fornire una risposta ci ha pensato Antonio Disi: «Noi come essere umani abbiamo una cultura. Il problema è però che manteniamo ancora un istinto che ha paura, di conseguenza, del dolore. Nonostante perciò la scienza ci dia delle informazioni sufficienti per allarmarci, il nostro cervello cerca di nascondere la problematica ambientale proprio per la nostra avversione alle paura, in questo caso ambientale”. Ha poi proseguito: “Il cambiamento delle abitudini diventa quindi una pratica molto difficile da perseguire. (…) Perché lasciare la luce accesa in una stanza? Perché questa azione non è prioritaria nella nostra quotidianità.»

Enzeb: giocare per responsabilizzarsi

Per far fronte a questa problematica Antonio Disi ha ideato Enzeb, ovvero un gioco da tavolo in cui a vincere non sarà solo una persona ma tutti i partecipanti. Lo scopo è quello di raggiungere, entro i tempi prestabiliti, le sfide di riqualificazione edilizia proposte dalle carte scenario. Si vince o si perde assieme, un modo quindi per responsabilizzare come collettivo chi partecipa. La responsabilizzazione, spiega Letizia Palmisano, passa soprattutto dai piccoli gesti come controllare la pressione degli pneumatici o non accendere subito l’aria condizionata quando si sale in macchina. Anche la scelta stessa degli indumenti è fondamentale, dato che produrre una maglia di cotone implica un impatto idrico di 2700 litri.

«Bisogna pensare l’energia come un’industria nell’industria. Senza l’energia noi non potremmo costruire nulla» ha concluso Antonio Disi.

Tutto il programma >> Festival del Giornalismo 2023

© RIPRODUZIONE RISERVATA