Il 2022 si è aperto con una ricorrenza che accomuna la maggior parte del continente europeo: l’euro ha compiuto vent’anni.

Ma se è vero che la moneta unica ha sostituito le valute nazionali nelle tasche dei cittadini il 1° gennaio del 2002, in pochi sanno che la sua introduzione avvenne ufficialmente il 1° gennaio del 1999. Nei primi tre anni di vita, però, l’euro fu solamente una moneta virtuale, utilizzata per fini contabili e nei pagamenti elettronici.

L’origine del nome

Il nome “Euro” fu scelto dal Consiglio europeo di Madrid del 1995. In precedenza, nei trattati si parlava di “ECU”: dall’acronimo inglese European Currency Unit, ovvero “Unità di Conto Europea”, questa sigla indicava una valuta scritturale di uso interbancario.

Si racconta che, tra i motivi che portarono a rimpiazzare l’ECU con la denominazione “euro”, ci fossero anche ragioni linguistiche: i tedeschi avrebbero dovuto chiamare un ecu “ein ECU”, che suona come “eine Kuh”, cioè, letteralmente, “una mucca”.

Il simbolo dell’euro

Il simbolo dell’euro (€), presentato al pubblico il 12 dicembre del 1996, si ispira – secondo la definizione data dalle istituzioni europee – alla lettera greca epsilon, oltre a rappresentare la prima lettera della parola Europa. Le due barrette parallele, invece, alludono alla stabilità della moneta.

L’eurozona

A oggi, sono diciannove gli Stati dell’Unione europea che partecipano all’euro. Non tutti, però, furono della partita fin dagli inizi.

I membri fondatori dell’euro furono Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo. Nel 2001 si unì la Grecia e, a seguire, altri sette paesi: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Slovacchia e Slovenia.

E gli altri otto Stati membri dell’Unione? Utilizzano ancora una diversa valuta nazionale. C’è chi non adotta la moneta unica per scelta (è il caso di Danimarca e Svezia), e chi non può farlo perché al momento non rispetta i parametri macroeconomici richiesti dal Trattato.

Andorra, Monaco, San Marino e Città del Vaticano utilizzano l’euro come moneta ufficiale nonostante non siano membri dell’Unione. Questo perché, in precedenza, impiegavano le valute locali poi sostituite dalla moneta unica. Grazie ad accordi bilaterali, i quattro microstati possono coniare monete proprie, con i loro simboli sul retro.

L’euro è poi stato adottato unilateralmente, in assenza di un accordo con l’Unione europea, dal Montenegro e dalla Repubblica del Kosovo.

Anche in alcune regioni geograficamente al di fuori dei confini europei è possibile trovare l’euro come valuta ufficiale o di fatto. Si tratta di territori legati al Portogallo (Azzorre e Madera), alla Spagna (Isole Canarie, Ceuta e Melilla) e alla Francia (ad esempio, Guyana francese, Guadalupa, Martinica, Riunione e Mayotte).

L’euroconvertitore di Berlusconi

In vista dell’addio alla lira, il governo Berlusconi inviò a tutte le famiglie italiane un euroconvertitore con calcolatrice incorporata. Venti milioni di apparecchi di colore blu con i tasti di colore giallo, grandi come una carta di credito, con la bandiera italiana raffigurata su un lato e circondata dalle stelline dell’Europa.

L’Esecutivo pensò a uno strumento facile e intuitivo per semplificare agli italiani, specialmente alle fasce più deboli, l’operazione di conversione, che all’inizio rappresentò una vera e propria rivoluzione nella vita di tutti i giorni. «Ci dobbiamo tutti preparare al rapporto di conversione», scriveva l’allora Presidente del Consiglio nella lettera che accompagnava l’omaggio.

La scelta delle “facce” italiane

Se le banconote condividono lo stesso aspetto grafico in tutti i paesi dell’eurozona, le monete hanno una faccia comune a tutti i paesi, che presenta il valore della moneta, e una faccia specifica per ciascuna nazione.

Nel nostro Paese, per alcune monete la scelta delle effigi ha visto coinvolta la popolazione italiana, che ha potuto esprimere le proprie preferenze tramite un televoto avvenuto l’8 febbraio del 1998, durante la trasmissione televisiva Domenica In.

La moneta da un centesimo raffigura Castel del Monte, ad Andria, mentre quella da due centesimi rappresenta la Mole Antonelliana di Torino. Il Colosseo è presente nella moneta da cinque centesimi, mentre la scelta per quella da dieci è ricaduta su un particolare della “Nascita di Venere” di Botticelli. Sul retro delle monete da venti centesimi è raffigurata “Forme uniche della continuità nello spazio”, la celebre scultura dell’artista futurista Umberto Boccioni, mentre i cinquanta centesimi ritraggono la statua equestre di Marco Aurelio e il pavimento di Piazza del Campidoglio a Roma. Dante Alighieri è il protagonista del taglio da due euro.

Il televoto non riguardò la moneta da un euro, in quanto Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca ministro dell’Economia, aveva già scelto per essa il disegno dell’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.

Ogni moneta è stata disegnata da un artista italiano differente. La faccia comune, invece, è opera del belga Luc Luycx, vincitore del concorso europeo per il design delle nuove monete.

I ponti raffigurati sulle banconote esistono realmente?

Le banconote presentano elementi architettonici tipici di alcuni stili che hanno caratterizzato l’arte europea. Per ogni stile, il fronte raffigura una finestra o un portale, per rappresentare l’idea di apertura dell’Europa, mentre nel retro sono proposti dei ponti, come metafora del dialogo tra i diversi Paesi.

Gli stili sono ordinati cronologicamente con l’aumentare del taglio. Si va dall’architettura classica dei cinque euro, a quella novecentesca della banconota da cinquecento.

Altra particolarità: i ponti sono strutture architettoniche di fantasia, ideate dal disegnatore austriaco Robert Kalina. La Banca Centrale Europea scelse infatti di non raffigurare opere esistenti, per non fomentare alcun tipo di nazionalismo tra i popoli europei.

Gli errori di conio

In alcuni casi, le monete di euro sono state oggetto di errori di conio. Difetti derivanti dalla mancata precisione del processo produttivo, che, per la loro rarità, fanno salire vertiginosamente il valore di una moneta.

Nel 2002 l’Italia si rese protagonista di uno degli errori più famosi: la Zecca produsse circa settemila monete da un centesimo nelle quali, anziché l’immagine di Castel del Monte, fu erroneamente stampata la Mole Antonelliana di Torino, destinata invece alla moneta da due centesimi. I numismatici hanno valutato ognuna di queste monete per più di 2.500 euro.

Un altro errore ricercato dai collezionisti è quello della Zecca di Stoccarda che, nel 2007, emise delle monete da venti centesimi con stampata la vecchia cartina dell’Europa. La stessa imperfezione fu replicata l’anno successivo sulla moneta tedesca da due euro, per un totale di 75 mila esemplari messi in circolazione.

Gli euro commemorativi

In questi vent’anni, tutti gli Stati hanno prodotto anche delle monete commemorative. Sulla base delle indicazioni del Consiglio europeo, solo i tagli da due euro possono essere usati allo scopo.

La Grecia è stato il primo paese ad emettere una moneta da due euro commemorativa, nel 2004, dedicandola ai Giochi Olimpici che quell’anno si svolsero ad Atene.

Le emissioni commemorative italiane, finora, sono state in tutto ventinove. L’ultima in ordine di apparizione è stata quella dedicata agli operatori sanitari impegnati nella lotta alla pandemia. La moneta raffigura un operatore e un’operatrice sanitaria, con la scritta “Grazie” a fare da cornice.

Ci sono state anche quattro emissioni comuni per tutti gli Stati membri dell’eurozona. Nel 2007, per il cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma, nel 2009, in occasione dei dieci anni di Unione Economica e Monetaria, nel 2012, per il decimo anniversario dell’euro, e nel 2015, per i trent’anni della bandiera europea. Un’ulteriore emissione comune avrà luogo quest’anno, per il trentacinquesimo anniversario del programma Erasmus.

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