In una sorta di botta e risposta a distanza sul tema della Variante 29, dopo aver ascoltato il Comitato Fossi Montorio e quindi l’assessora all’urbanistica del Comune di Verona Ilaria Segala, torniamo ad ascoltare Claudio Ferrari, Presidente del Comitato, per valutare gli ultimi ultimi sviluppi .

Ferrari, nella nostra ultima intervista avevamo citato le osservazioni da presentare ad ottobre.

«Sostanzialmente abbiamo ribadito l’opportunità di recuperare l’area industriale archeologica che ha una superficie all’incirca della metà (circa 6500m2) di quella industriale anni ‘80, che non risulta degradata o nemmeno dismessa; l’unica zona in effetti che avrebbe bisogno di riqualificazione è quella che possiamo definire dell’ “archeologia industriale”. Va precisato che l’area che diventerà pubblica (anche se a spanne non sembra proprio il 50% del costruito) non sarà di facile accesso: si tratta di una strada non pubblica e parte del “verde”, come si può capire dalla pianta del masterplan, non sono altro che corridoi tra un’abitazione e l’altra e, quindi, ragionevolmente di difficile fruizione.»

Il masterplan della variante 29

Però l’assessora Segala ha dichiarato che l’intervento su via Pedrotta è difficilmente praticabile. Siete soddisfatti?

«Per quanto riguarda la viabilità, il nostro paese è caratterizzato da strade strette, come buona parte dei centri storici e quindi l’incremento di automobili comporterebbe, per forza di cose, l’apertura di una nuova strada e allora sì che lo scempio si compierebbe definitivamente. Quando è stato presentato il masterplan non abbiamo certo detto noi che le strade limitrofe andavano “rinforzate”. Si sono ipotizzati una serie di sensi unici, un incubo perché il paese diventerebbe un circuito obbligato dove magari per percorrere 50 metri se ne dovrebbero fare 500. Chiedete al privato come risolverebbe il problema viabilistico: la prima risposta sarebbe “ci deve pensare il Comune” e la seconda “apriamo una nuova strada”. E qui l’iniziativa sembra la tenga il privato. L’ipotesi di allargare via Pedrotta comunque rimane una follia, perché comporterebbe lo spostamento di corsi d’acqua e la costruzione di un nuovo ponte alle Ferrazze. Quindi direi non un traguardo ma un oggettivo impedimento.»

Claudio Ferrari, presidente Comitato Fossi Montorio

A partire dal degrado, “il Comune ha deciso di intervenire in modo realistico: non era pensabile far valere un accordo vecchio di decenni”. Che ne pensa?

«Per quanto attiene “all’accordo vecchio di decenni” ribadiamo di avere la netta sensazione che ci sia una sorta di subalternità rispetto alla proprietà, che certo propone legittimamente in base ai propri interessi: il vero problema è che il Comune, che dovrebbe avere altre finalità, sembra prono agli interessi del privato. Anche a fronte di patti non rispettati – e che non avevano scadenza – si deve contrapporre la fermezza dell’istituzione pubblica che ha il dovere di curare l’interesse generale.»

Dopo le rassicurazioni sulla “scia” come mai avete avviato una petizione?

«Premesso che il masterplan prevede che l’area del Fontanon non sia pubblica ma aperta al pubblico, che è un’altra cosa – la proprietà rimane privata con possibilità di accesso al pubblico compatibilmente con le esigenze del privato – va segnalata una questione di principio: completare l’edificio e adibirlo ad attività commerciale privata che impatto avrebbe sull’area che lo circonda, che da parco pubblico diventerebbe di fatto pertinenza dell’attività commerciale? Abbiamo più volte chiesto che quell’area diventasse pubblica perché di facile accesso. Inoltre, a causa del notevole interesse paesaggistico di tutta la zona, l’edificio potrebbe essere utilizzato come centro di informazioni turistiche per i visitatori del Parco delle Acque di Montorio o come sala civica. Devo aggiungere che l’assessora non mi convince quando dice di lasciare l’edificio al proprietario ma di aprirlo al pubblico: una pizzeria è un locale privato aperto al pubblico! Il parco è la nostra proposta per salvaguardare un patrimonio inestimabile del territorio e da cittadini ci aspettiamo che il Comune la faccia propria e la porti avanti.»

La scia però è stata archiviata…

«La scia attualmente è stata archiviata ma nulla impedisce alla proprietà di presentarne un’altra. Abbiamo deciso, quindi, con montorioveronese.it di intraprendere una campagna di sensibilizzazione della cittadinanza e abbiamo rilanciato la raccolta firme (1200 nella prima fase): stiamo, inoltre, distribuendo un volantino informativo. Sembra poco, ma in tempo di Covid è difficile organizzare un’assemblea pubblica: quindi, per ora, ci limitiamo a un’informazione capillare; ad esempio, saremo presenti in piazza Buccari il 4 dicembre dalle 10 alle 17 per incontrare i cittadini e dare tutte le informazioni in nostro possesso.

Cosa chiede il Comitato fattivamente?

«Vogliamo spingere l’amministrazione a coinvolgerci direttamente: ricordo che abbiamo inviato il 2 novembre una PEC a tutti gli enti preposti e finora nessuno di questi ha risposto alle nostre richieste. In quella PEC abbiamo documentato la chiusura parziale di un fontanile per circa 400m2: stiamo parlando di acqua pubblica e, se anche l’intervento risale a 20 anni fa, l’acqua pubblica non può mai diventare privata. Questo aspetto potrebbe mettere fine alle velleità edificatorie del proprietario ma dubitiamo che l’Amministrazione comunale la voglia prendere in considerazione… Stiamo ancora aspettando la convocazione promessa dall’assessora Segala e dall’assessore Bassi per un confronto aperto e collaborativo per il bene comune.»

L’assessora Ilaria Segala

Sembra molto preoccupato e poco convinto dalla proposta della variante 29…

«Montorio è un centro storico minore ed è nato come piccolo insediamento che nel corso del tempo, come molte altre zone, ha avuto un incremento edilizio notevole per due ragioni principali: l’aumento della popolazione e la speculazione edilizia e, con speculazione, intendo quell’attività economica che investendo 100, in breve tempo, porta a guadagnare 1000. La prima ragione, lo dicono i dati demografici, non ha più fondamento; se invece davvero il tema è lo spostamento demografico verso le città – citato dall’assessora – allora demoliamo e facciamo spazio nelle zone abbandonate, piene di edifici vecchi o di pessima qualità, e adibiamo queste aree a verde pubblico invece che approntare nuovi cantieri come “Le ville del Castello”, nella zona del Gavagnin. Non vogliamo diventare un quartiere dormitorio, degradato dalla spersonalizzazione e soffocato dal traffico.»

La seconda ragione?

«La speculazione: infatti gli insediamenti si sono moltiplicati anche negli ultimi anni e dove sorgevano due abitazioni ora ne sorgono 20, come si può vedere in via della Segheria. Visto che il Comune dice di gestire queste scelte in una prospettiva più ampia, facciamolo davvero: oltre allo spostamento demografico consideriamo pure i cambiamenti climatici con conseguente dissesto idrogeologico; è ora di cambiare direzione, non è più sostenibile la cementificazione diffusa accompagnata dallo sbancamento delle colline per realizzare vigneti, come accade nella zona della Val Squaranto. Riporto una dichiarazione di Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI (Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue) del 2019: “Il consumo di suolo in Italia continua a crescere e si stima abbia intaccato ormai oltre 2.100.000 ettari del nostro territorio, diventando la prima causa di quel dissesto idrogeologico, che ogni anno costa mediamente due miliardi e mezzo di danni all’Italia…”. Verona in che direzione vuole andare? Partiamo da scelte pratiche, concrete e alternative: River, oltre ad avere una società immobiliare, ne ha acquisita un’altra che si occupa di pannelli solari: i 12.000m2 sul tetto del capannone potrebbero fornire energia almeno alla metà (500) delle famiglie di Montorio. Così ci guadagnerebbe e allo stesso tempo farebbe del bene all’ambiente!»

Però ci dica la verità: non sarà mica tutta colpa dell’assessora Segala che, secondo Francesco Barana, è tra quelli che il sindaco “manda avanti quando c’è da dare le notizie brutte o impopolari”

«No, certo, ha ragione l’assessora quando dice che alcune scelte sono frutto di precedenti amministrazioni (come la citata lottizzazione del Gavagnin, nda) ma mi pare che abbia anche dichiarato che alcuni progetti edilizi sono stati bloccati: allora non è impossibile dire no. Vogliamo renderci conto che ai nostri figli, nipoti e pronipoti non possiamo lasciare un mondo ridotto a un deserto? Vogliamo renderci conto che si possono fare anche altre scelte? Che ci sono altre vie da percorrere che ovviamente non seguono le vecchie logiche, perché ormai non più sostenibili. Dobbiamo farlo adesso, subito, perché il tempo sta per scadere. Davvero vogliamo credere che il disastro ambientale sia solo fuori dai confini nazionali? O meglio fuori dalle mura di Verona?»

© RIPRODUZIONE RISERVATA