La vendemmia in Veneto è ai nastri di partenza e si annuncia un calo complessivo della produzione di circa il -10%, con punte anche superiori in alcune aree colpite da pesanti grandinate e dalle gelate tardive di aprile: nella nostra regione la produzione di uva quest’anno dovrebbe arrivare a 12,5 milioni di quintali rispetto ai 14.039.000 milioni nel 2020. Per il vigneto veneto si annuncia inoltre un ritardo medio di inizio vendemmia di 8/10 giorni rispetto allo scorso anno, compensato da una qualità eccellente delle uve, dovuto ad uno stato sanitario al momento ottimale. È questo il quadro previsionale emerso dalla 47^ Edizione del focus sulle previsioni vendemmiali 2021 nel Veneto, secondo incontro del Trittico Vitivinicolo, storico evento promosso da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura con Avepa, Arpav e Crea-VE che, come ogni anno, rappresenta per il mondo vitivinicolo non solo veneto un importante momento di approfondimento e confronto alla vigilia della vendemmia.

Nelle principali aree di produzione regionali si prevede un calo di volume significativo: per il Garda e Pinot Grigio Venezie un -10% di produzione rispetto al 2020; per lo Chardonnay e altri vitigni precoci -20%; per il Soave e Soave Classico la produzione dovrebbero diminuire del -5-8%; il Custoza si annuncia in diminuzione del -15% circa, rispetto al 2020, a causa di una forte grandinata. In controtendenza vi sono i vigneti della Valpolicella dove la produzione dovrebbe risultare come da disciplinare, tranne nelle aree colpite dalle grandinate; anche il Bardolino si mantiene sugli stessi livelli della produzione del 2020 e del disciplinare, seguito da Durello e l’Arcole che sono in linea con le produzioni storiche.

«Per la vendemmia 2021 la parola chiave resta ‘qualità’. In Veneto grazie all’impegno e alla passione dei nostri produttori anche quest’anno potremmo offrire un prodotto di alto livello, specie per alcuni vitigni, come il Glera, e quelli a bacca rossa». Lo ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner, intervenendo ieri mattina alla 47^ edizione del focus sulle previsioni vendemmiali. «Dopo un avvio difficile – ha continuato Caner – soprattutto a causa delle avverse condizioni climatiche, il caldo dell’estate ha favorito la viticoltura e dunque la produzione enologica oggi sempre più orientata ai principi di qualità e sostenibilità. Un valore quest’ultimo, fortemente condiviso con i Consorzi DOC e DOCG, che si realizza attraverso pratiche fitosanitarie che fanno scuola anche nel resto d’Italia. Penso alle produzioni biologiche che hanno avuto un incremento significativo nelle zone storiche, come la Valpolicella, e alla certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), alla quale da tempo lavora il Consorzio del Prosecco Doc, maggiormente diffusa nell’area del Veneto centro orientale, primo passo verso la certificazione di sostenibilità territoriale».

Una delle grandi variabile che incidono sulla maturazione dell’uva sono i fenomeni meteo: è evidente come gli episodi di grandine, raffiche di vento e nubifragi si siano intensificati andando a colpire in maniera devastante alcuni territori, sebbene circoscritti. Non ci sono più annate semplici. La relazione di Diego Tomasi del CREA-VE Conegliano sulle previsioni per l’annata 2021 in Veneto e nel Nord Est d’Italia, con il contributo di Gabriele Parolin, Giuseppe Vitali, Luca Masiero, Davide Boscaro, ha evidenziato come il cambiamento climatico possa minare anche la psicologia del viticoltore a causa di in andamento meteo sempre più imprevedibile, sia a causa di eventi estremi quali gelate tardive, sempre più frequenti, grandine e pioggia, ma anche caldo e stress idrico.

A minare l’economia della produzione viticola e il progresso della viticoltura biologica inoltre, dal punto di vista fitosanitario, è la recrudescenza della flavescenza dorata che risulta essere in netta crescita nell’area del Soave, e particolarmente nella Val d’Alpone a ridosso del vicentino. Nei vigneti stanno aumentando notevolmente i rimpiazzi delle viti sintomatiche da flavescenza, in alcuni casi addirittura si arriva al reimpianto totale quando le viti sintomatiche superano il 30-40 %. Per arginarla i tecnici invitano ad una maggior cura nella gestione agronomica dei vigneti, un programma regionale molto severo (estirpi, sanzioni) e investimenti in ricerca per i fattori di resistenza. Dall’altro lato, ad oggi nell’area veronese la sanità delle uve è buona, inquadrata sotto l’aspetto quali-quantitativo da Diego Tomasi del Crea-Ve di Conegliano sulla base dei dati raccolti sul territorio da Avepa e dal team del Trittico composto da rappresentanti dei Consorzi e delle Cantine, solo l’oidio sembra aver fatto capolino nelle colline più sensibili. La peronospora si è vista solamente in alcuni vigneti posti in zone di fondovalle, particolarmente favorevoli allo sviluppo di tale fungo, oppure in questa fase finale dove i soli prodotti rameici, non garantiscono un’adeguata persistenza.

Il settore del vino ha dimostrato però una certa resilienza di fronte alla crisi causata dalla pandemia ed è di stimolo per l’intera economia agroalimentare. Secondo l‘Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, la progressiva riapertura del canale Horeca unita alla voglia di “revenge spending” dei consumatori di tutto il mondo stanno trainando gli acquisti di vino a livello globale. La ripresa delle importazioni nei top 12 mercati mondiali – ha annunciato l’Osservatorio- è stata così imponente da superare i valori raggiunti negli anni passati, a dimostrazione di un desiderio di ritorno alla “normalità”.

Sono sufficienti pochi dati, raccolti grazie ai tre focus del Trittico che da tanti anni contribuiscono a tenere costantemente monitorato il comparto e aggiornati gli operatori, per comprendere l’importanza del settore vitivinicolo nel Veneto: nel 2020 sono stati 92.803 (+4% rispetto al 2019) gli ettari di superficie vitata che hanno prodotto poco più di 14 milioni di quintali di uva; sono stati invece oltre 11 milioni gli ettolitri di vino prodotto (+7,2%), corrispondenti al 21,3% della produzione italiana, che è stata 51,9 milioni di ettolitri, e al 4,3% di quella mondiale (255 milioni di ettolitri). Da notare che poco meno di 10 milioni di quintali di uva prodotta nel Veneto lo scorso anno sono stati destinati alla produzione di vini di tipo DOC/DOCG e circa 3 milioni di tipo IGT, a conferma dell’altissima qualità ormai raggiunta dal vigneto veneto. «In Veneto l’export di vino vale 2,24 miliardi di euro, un valore che conferma la nostra Regione come quarta potenza mondiale. Proprio a sostegno della promozione dei vini veneti sui mercati mondiali, dopo la pubblicazione venerdì dell’avviso nazionale, stiamo lavorando alla nuova delibera che consentirà di finanziare progetti regionali per 15 milioni di euro» ha precisato l’assessore Caner.

Ma quale direzione sta prendendo la viticoltura del nord-est? L’obiettivo è rendere la viticoltura sempre più sostenibile e quindi ridurre l’impatto ambientale. A confermarlo, come già detto sopra, l’incremento esponenziale nella rivendicazione SNQPI, l’abbandono quasi unanime dell’uso del glifosato e la richiesta da parte dei giovani viticoltori di conoscere meglio la fisiologia della vite. Secondo Diego Tomasi del CREA-VE Conegliano, quella del 2021 sarà un’annata che farà riflettere molto in quanto il cambiamento climatico impone da un lato all’imprenditore agricolo di essere più vigile, aggiornato, attento in vigneto e dall’altro la necessità di una collaborazione più ampia tra gli attori agronomici, tra tecnici e cantine con nuove strategie e più impegno a sviluppare delle prove congiunte e dei tavoli tecnici per rivedere i parametri dei disciplinari.

Davanti ad un concetto di sostenibilità della filiera agricola e vitivinicola che oggi è molto più sentito da un consumatore sempre più attento ed informato, coniugare un modo di pensare innovativo con azioni concrete che valorizzino la qualità del lavoro di miglioramento genetico e varietale in campo viticolo è fondamentale, per gli agricoltori, la società e il pianeta.

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