Prosegue la valorizzazione del sito archeologico della Villa dei Mosaici di Negrar, di cui già parlavamo l’anno scorso intervistando l’archeologo Gianni De Zuccato e che prosegue ora con una nuova presentazione al pubblico dopo quella di marzo 2021. Nella presentazione degli scavi di agosto 2021, trasmessa in diretta da Villa Mosconi Bertani, sono stati messi a fuoco alcuni elementi legati all’evoluzione storica della villa e le prospettive di studio e indagine dell’area.

La villa, oggetto di scavi della Soprintendenza fin dal 1885, mostra oggi parte del settore residenziale databile alla tarda età imperiale (fine III-IV secolo d.C.) e splendidi mosaici ora al museo archeologico di Verona (ovvero al Teatro Romano). Con gli scavi del 2020 sono stati individuati e parzialmente riportati in vista i mosaici pavimentali, scoperti nel 1922 per mezzo degli scavi condotti dall’archeologa Tina Campanile, che oggi sono visitabili con la guida sia dello stesso Gianni De Zuccato, direttore degli scavi, sia dei volenterosi giovani archeologhi che hanno lavorato al sito.

Un momento della visita organizzata dopo la presentazione della campagna di scavi, avvenuta in Villa Mosconi Bertani lo scorso 25 agosto, foto pagina Facebook del Comune di Negrar.

Le novità del sito archeologico

Molte, intanto, le informazioni raccolte: la villa è nata in periodo tardo imperiale, anche se vi sono tracce di preesistenze forse di età repubblicana da contestualizzare, come naturale evoluzione storico-politica delle élite che abbandonavano le città, sempre meno sicure, per spostarsi nelle campagne insieme agli humiliores, i loro contadini e dipendenti che così si sottraevano alle richieste sempre più pesanti ed impellenti del potere centrale statale ponendosi sotto la protezione del proprietario fondiario, in un baratto implicito tra sicurezza e libertà.

La pianta della villa romana, di età imperiale, si trova nella contrada Villa a Negrar.

Queste ville diventavano così luogo di produzione, residenza e, in questo caso, dato il prestigio e la ricchezza dei mosaici, rappresentazione plastica del potere e della ricchezza della famiglia. Tuttavia, a un certo punto della sua storia, fu abbandonata e riutilizzata poi in epoca altomedioevale, come testimoniano gli interventi di modifica e integrazione presenti a livello pavimentale riconoscibili dalle diverse tecniche costruttive. Ulteriori informazioni sono fornite dalla zona finale del peristilio che conduce alle terme: presenta tracce di un incendio, probabile causa dell’abbandono definitivo di una struttura che, nel corso del tempo, si presume sia stata oggetto di predazione da parte dei residenti del luogo nell’ottica del recupero e del riuso.  

Ma non è finita. Le prospettive di scavo rimangono molto interessanti: in aggiunta a quanto scavato ed emerso nella proprietà dell’azienda Benedetti, sarà oggetto di indagine da domani 1 settembre anche l’area oltre la strada e che insiste sulla proprietà Franchini per ulteriori 1500 metri quadrati di scavo. L’obiettivo è concludere il perimetro della villa, che attualmente consiste della pars dominica, ovvero la zona residenziale del proprietario terriero, del peristilio (ovvero del giardino porticato) e delle terme che confinano con la strada comunale.

La prospettiva della valorizzazione

L’ultimo punto di domanda sarà la valorizzazione del sito. Sarà lasciata così, a vista e a cielo aperto? Sarà protetta da una struttura comparabile con quella della Domus dei Tappeti di Pietra di Ravenna, ovvero una copertura che permette la strutturazione di un percorso non sottoposto alle intemperie e garantisce una migliore valorizzazione e conservazione? E, soprattutto, chi pagherà tutto questo? Se sarà il privato, sarà pure il gestore del sito?

Nel frattempo, l’azienda Cantine Benedetti “La Villa”, proprietaria dell’area finora fruibile, offre ai visitatori una degustazione della propria produzione sotto un gazebo. Se ormai la cultura è considerata sì una risorsa, ma deve trovare un modo per autofinanziarsi, per la difficoltà da parte dello Stato di tutelarla e promuoverla, il rischio è che un bene storico-artistico abbia unico destino quello di essere strumento di attrazione turistica. D’altro canto, l’azienda stessa ha rinunciato a una porzione produttiva di terreno per dare risalto a un bene di interesse pubblico investendo del suo. Insomma, una quadra difficile da trovare.

Intanto, nella giornata di presentazione, abbiamo potuto accedere all’area prenotando la visita (che si svolge all’aperto) telefonando al Comune di Negrar.

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