Organizzata dalla Rete Internazionale Stop Pesticidi oggi, 30 maggio, in piazza Bra, si è svolta la quinta marcia per sensibilizzare i cittadini sui pericoli connessi all’uso dei veleni in agricoltura, sull’emergenza ecologica dovuta alla riduzione di biodiversità legata alle culture intensive e per promuovere metodi di produzione agricola eco-sostenibili. Analoghe iniziative si sono svolte contemporaneamente a Treviso, Bolzano, Pordenone.

«La provincia di Verona» sostengono i promotori nel loro comunicato stampa «con le sue monocolture è una delle province europee con il maggior uso di pesticidi e l’inquinamento delle acque, i dati ISPRA (Istituto Superiore Protezione Ricerca Ambientale) lo dimostrano ampiamente. Oltre a questo la nostra provincia primeggia anche negli allevamenti intensivi (pollame, suini, bovini)». Occorre pertanto un’inversione di rotta come chiede l’Europa del Green New Deal.

Hanno aderito alla manifestazione quasi cinquanta associazioni locali, un puzzle di diverse esperienze sociali, iniziative imprenditoriali, filosofie di vita, competenze biologiche e scientifiche, partiti politici e sindacati, gruppi religiosi, vari comitati di protesta e GAS (gruppi di acquisto solidali). Dal WWF a Legambiente e Greenpeace, dal Lombrico d’Oro al Distretto delle Valpolicella e Cooperativa Agricola Ca’ Magre, da ComboniFem al Monastero del Bene Comune, dall’Associazione Radioamatori Italiani (ARI) all’ Alleanza Stop 5G e Comitato di Quartiere Verona Sud, dall’Associazione Veneta dei Produttori Biologici a Medicina Democratica, per citarne solo alcuni.

Foto di Osvaldo Arpaia

Tutti si sono riconosciuti negli obiettivi proposti per l’occasione dagli organizzatori. Tra cui:

  • “Stop glifosato” il più diffuso fra i pesticidi in uso: raccolta fondi destinati a finanziare il Global Glyphosate Study, che aiuterà a bloccare l’autorizzazione europea, in scadenza entro un anno, alla sua produzione e uso. Il glifosato è un erbicida introdotto in agricoltura negli anni Settanta del secolo scorso dalla multinazionale Monsanto con il nome commerciale di Roundup. Molto usato anche in ambienti urbani.
  •  “Salviamo api e agricoltori”: raccolta di firme per la Campagna  ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) per la difesa e protezione delle api. Secondo la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) ben 71 delle circa 100 specie di colture che forniscono il 90% del cibo nel mondo sono impollinate dalle api. Senza le api quindi un gran numero di specie di piante selvatiche e coltivate non esisterebbe più.

Negli interventi che si sono succeduti per circa due ore davanti alla statua del Re Vittorio Emanuele II, si avvertiva però che le riflessioni proposte, seppur in modo locale, forse inconsapevolmente e senza arrivare ad una formulazione esplicita e organica, rientravano in una partita più ampia che coinvolge in generale il modello di produzione agricola.

In effetti siamo di fronte a una svolta storica nelle politiche agricole europee: superare il modello produttivo impostato alla fine della seconda guerra mondiale con l’obiettivo primario di alimentare una popolazione affamata e priva di risorse, caratterizzato dalla ricerca della massima produttività, dal super-sfruttamento dei terreni e degli animali negli allevamenti, dall’estesa standardizzazione dei prodotti ed economicamente sorretto interamente dalla PAC “Politica Agricola Comunitaria“.

Quel modello, valido e necessario nel momento in cui è stato concepito, si è perpetrato poi nel tempo anche a obiettivo raggiunto, producendo eccedenze da distruggere, sprechi, impoverimento e avvelenamento dei terreni, esposizione della popolazione a veleni e diserbanti, riduzione della biodiversità floristica e faunistica, rendite di posizione di grosse imprese industriali a scapito dei piccoli agricoltori specializzati.

L’Europa punta ora decisamente a uno sviluppo agricolo sostenibile ma nell’Europarlamento, durante lo scorso mese di ottobre, il confronto fra i sostenitori del programma proposto dalla Commissione Europea “Farm to Fork Building Sustainable Food Systems Together“, che indicava al 2030 un target in Europa del 25% di superficie agricola biologica, oltre a un taglio del 50% sia dei pesticidi nei campi che degli antibiotici negli allevamenti zootecnici, e i tradizionali protagonisti del PAC “Politica Agricola Comunitaria”, si è concluso con la momentanea vittoria di questi ultimi. Solo l’1,8% dei fondi comunitari verrà dedicata a sostenere la produzione biologica lasciando praticamente intatto il sostegno al modello tradizionale intensivo.

Foto di Osvaldo Arpaia

Dalla piazza e dagli organizzatori di questa marcia, attraverso il loro comunicato stampa, si è invece levata una voce diversa: la negoziazione non può essere chiusa, è necessario implementare un modello agricolo alternativo sostenibile.

A sostegno delle posizioni espresse nella manifestazione, la Rete Internazionale Stop Pesticidi ha proposto la lettura dell’ultima edizione del Living Planet Report pubblicato nel 2020 dal WWF, in collaborazione con l’Institute of Zoology (of London) in cui i tecnici, monitorando nel tempo 21.000 popolazioni di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi in tutto il mondo, denunciano un loro calo medio del 68% tra il 1970 e il 2016.

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