Si è tenuta venerdì la presentazione online del masterplan Verona Central Park, per la rivalutazione e riqualificazione dell’ex scalo merci della stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova. Un progetto ormai sul tavolo delle attività del Comune di Verona da decenni, sul quale si è però posta parecchia attenzione negli ultimi anni, a partire dal protocollo d’intesa tra Comune, Regione e Ferrovie dello Stato del 2019. Al webinar hanno partecipato il sindaco Federico Sboarina, gli assessori alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala e alle Infrastrutture Luca Zanotto, la vicepresidente della Regione Veneto Elisa De Berti e il team di progettisti dell’ICEA (Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale) dell’Università di Padova: il direttore, Carlo Pellegrino, i professori Michelangelo Savino e Luigi Stendardo e il ricercatore Stefanos Antoniadis

Obiettivi ultimi del progetto saranno non solo la realizzazione di un parco urbano di grandi dimensioni e la costruzione di un nuovo baricentro per la città di Verona, ma anche e soprattutto – come ha ricordato il sindaco Sboarina – la riqualificazione dell’area in vista delle Olimpiadi del 2026: in quell’occasione, infatti, Verona ospiterà all’interno dell’Arena la cerimonia di chiusura. 

La volontà è quella di ricucire e di rendere vivibile da parte della cittadinanza un’area per troppo tempo concepita come luogo di separazione tra due zone di Verona. Lo scalo ferroviario è da sempre un ambiente complesso, inteso spesso come luogo di rottura e che va rivalutato e trasformato invece in una zona di cerniera e di connessione tra le diverse parti della città. Si tratta di un processo, come ha ricordato il professor Savino, lungo e articolato, difficile da metabolizzare. 

Il Verona Central Park si configurerà come un complesso di aree a diverse destinazioni funzionali. Sarà presente una parte di bosco urbano, a fare da fascia isolante per le infrastrutture ferroviarie dell’Alta Velocità; la cosiddetta “spiaggia urbana”, che trae spunto proprio dalle ampie spiagge del Veneto, configurandosi come uno spazio verde aperto, prospiciente i quartieri a Sud e quindi rivolto verso le Golosine e Santa Lucia, con dotazione di funzioni dedicate allo sport e al tempo libero. A separare queste due aree, una promenade che attraversa il parco in senso longitudinale e che procede dal cosiddetto “giardino all’italiana”, una grande piazza in cui il verde lascia momentaneamente spazio a un plateatico collettivo, fino a una piccola area a sviluppo residenziale, che conclude il parco con la costruzione di due alti edifici. Nell’area immediatamente ad Est, si troverà il Liston, concepito come nuovo centro d’incontro, dedicato al settore commerciale ma anche all’accoglienza dei visitatori. Il parco vedrà quindi un’altissima percentuale di area verde, arricchita dall’ulteriore presenza di un bosco urbano diviso in due parti dal cretto, una sorta di go through space: uno spazio lineare, non impattante il parco, in cui saranno condensate diverse tipologie di servizi. 

La superficie totale del parco coprirà 45 ettari, dei quali ben 40 saranno dedicati al verde, con un indice di edificabilità bassissimo (circa il 12%) rispetto alle equivalenti opere realizzate nel resto d’Europa. Sono moltissimi i casi presi come termini di paragone dagli stessi ricercatori dell’Università di Padova: il Park Spoor Noord di Anversa, il Parco Scalo Farini a Milano, il Leipzig Bayerischer Bahnhof a Lipsia, La Sagrera a Barcellona, il Parco Scalo Ravone e i Prati di Caprara a Bologna. Tutti i casi citati si differenziano però da quello veronese per il minore spazio destinato al verde e per la lunghezza dell’iter di progettazione e di realizzazione previsto. 

Nel masterplan scaligero, invece, il verde ha avuto un ruolo estremamente importante, ma altrettanto pregnante e significativa è stata la pianificazione di una parte immobiliare: era necessario infatti che il progetto godesse anche di una sostenibilità economica, garantita con meccanismi di mercato. Questo, uno dei maggiori motivi di polemica da parte della cittadinanza. Ci si augura che il nuovo parco urbano dell’ex scalo merci fornisca un’occasione per discutere della mancanza di linee ciclo-pedonali che colleghino i quartieri immediatamente periferici di Verona con il suo centro, della carenza di aree a verde, e che incroci in modo proficuo i progetti presentati per la Variante 29, che prevedono la riqualificazione e la valorizzazione di aree dismesse o degradate. 

(foto di ICEA)

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