Dopo aver collezionato 15 presenze totali in una stagione e mezza con l’Atalanta e una cinquantina in due stagioni tra prestiti in B, Roberto Gagliardini, promettente centrocampista di 22 anni, nel gennaio 2017 viene ingaggiato dall’Inter per un investimento di una ventina di milioni e un ingaggio da sei zeri l’anno fino al 2021. Federico Dionisi, arbitro di ChievoSpezia, si deve accontentare ovviamente di molto meno. Per ogni partita diretta del campionato cadetto percepisce – fonte Money.it – una diaria di 1.700 euro più un rimborso chilometrico a seconda della distanza tra luogo di residenza e sede dell’incontro. Poca roba a confronto.

Torniamo a Gagliardini: è implicito escludere che dietro il suo clamoroso errore nell’occasione gol mancato contro il Sassuolo, decisivo nell’economia della gara, ci possa essere la benché minima malafede. Nessuno mette in dubbio che si sia trattato di una topica clamorosa, per quanto incredibile a quel livello di professionismo, ma altrettanto sia figlia di una possibile serie di eventi negativi involontari. Carenza di concentrazione, sfortuna, condizione di forma scadente, superficialità o chissà, insospettabili limiti tecnici. Di sicuro, il giocatore quel pallone sulla traversa anziché in rete non l’ha mandato apposta. Anzi, oggi probabilmente pagherebbe l’intero ingaggio stagionale per far tornare indietro il tempo e calciare in gol quella tiro a sei metri dalla porta vuota, spalancata davanti a sé e cancellare quello sbaglio che potrebbe costargli caro a livello professionale, sia nella prossime scelte di Antonio Conte che quelle del club.

Chievo-Spezia, il gol del 1-1 di Galabinov

Venerdì sera al Bentegodi di Verona sono andate in scena due triplette. Quella dell’ottimo Andrej Gălăbinov, centravanti di stazza e razza dello Spezia, e quella del già citato Dionisi, che ha sbagliato, più o meno clamorosamente, nel decidere su episodi che hanno finito per dirigere la partita in una direzione contraria a quella auspicata da Alfredo Aglietti. Mentre Jacopo Segre e compagni già pregustavano un bel successo sui rivali nella corsa promozione, sono arrivati un mani in area non convertito in rigore per i gialloblù, un gol convalidato in fuorigioco e un rigore assegnato agli ospiti per uno pseudo contatto falloso in area. Senza il Var, per arbitro e collaboratori non c’è neppure stato modo di poter verificare e eventualmente correggere le decisioni prese nell’immediato, magari perché traditi dall’angolo di visuale in campo.

Gli errori arbitrali, come sappiamo, fanno parte del gioco e vanno presi come tali, proprio come avvenuto nel caso del gol divorato da Gagliardini dell’Inter. Resta il legittimo rammarico da parte di chi, come il Chievo, si è sentito sportivamente defraudato di un possibile successo in una partita complicata per mille ragioni, in cui ogni episodio ha inciso in maniera determinante. Quel che non sappiamo è se la prestazione negativa inciderà sulla carriera del direttore di gara. Il dubbio nasce dal fatto che lo stesso direttore di gara, un anno fa, fu protagonista di una situazione controversa pressoché identica in CosenzaBrescia, finita 2-3 per la squadra di Corini (video). Sul due a zero per i calabresi – e Luca Garritano ricorderà bene, in campo c’era anche lui – convalidò un gol per le rondinelle in offside e assegnò un generoso penalty agli ospiti per un “impatto” tra Sciaudone e Donnarumma simile a quello tra Segre e Mora. La settimana dopo venne mandato a dirigere SassuoloSampdoria, coronando il sogno di ogni giacchetta nera: debuttare in serie A.