Denunciare l’uso strumentale della fede religiosa, guardare alla convivenza tra culture differenti nelle città europee, e ancora riflettere sul mondo femminile nella cultura islamica. Sono questi alcuni dei grandi temi al centro delle pellicole premiate dalle sei giurie coinvolte nella serata conclusiva della 39esima edizione del Festival del cinema africano in città sabato 16 novembre al Cinema Teatro Santa Teresa di Verona. A partire da lunedì, il Festival diventerà itinerante, toccando 25 comuni e realtà della provincia veronese. Non prima però di lanciare l’ultima sezione in concorso, Viaggiatori&Migranti, interamente dedicata al tema migratorio, che si terrà dal 13 al 19 luglio, dai missionari comboniani di Vicolo Pozzo, con un reading per due voci narranti dedicato al missionario Angelo Vinco, esploratore, antropologo e geologo domenica 17 novembre alle 21 sempre al teatro di Borgo Roma.

Brotherhood

Ecco quindi tutti i film vincitori delle varie categorie e Premi in concorso. Il premio Giuria internazionale formata dalla giornalista Miela Fagiolo, la studiosa di cinema Amina Lamghari e il compositore belga Christian Leroy, ha scelto per le due sezioni in concorso con, rispettivamente, dieci cortometraggi e 10 lungometraggi: per il Premio Africashort vince il cortometraggio “Brotherhood” di Meryam Joobeur, per il suo messaggio universale contro i rischi del fondamentalismo islamico che ha coinvolto molti giovani in una sanguinosa guerra, “Brotherwood” è un’opera che rivendica l’importanza della famiglia e denuncia il dramma di tante vite umane sacrificate. Menzione speciale al film Les pasteques du cheikh” di Kaouther Ben Hania per l’originale, ironica narrazione dei rischi di derive fondamentaliste, una intensa denuncia dell’uso strumentale della fede religiosa.

La vie de Chateau

Per il Premio PanoramAfrica si aggiudica il premio il lungometraggio “La vie de Chateau” di Modi Barry e Cédric Ido, con la seguente motivazione: «a un affresco sociologico di una società multietnica nel cuore di Parigi, in un quartiere in cui la convivenza ha stabilito legami positivi tra culture diverse. “La vie de Chateau” ci offre l’immagine di una società nuova, aperta, che si è costruita spontaneamente nel tempo, sul rispetto delle persone e delle regole comuni.»

Menzione speciale anche al film “Yomeddine” di A.B. Shawky per la straordinaria umanità della storia di Beshay: la pellicola narra il viaggio di un lebbroso verso il “Giorno del Giudizio” in cui ogni deformità, sconfitta e dolore saranno sanati dalla verità dell’incontro con Dio.

Yomeddine

Le altre giurie hanno incoronato le seguenti opere: la Giuria Spazio Scuole, composta da un gruppo di studentesse e studenti del Liceo Artistico “Nani-Boccioni” di Verona, ha scelto come miglior film della 39esima edizione il lungometraggio egiziano “Yomeddine” del regista Abu Bakr Shawky con la seguente motivazione: «Il regista ha saputo trattare con rara sensibilità argomenti complessi. I protagonisti, attraverso un viaggio fisico e spirituale alla ricerca delle proprie origini, affrontando con coraggio il cambiamento e il giudizio altrui lungo la strada, giungono all’accettazione di se stessi e alla creazione di un legame basato sull’affetto e non su vincoli di sangue. Beshay, un lebbroso, e Obama, un piccolo orfano, divengono quindi il simbolo di ogni forma di discriminazione attribuendo alla storia una valenza universale. La vicenda narrata è valorizzata da una splendida fotografia e da una toccante recitazione.»

Tangente

La Giuria di studenti e studentesse dell’Università di Verona, che ha visionato tutti i cortometraggi della sezione Africashort, ha scelto “Tangente” di Rida Belghiat e Julie Jouve. Con la seguente motivazione: «I registi, basandosi su un fatto reale, sono brillantemente riusciti a sviluppare il tema universale della dignità della donna e della persona in situazioni di vulnerabilità, quali la violenza e il carcere: la maratona è infatti occasione reale e simbolica di riconquistare una libertà fisica e psicologica, un percorso di rigenerazione di sé e nella relazione con l’altro, una sorta di redenzione in un esercizio di volontà e di determinazione nell’affrontare la propria biografia e gli scheletri del passato, tra i momenti di buio e di luce del percorso. La bellezza del contesto, la colonna sonora e la ricercatezza tecnica riempiono di significato il silenzio assordante del respiro della protagonista. L’efficacia complessiva dell’opera cattura ogni spettatore nel sentirsi “survécu”, sopravvissuto, come si legge sulla maglietta gialla alla fine del film.»

Eyebrows

Ha poi attribuito una menzione speciale al corto egiziano “Eyebrows con la seguente motivazione: «Scaturito da un pretesto apparentemente superficiale come può essere un post su Facebook, il cortometraggio dipana una provocatoria e puntuale riflessione sul mondo femminile nella cultura islamica. Aver situato l’opera in un centro commerciale, luogo globale, induce a concentrarsi sulla parola: è infatti il dialogo tra le due donne che svela il continuo gioco tra valori plurimi, la tensione emotiva rispetto alle possibilità di scelta. Il finale sospeso conduce a pensare alle convinzioni che ognuno di noi, anche di là della situazione della protagonista, ha nei propri contesti di vita.»

Il Premio “Cinema al di là del muro” della Giuria dei detenuti della Casa Circondariale di Montorio di Verona va al film “Hakkunde“, il Premio del pubblico in sala per la categoria dei cortometraggi in concorso per Africashort va a “Tangente“, mentre per i lungometraggi di PanoramAfrica va al tunisino “Fatwa“. Il Premio “New generation che coinvolge tutto il pubblico degli studenti e studentesse delle scuole di ogni ordine e grado di Verona va al film keniano “Supa modo“.