Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja veniva assassinata a Mosca. Vent’anni dopo, il suo giornalismo non appartiene al passato: parla ancora della Russia, della guerra e del prezzo che può avere scegliere di raccontare.
Dall’Ucraina al Medio Oriente, passando per Washington e Pechino, i conflitti che attraversano il pianeta sembrano ancora guidati da categorie del secolo scorso. Ma il vero interrogativo riguarda ciò che nascerà dopo il tramonto dell’ordine internazionale costruito nel secondo dopoguerra.
Oggi cade il quarto anniversario dell'invasione russa in Ucraina. Doveva essere una guerra-lampo e invece si è trasformato in un conflitto infinito, che al momento appare senza via d'uscita. E che ha già lasciato profondi strascichi nelle due popolazioni.
La svolta di Washington ha ricomposto l’unità occidentale, trasformando una trattativa in una prova di forza economica e militare. Ma la svolta mancata di Mosca pesa ancora di più.
Dopo l'imprevedibile rivoluzione-lampo che ha destituito dal potere il regime sanguinario di Assad, si apre ora una fase di transizione che potrebbe svilupparsi in diverse direzioni.
Il presidente russo ha creato un sistema verticale incardinato sulla sua figura. Difficile pensare di farlo "cadere", ma una sconfitta con l'Ucraina potrebbe creare un effetto domino che avvantaggerebbe, prima di tutto, gli stessi russi.
Nel piccolo stato caucasico il timore di fare la "fine dell'Ucraina" è alto e la popolazione sta protestando da settimane per evitare che il proprio Governo approvi alcune leggi filorusse.