Un passaporto per attraversare una villa, incontrare opere d’arte e guardare con occhi nuovi le colline di casa. È l’invito di Passaporto Artistico: Per osservare, narrare, timbrare emozioni, la mostra organizzata da DEEP ART a Villa Pellegrini, a Grezzana.

Il progetto nasce da una scommessa: quattro amici, legati dagli studi e dalla passione per l’arte, decidono di provare a costruirsi uno spazio nel mondo della curatela. La tesi di laurea di Emma Benetti è diventata così l’occasione per dare forma a un’idea condivisa, quella di coinvolgere giovani artisti e comunità locale in un percorso che intreccia opere site-specific, architettura, paesaggio e musica.

Al centro c’è la Valpantena, un territorio che il collettivo vuole invitare a riscoprire, oltre i luoghi comuni e l’idea che “non ci sia mai nulla da fare”. E c’è il passaporto, pensato per accompagnare i visitatori tra timbri e contenuti di approfondimento, trasformando la visita in un’esperienza partecipata. Abbiamo chiesto a Margherita Vincenzi come è nata questa avventura, che cosa significa rendere l’arte contemporanea più accessibile e quale futuro immagina per DEEP ART.

Artista: Nerea Sangalli
Titolo opera: Nontiscordardimé
Dimensioni: Ambientale
Tecnica: Tecnica mista (bustine di tè, infusi e fiori, foglie, noccioli di olive, cartone riciclato,
caffè, inchiostro a china, farina, borotalco, cera, olio di cocco, colla vinilica, foglia d’argento e
vernice anti-lucido)

Dettaglio dell’opera Nontiscordardimé, in mostra
Artista: Nerea Sangalli
Titolo opera: Nontiscordardimé
Dimensioni: Ambientale
Tecnica: Tecnica mista (bustine di tè, infusi e fiori, foglie, noccioli di olive, cartone riciclato,
caffè, inchiostro a china, farina, borotalco, cera, olio di cocco, colla vinilica, foglia d’argento e
vernice anti-lucido)


Vincenzi, ci permette di fare un tuffo in questo progetto?

«DEEP ART è un collettivo artistico di giovani curatori che esattamente un anno fa ha deciso di provare a crearsi un futuro all’interno del complesso e variegato mondo dell’arte. Come abbiamo scritto anche sul nostro sito, “DEEP ART nasce per ribaltare lo sguardo del fruitore trovando nuove connessioni tra arte e territorio”. Il progetto Passaporto Artistico – Per osservare, narrare, timbrare emozioni nasce con l’idea di valorizzare la Valpantena attraverso l’arte contemporanea di giovani artisti under 30. L’obiettivo è mettere insieme arte, territorio e comunità: da una parte con opere site-specific, dall’altra valorizzando i luoghi della Valpantena e della Villa e infine coinvolgendo la comunità e un pubblico il più vario possibile. L’idea era quella di creare una mostra che parlasse agli abitanti di queste colline, creando una mediazione culturale accessibile. Il Passaporto che accompagna ogni visitatore alla mostra è uno strumento cartaceo interattivo che invita a passeggiare e a perdersi nella villa, proprio come si faceva una volta, per scoprire differenti medium e voci all’interno dell’esposizione trasformando il pubblico da mero spettatore a protagonista e parte attiva dell’esperienza.»

Come nasce il collettivo e Come prende avvio questo specifico progetto? Da quale idea?

«Il collettivo è composto da 4 persone, o meglio 4 amici: Emma Benetti, Daniele Bergamaschi, Linda Salgaro e Margherita Vincenzi. Questo specifico progetto nasce perché Emma (studentessa dell’ultimo anno dell’Accademia Santa Giulia di Brescia) deve scrivere la sua tesi di laurea. Proprio per questa deve realizzare un progetto curatoriale concreto. Un anno fa ha scritto a noi tre chiedendoci una mano per realizzare questa follia, che obiettivamente sembrava impossibile. Noi non siamo nessuno nel mondo dell’arte. La richiesta ha solo riportato a galla ciò  che ci eravamo sempre detti: prima o poi saremo i curatori di una mostra tutta nostra. In fin dei conti ognuno di noi voleva creare qualcosa e insieme speriamo di essere riusciti a far trasparire come l’arte contemporanea sia uno strumento critico attraverso cui le persone possono riappropriarsi dei propri spazi, del proprio patrimonio culturale e della visione della società odierna.»

Qual è la vostra storia e cosa fate nella vita?

«Io, Emma e Daniele ci siamo incontrati frequentando la triennale di Beni Culturali a Verona e poi ci siamo divisi per frequentare diverse magistrali sempre nell’ambito dell’arte, ma siamo rimasti sempre in contatto. Linda invece arriva da studi di lingue per il commercio internazionale, ma era amica di Emma e aveva frequentato con Daniele il triennio del liceo artistico statale di Verona. Io invece ci avevo fatto l’asilo insieme, quindi ci conoscevamo già. Ora direi che siamo tutti amici! Quando eravamo in università scherzavamo sempre sul fatto che non avremmo mai trovato lavoro ed effettivamente non è che le possibilità nel mondo dell’arte a Verona siano molte…  Per questo dicevamo che avremmo creato qualcosa noi. Ci serviva solo una spinta, e la tesi di Emma è stata perfetta per dare l’avvio a questa pazzia. Abbiamo tutti vite molto diverse e abbiamo tutti lavori diversi che facciamo in attesa di poterci dedicare esclusivamente a ciò che davvero ci piace, ovvero organizzare mostre ed eventi legati all’arte e alla cultura. Siamo tutti molto creativi ed è forse il problema principale che abbiamo, pensiamo sempre a troppi progetti da realizzare ma poi dobbiamo tornare con i piedi a terra per capire quali sono effettivamente realizzabili.»

Perché proprio ora e perché proprio a Verona?

«Proprio ora perché siamo arrivati al momento in cui tutti siamo alla ricerca di un lavoro, ma non uno qualsiasi. Sarebbe carino se fosse in linea con il nostro percorso di studi e con la nostra grande passione. Il mondo dell’arte è spesso chiuso e rigido verso chi sta iniziando: creare un progetto nostro era il modo più diretto ed efficace per fare rete e farci conoscere. A Verona perché è la nostra città! In particolare abbiamo iniziato con un progetto in Valpantena perché è un territorio da tutti conosciuto che vive di sagre e pochi eventi di valorizzazione, pur avendo una storia e un patrimonio straordinario. In vallata c’è una carenza di attivazione e luoghi di aggregazione, la frase che si sente sempre dire è “Non c’è mai nulla da fare”. Attraverso questo progetto vogliamo dare un nuovo momento e un nuovo luogo di incontro. Non vogliamo creare solo turismo, ma dare un motivo e un modo ai cittadini di questi territori di rivalutare la propria terra e riscoprirla un pezzo alla volta.»

Cosa sperate che rimarrà dopo la chiusura? Qual è lo scopo del progetto?

«DEEP ART nasce per ribaltare lo sguardo del fruitore trovando nuove connessioni tra arte e territorio. Speriamo con questa mostra di essere riusciti a mostrare un lato della Valpantena che era andato perso. Speriamo anche di aver mostrato come l’arte contemporanea non sia così inaccessibile: lo scopo del progetto è proprio quello di rendere l’arte contemporanea democratica, facendo capire che non è un’esperienza elitaria ma un linguaggio che parla a tutti. Ha semplicemente bisogno di essere spiegata nella maniera più corretta per il pubblico che si ha davanti. Con il nostro Passaporto artistico (che ti consegno) abbiamo creato un medium interattivo che invita ogni spettatore a interagire con le opere e capire meglio che cosa sta dietro un’opera di arte contemporanea. Se vogliamo fare una battuta, speriamo che dopo la chiusura rimangano i passaporti nelle case delle persone! Ma soprattutto speriamo che la gente continui a viverli e che rimanga una riscoperta della bellezza della Valpantena, togliendo così uno strato di polvere della sua storia.»

Cosa rende questo progetto unico?

«È unico perché il nostro progetto nasce da una visione e anche da una personale volontà di metterci in gioco per il nostro territorio. Lo abbiamo creato con tanta fatica e tanta voglia di far vedere che i giovani, per di più qualificati, hanno voglia di fare e hanno anche tante idee. È stato un anno di chiamate lunghe, problemi, gioie, ma alla fine siamo arrivati all’inaugurazione della mostra a Villa Pellegrini e siamo molto soddisfatti; anche se il margine di miglioramento è ovviamente ancora molto ampio. Durante l’inaugurazione abbiamo avuto vari riscontri positivi sul medium del passaporto come metodo di fruizione della mostra. Non crediamo di aver creato qualcosa di nuovo, ma di aver rielaborato un’idea coinvolgente per rendere più vicino e fruibile un mondo spesso considerato irraggiungibile e quindi non fruito da molti cittadini, in quanto si sentono inadeguati. Non abbiamo la presunzione di aver fatto tutto questo con un unico progetto, crediamo però di aver messo un tassello. L’arte ci circonda in ogni sua forma e si nasconde anche tra i boschi e le colline della Valpantena che hanno ispirato i giovani artisti under 30 e speriamo di trasmettere questo a chi passa a trovarci in questa settimana a Villa Pellegrini.»

Sperate che in futuro il progetto si trasformi? Se sì, in cosa?

«Vorremmo che questo format, quindi la residenza con la mostra finale in una villa storica, diventasse un appuntamento annuale. Allo stesso tempo abbiamo tanti altri progetti legati all’arte che ci piacerebbe sviluppare. Questo primo evento del collettivo ci ha permesso di entrare in contatto con delle realtà interessanti del territorio. La nostra speranza è fare rete con loro, oltre che con enti locali, istituzioni e privati che credono nei giovani. Vorremmo poter fare un giorno di questo il nostro lavoro principale e dedicargli tutte le energie.»

Per DEEP ART, questa mostra è insieme un primo traguardo e un punto di partenza. Il collettivo immagina che il format possa tornare ogni anno; intanto, “Passaporto Artistico” ci lascia riflettere su cosa può succedere quando un luogo che pensavamo di conoscere diventa occasione per fermarsi e guardare le cose attraverso occhi diversi (occhi giovani). La mostra è visitabile a Villa Pellegrini fino al 14 ottobre.

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