C’è una domanda che Mirco Cittadini – dantista, counsellor, formatore teatrale e collaboratore di Heraldo – si porta dietro da tempo: e se avessimo scelto il modello sbagliato? Il modello in questione è Ulisse. L’eroe occidentale per eccellenza: curioso, audace, esploratore. Quello che spinge i compagni con le parole più citate della Commedia,“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, e li conduce oltre le Colonne d’Ercole. Verso l’ignoto. Verso la gloria.

Peccato che Ulisse sia all’Inferno. Dante lo sapeva. E nel Paradiso aveva già scelto un altro modello, meno celebrato, più scomodo, infinitamente più attuale. Si chiama Francesco. E al Francesco di Dante è dedicato Serafico in ardore. Dante, Francesco e noi, il nuovo libro di Cittadini disponibile su Amazon dal 4 ottobre, primo volume della collana Nel labirinto della Commedia.

Il canto più urgente

Il libro è una lettura ravvicinata, un corpo a corpo, quasi verso per verso, del Canto XI del Paradiso — quello in cui Tommaso d’Aquino, domenicano, fa l’elogio di Francesco, fondatore dei francescani. Una scelta già di per sé provocatoria da parte di Dante, che in questo canto costruisce qualcosa di più di un omaggio agiografico.

“Non ho scelto questo canto perché sia il più bello”, scrive Cittadini nell’introduzione. “Tutti i canti della Commedia sono belli. L’ho scelto perché sento che sia il più urgente. Il più necessario per questi nostri tempi senza pace.” La Lupa di Inferno I — simbolo dell’avarizia e della cupidigia — non è un’immagine medievale polverosa. È una diagnosi precisa della nostra epoca: una società che ha costruito una ricchezza immensa e continua ad avere fame. Francesco, nel Canto XI, è l’antidoto. Non propone la miseria, ma lo svuotamento dell’ego. “L’uomo che ha scelto di perdere tutto per non perdersi”, come recita la quarta di copertina. Il rovescio esatto del naufragio di Ulisse.

Attenzione però: non aspettatevi il Francesco dei Fioretti, il santo mansueto delle immaginette. Il Francesco di Dante è un personaggio che “va a giocare con tutte le nostre aspettative”, come scrive Cittadini. È il santo che si scaglia contro il “maladetto fiore” — il fiorino, simbolo della corruzione economica che avvelena la Chiesa e l’Europa. È una figura ardente, conviviale, politicamente feconda.

“Quello che voglio proporre è una piccola guida alla lettura dell’XI canto del Paradiso per restituire il Francesco di Dante come figura capace di parlare a noi oggi attraverso i temi della povertà, del desiderio, del creato, della sapienza e delle relazioni.”

Come è fatto il libro

Serafico in ardore è articolato in tre grandi sezioni: quattro Mappe introduttive che orientano il lettore nel contesto del canto e della Commedia, una Lettura del canto in dodici movimenti (quasi una partitura musicale) e tre Appendici che aprono verso domande più ampie: Ha vinto la Lupa? Ulisse o Francesco? E il Cantico delle creature?

Il tono è deliberatamente divulgativo, libero da note e tecnicismi, con quella dimensione orale che caratterizza da sempre il lavoro di Cittadini, dalle conferenze nelle circoscrizioni veronesi agli incontri nelle scuole. La Commedia per lui non è una cattedrale da ammirare a distanza. È “una galassia organica, senziente, dove ogni corpo celeste è in contatto con gli altri. Come un’enorme tela di ragno: se muovi un filo, tutto risuona.”

Serafico in ardore non è un libro isolato. Apre la collana Nel labirinto della Commedia, un progetto editoriale che Cittadini ha costruito con cura (grafica, formato, identità visiva) e che si propone di accompagnare il lettore dentro la Commedia un canto alla volta, con la stessa urgenza e la stessa libertà di questo primo volume. I prossimi volumi sono già in cantiere.

Un libro indipendente, fuori dai circuiti tradizionali. Perché certi libri nascono da un’urgenza, non da un contratto.

Mirco Cittadini

Mirco Cittadini

Serafico in ardore. Dante, Francesco e noi 

Su Amazon dal 4 ottobre 2026. €12,00.

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