Il miglior film di Spielberg degli ultimi vent’anni” solo se negli ultimi vent’anni non hai mai visto un film di Spielberg.

Al di là delle solite frasi ad effetto, partorite da qualche solerte ufficio stampa o da alcuni fan sfegatati con dei dischi volanti di prosciutto sugli occhi, che sorvolano volutamente o ignorantemente su titoli come “Il ponte delle spie” (2015), “Ready Player One” (2018) e “The Fabelmans” (2018), cercherò di dire la mia senza spoiler dopo aver visto quest’ultimo lavoro del grande regista sognatore e, soprattutto, dopo aver ascoltato il parere di amici e aver letto sia elogi sperticati che critiche ferocissime un po’ ovunque.

Allora: “Disclosure Day” andrebbe visto con gli occhi del ragazzino innamorato di Spielberg e cresciuto con il suo Cinema, considerando questa pellicola come una chiusura ideale di una trilogia cominciata con “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977) e “E.T. – L’extra-terrestre” (1982), essendone a tutti gli effetti quasi un mash-up dei titoli appena citati. Il vero problema è che questo film non è uscito negli anni ‘80 quando – probabilmente – sarebbe stato considerato un “grandissimo film”, ma nel 2026 che degli 80 ha solo l’età del regista e nel frattempo di alieni sotti i ponti e nei cieli ne sono passati davvero a bizzeffe. Detto ciò bisogna anche ammettere che solo gli anzianotti Steven Spielberg e George Miller (“Mad Max: Fury Road” e “Furiosa: A Mad Max Saga”) sanno ancora girare scene d’azione pazzesche facendo cadere la mascella a colleghi anagraficamente ben più giovani, perciò quello che non va in “Disclosure Day” è non tanto l’eccellente messa in scena (pur con qualche caduta qua e là, tipo i protagonisti che si nascondono dai cattivoni dietro a dei cespugli spelacchiati riuscendo a passare inosservati), quanto una sceneggiatura che sa un po’ troppo di “Ma guarda un po’ cosa ho ritrovato tutto coperto di polvere nel baule in soffitta…”. 

Da un soggetto dello stesso regista, il fidato e rodato David Koepp ha co-scritto insieme a lui una sceneggiatura eccessivamente sfilacciata e poco incisiva che vorrebbe emozionare e commuovere senza mai riuscire ad afferrare quella scintilla magica del tempo che fu, quel senso di meraviglia che ha caratterizzato la filmografia di un grande Autore, soprattutto nel suo periodo migliore. Per assurdo, la voglia di essere al passo dei tempi fa sembrare il film ancora più datato, superato da qualche decennio di discreta, buona e talvolta ottima fantascienza cinematografica e televisiva. Insomma, la pellicola è decisamente meglio diretta di quanto non sia scritta e sembra ignorare la crescita non solo anagrafica del pubblico.

Cast funzionale e adeguato capitanato da Emily Blunt, Josh O’Connor, Eve Hewson e da Colin Firth che, dopo tanti anni, anche senza quel maglione natalizio imbarazzante de “Il diario di Bridget Jones” non riesce ad essere veramente credibile come il cattivone di turno, forse per colpa di quegli occhioni da cerbiatto ferito che lo seguiranno per sempre. Confezione lussuosa per un film che andrebbe comunque visto al cinema nella magnificenza del Cinemascope, ottimamente fotografato dal sempre presente Janusz Kaminski e musicato dal solito John Williams, che ormai esce dalla meritata pensione solo per la chiamata alle armi dell’amico Steven.

Sciocchezzuole che non vanno e che ci facciamo andar bene lo stesso: Spielberg si riappropria di tutti quei “lens flare” (riflessi ottici sull’obiettivo) che negli anni gli aveva rubato il povero J.J. Abrams, distribuendoli a man bassa ogni altra scena (anche meno, dai); gli animaletti realizzati in una pessima CGI, che altrove mi avrebbero infastidito, qui potrebbero avere un loro senso che – per evitare spoiler – non rivelerò, anche se ha a che fare con l’età dei protagonisti in quel preciso contesto; due ore e venti minuti di durata potrebbero sembrare troppi e infatti sono troppi come troppo spesso accade; il finale che ha lasciato insoddisfatti i detrattori del film era il solo possibile e, sfortunatamente, anche il più prevedibile.

Riassumendo, film da vedere o no? Solo se avete voglia di indossare degli occhiali anni ‘80, ma con la consapevolezza che Spielberg non è più quell’enfant prodige di un tempo che vi fece sognare. In “Disclosure Day” si parla di empatia, ma come spettatore aggiungerei anche un po’ di indulgenza.

Voto: 3/5

Disclosure Day (USA, 2026). Genere: fantascienza, drammatico. Durata: 145 minuti. Regia di Steven Spielberg. Con: Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo

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