Il 6 marzo Gran Bottega celebra con orgoglio il suo terzo anniversario, un traguardo davvero importante per una realtà che, passo dopo passo, ha saputo ritagliarsi uno spazio prezioso nel cuore pulsante del quartiere storico di Veronetta. In questi tre anni, Gran Bottega ha costruito con dedizione un’identità forte e riconoscibile, fondata su valori imprescindibili come la qualità dei prodotti, il legame profondo con il territorio e le relazioni autentiche con la comunità locale.

Per approfondire questa bella storia, abbiamo avuto modo di confrontarci con Martino Mascalzoni e Andrea Cestaro, soci fondatori e bottegai appassionati, che ci hanno raccontato il percorso e le emozioni di questi primi anni di attività.

Partiamo dall’inizio: qual è il bilancio di questi primi tre anni?

Andrea: «Gran Bottega è partita come una scommessa. In questi tre anni abbiamo iniziato a vivere davvero il quartiere, a capirlo, a conoscere le persone. Oggi possiamo dire di essere contenti: stiamo crescendo anno dopo anno e sempre più persone comprendono il pensiero con cui è nata Gran Bottega.»

Martino: «La nostra idea è sempre stata quella di lavorare principalmente con aziende locali, trattando materie prime del territorio e collaborando con realtà che condividono la nostra attenzione alla qualità. È il nostro obiettivo e la risposta dei clienti è molto positiva. Cresciamo, e cresciamo bene.»

All’inizio c’era diffidenza?

A: «Sì, molta. La gente è abituata al supermercato per tante cose, quindi non è semplice entrare nella testa delle persone. Bisogna aprire un varco, far capire chi sei e cosa proponi.»

E voi due vi conoscevate già prima di iniziare questa avventura?

M: «Siamo amici da più di vent’anni ed entrambi avevamo sempre avuto il desiderio di aprire una bottega.»

Una proposta di cicchetti che si può trovare in Gran Bottega. Foto presa dal profilo Facebook dell’attività.

Perciò entrambi venivate dal mondo della gastronomia?

M: «Io sì, ho sempre fatto il cuoco e ho lavorato nel settore.»

A: «Io invece sono perito elettronico, ma ho sempre lavorato in pizzeria durante gli anni di scuola. Il mondo del cibo, il rapporto con i clienti, il servizio: è una passione che mi è rimasta dentro, anche quando ho fatto altri lavori nel mio settore. A un certo punto ho capito che non era la mia strada e, appena si è presentata l’occasione, abbiamo deciso di provarci.»

Oggi siete tra le poche realtà che mantengono viva l’idea di “bottega” di una volta. Secondo voi è un modello destinato a tornare o siete un caso isolato?

M: «Siamo in un momento di passaggio. Anche noi stiamo cercando di capire come evolverà la situazione, soprattutto con i cambiamenti del quartiere e i lavori in corso. Sicuramente non è semplice: quando ti chiudono la strada davanti, come è successo ad altre attività, diventa dura resistere.»

L’entrata di Gran Bottega. Foto di Emanuele Antolini.

A: «Crediamo però che, se costruisci qualcosa di solido, puoi farcela. Il nostro concept piace: qui puoi fare aperitivo con un buon bicchiere di vino o una birra diversa da quelle più commerciali, e allo stesso tempo prendere qualcosa per cena o da portare a casa.»

Quindi non siete solo una bottega, ma anche un luogo di incontro.

M: «Esatto. È una cosa che funziona molto. Siamo piccoli, e questo crea un’atmosfera particolare: spesso le persone iniziano a parlare tra loro anche se non si conoscono. Succede continuamente.»

A: «C’è chi si ferma per un aperitivo e poi decide di prendere qualcosa da mangiare. Oppure chi torna dal lavoro, parcheggia bici o motorino, si ferma per un “goto” di vino e porta a casa la cena. Ci piace questa dimensione di scambio e relazione.»

Collaborate con altre realtà del territorio?

A: «Sì, nel tempo abbiamo conosciuto molte persone che organizzano eventi. Collaboriamo con realtà come Salmon Magazine e siamo diventati food partner di Legambiente per alcuni eventi. Facciamo workshop, ospitiamo DJ, abbiamo partecipato a festival e perfino a un matrimonio l’anno scorso.»

M: «Cerchiamo di non essere statici: la staticità oggi non paga. Bisogna essere dinamici, adattarsi, reinventarsi».

Vedo che riservate un’attenzione particolare anche alle esigenze alimentari.

A: «Assolutamente. Ci siamo specializzati nel dare più scelta possibile a clienti vegani, vegetariani, celiaci o intolleranti al lattosio. Tutte le preparazioni con latte che produciamo sono senza lattosio. Facciamo gnocchi vegani senza uova, versioni gluten free di diversi prodotti, frittelle comprese.»

La cucina. Foto presa dal profilo Facebook dell’attività.

M: «Cerchiamo di ascoltare le persone, capire i loro bisogni e andare incontro alle loro richieste, senza perdere la nostra identità. Quando abbiamo aperto avevamo un’idea chiara, che stiamo portando avanti, ma sarebbe sciocco non adattarsi se il pubblico preferisce qualcosa di diverso.»

E siete solamente voi due dietro tutto il progetto di Gran Bottega?

A: «Come soci lavoratori siamo noi due, ma ci sono anche altri due amici storici che fanno parte della società come soci di capitale. È una bella squadra, anche se poi siamo noi a lavorare quotidianamente qui e a prendere le decisioni operative.»

Preservare l’anima delle botteghe di un tempo ma sempre con un occhio rivolto al futuro. È questo il segreto per sopravvivere oggi?

M: «Avere fame. Se non continui a reinventarti e ad adattarti, non puoi aspettarti che la gente venga da te per sempre. Bisogna muoversi, cambiare, proporre. Altrimenti ti schiacciano.»

A: «Dopo tre anni, Gran Bottega continua così: con lo stesso spirito iniziale, ma con ancora più consapevolezza. Una scommessa che, almeno per ora, sembra vinta.»

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