L’adozione di bambine e bambini, come la scelta di una madre di lasciare il proprio figlio o figlia in una clinica o in un istituto, tornano al centro dell’attenzione dei media. E vi tornano nel modo peggiore. L’uscita in video del conduttore televisivo e comico Ezio Greggio, con l’aggiunta di una rettifica che è peggio della prima dichiarazione, ha suscitato la reazione ferma di movimenti femminili e genitori adottivi.

Ezio Greggio è partito dalla vicenda del piccolo Enea, affidato dalla madre alla culla per la
vita della clinica Mangiagalli di Milano la mattina di Pasqua, per lanciare un appello alla donna. Le ha persino prospettato un aiuto economico. E l’ha invitata a fare la “madre vera”, evitando che il figlio Enea venga adottato da una mamma che vera non è, secondo il giudizio di Greggio.

Le parole di Greggio hanno offeso le donne, dopo 40 anni di battaglie civili per la libertà di scelta in tema di maternità. E hanno offeso noi madri e padri adottivi, ridotti al rango di “surrogati”. O, peggio, di genitori per finta. L’invito, poi, alla mamma di Enea a ripensarci è suonato come l’instillare il senso di colpa in una donna che, di sicuro, non ha compiuto quella scelta a cuor leggero.

Immagine generica di una bambina con una donna. Foto Guillaume de Germain (Unsplash)

Il video di Ezio Greggio e l’offesa ai genitori adottivi

“Lancio un appello”, ha affermato il comico Ezio Greggio, “per trovare e convincere la mamma di Enea, bimbo abbandonato nel giorno di Pasqua alle 11.30 alla clinica Mangiagalli di Milano e del quale se ne è preso cura il professor Fabio Mosca che ha già lanciato un appello. Il bimbo è bellissimo, sta bene, e con altri amici siamo pronti a dare una mano alla mamma di Enea: torna alla Mangiagalli e ti prometto che non sarai sola”.

Nel video di Greggio, alcune parole hanno suscitato dure reazioni da parte di genitori e figli adottivi: “Prenditi il tuo bambino che merita una mamma vera, non una mamma che poi dovrà occuparsene ma non è la mamma vera”, ha poi detto il conduttore televisivo.

Sono state decine di migliaia le reazioni sui social di mamme e padri adottivi. C’è chi ha invitato Ezio Greggio a occuparsi di altro. C’è chi ha ironizzato sul fatto che a parlare delle scelte di una mamma è ancora una volta uno che madre non è. E chi ha mandato a quel paese il comico.

Al professor Mosca si è rivolta, via Twitter, Anna Paola Concia, attivista già deputata del Partito Democratico, scrivendo: “Pensando all’Istituto degli Innocenti di Firenze dove per centinaia di anni hanno assolto al compito di accogliere bambini lasciati al sicuro dalle loro madri, nel silenzio rispettoso. Caro primario del Mangiagalli che ti sia da esempio”. “Tu Ezio Greggio fai una donazione e taci“, ha aggiunto poi rivolgendosi al comico.

Da parte sua, Greggio ha reagito peggiorando le cose. Ha affermato nella replica che non c’era “nessuna polemica” “verso quelle fantastiche mamme e famiglie che adottano i bimbi abbandonati” e ha rilanciato il suo appello: “Mamma di Enea se ami il tuo bimbo e il tuo desiderio è tenere il tuo bimbo siamo in tanti pronti ad aiutarti, sei ancora in tempo a
ripensarci”.

L’utilizzo dell’aggettivo “abbandonati” riferito ai figli “lasciati” dalle madri nelle mani sicure di un istituto, o di una clinica, dimostra una cosa: Ezio Greggio non ha alcuna sensibilità né conoscenza del fitto dibattito che c’è tra figli e genitori adottivi sulle scelte delle mamme di non tenere con sé una figlia o un figlio.

Ezio Greggio ha poi aggiunto che non c’era “nessuna polemica” “verso quelle fantastiche mamme e famiglie che adottano i bimbi abbandonati e che garantiscono loro amore e futuro come se fossero i veri genitori, anzi talvolta pure meglio”. Di male in peggio, dato che ha ribadito ancora una volta che i “veri genitori” sono quelli biologici. Come se noi, genitori adottivi, fossimo madri e padri per finta. 

Molti si sono domandati sui social, inoltre, come mai simili appelli non vengono rivolti anche al padre del bambino. E a cosa serve la culla della vita se poi – è l’altra domanda che si fanno in tanti – non si rispetta la privacy di chi decide per qualsiasi motivo di lasciare il neonato?”.

Anche perché questo circo mediatico potrebbe avere degli esiti nefasti. Potrebbe scoraggiare la prossima madre in difficoltà, spingendola a fare una scelta più discreta ma terribile per il neonato. Tipo un cassonetto nel cuore della notte.

Libro Cara Adozione 2 - Figli adottivi - Genitori adottivi - ItaliaAdozione
La copertina del libro “Cara Adozione 2”, pubblicato dall’associazione ItaliaAdozioni

La reazione del mondo dell’adozione

“Credo di avere inteso l’intento di Ezio Greggio, per lo meno nella parte iniziale, poi però ha prevalso una fastidiosa ingerenza. In primis il diritto alla privacy del bambino lasciato e della donna che ha agito. Se io fossi quella donna non ritornerei sui miei passi dopo tutto questo clamore mediatico”, dice Roberta Cellore, dell’associazione ItaliaAdozioni, che si occupa di cultura dell’adozione e dell’affido, curatrice dei libri Cara Adozione e Cara Adozione 2.

“D’altro lato non dobbiamo dimenticare che rimane il reato di abbandono di minore e che, di certo, una culla termica non risolve il dramma di tante donne sole”, osserva Roberta Cellore. La possibilità di partorire in anonimato andrebbe resa nota a queste donne. Ma come raggiungerle? Vi è poi una mancanza di rispetto per i genitori adottivi che, per l’ennesima volta, si trovano relegati in un ruolo secondario, sminuendo l’inestimabile funzione sociale che svolgono. Ancor di più per i figli, alcuni piccoli, che ancora non hanno gli strumenti per difendersi da tali luoghi comuni”.

“Assistiamo, poi, all’ennesimo parlare a vanvera di alcuni personaggi dello spettacolo. Mi sono ricordata di due lettere del libro Cara Adozione: ‘In punta di piedi’ che esalta l’avvicinarsi al mondo dell’adozione con delicatezza e rispetto, e ‘Le persone pensano di sapere tutto di noi’, messaggio per chi si atteggia da tuttologo senza conoscere ciò di cui parla“, dice Cellore.

“L’adozione è caratterizzata dalla triade adottiva: figlio, genitori biologici e genitori adottivi, tutti degni di essere guardati con assenza di giudizio se non si ascolta prima la loro storia”, fa notare la curatrice dei libri Cara Adozione. “Vi sono poi progetti che andrebbero finanziati, come Mamma Segreta, ancora attivo nel Comune di Firenze e rivolto alle donne che vogliono partorire in anonimato”.

Il marketing sulla pelle delle storie dolorose

Il video di Ezio Greggio è stata un’operazione di marketing finita male. Si chiama real time marketing, ovvero lo sfruttare un fatto di cronaca per portare in evidenza il lavoro – pur nobile – di un’impresa oppure di un’organizzazione no-profit. Il tono paternalistico, l’assenza di empatia e l’incuranza nei confronti della diversità hanno però trasformato lo spot promozionale di Ezio Greggio, dalla sua oasi dorata in un hotel in Medio Oriente, in un clamoroso autogol.

Questo ci porta a riflettere su quanto sia importante un approccio umanistico alla comunicazione. Il rispetto della diversità, l’attenzione al lessico utilizzato e guardare con partecipazione umana ai drammi degli altri sono fondamentali per non inciampare. Purtroppo spesso capita di ascoltare in film e serie televisive, sia italiani che stranieri, l’utilizzo delle espressioni “mamma vera” o “veri genitori” per intendere la mamma o i genitori biologici. Come se noi genitori adottivi fossimo “genitori di ripiego”. E, quindi, fossero di ripiego anche le nostre figlie e i nostri figli.

Credo si tratti di distrazione o di banale ignoranza. Non voglio pensare alla malafede. Certo che chi fa comunicazione, chi produce contenuti culturali, chi racconta storie è chiamato a porsi il problema di un linguaggio adeguato, rispettoso, corretto. La genitorialità adottiva non è facile. E non è per tutti. Non sempre è un successo, non sempre neppure noi genitori adottivi siamo all’altezza, non sempre la partita si conclude con una vittoria.

È un dato di fatto, però, che in molti casi siamo un’occasione importante per le nostre figlie e i nostri figli. Di sicuro siamo un’eccellente alternativa all’istituto. Chi scrive i testi televisivi, chi si occupa di sceneggiatura di serie e film, chi comunica parlando di figli e genitori adottivi farebbe bene a informarsi, come ci si informa di ogni aspetto della vita, se lo si vuole raccontare con autorevolezza.

Per fortuna, nonostante gli inciampi di Ezio Greggio e di altri autori televisivi e cinematografici, l’adozione di bambine e bambini – così come l’affido – gode di buona reputazione nell’opinione pubblica italiana. Lo dimostra una ricerca scientifica condotta qualche anno fa da ItaliaAdozioni, a cui ha partecipato anche il Centro Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Verona.

Lo spot televisivo di Ezio Greggio, che con la sua smentita ha peggiorato la gaffe su donne e genitori adottivi, è insomma inefficace rispetto alla considerazione che gli italiani hanno del mondo dell’adozione. Ciò a dimostrazione, almeno in casi come questi, che la presunta “onnipotenza dei media” è solo un’arma spuntata nelle mani di chi non ha l’anima e la competenza di utilizzarla per nobili fini.

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