La Giana Erminio arriva, domina e se ne torna a casa con tre punti dalla sfida contro la Virtus Verona, oggi 18esima con 19 punti. Riprendendo una pressoché analoga situazione nella sponda opposta della città, “Gigi Fresco: What’s your plan?” potrebbe essere lo slogan da sposare anche in zona Verona Est. La luce in fondo al tunnel sembra non arrivare più, così come la consapevolezza che il mantenimento della categoria resta un caposaldo fondamentale per la società. Oltre al distacco netto fra la 17esima e 16esima posizione (ben sette punti), preoccupa il trittico di match consecutivi alle porte: Union Brescia, Lecco e Vicenza. Le prime della classe.

È difficile trovare un’identità

Seconda partita consecutiva in cui la Virtus si trova a rincorrere. Non solo per il goal che sblocca il risultato a favore degli avversari, ma anche per l’inferiorità numerica in campo. Se nel match contro le Dolomiti Bellunesi era toccato a Daffara lasciare il campo per un’espulsione al 32′, sabato contro la Giana Erminio, protagonista dell’espulsione è stato Micheal Fabbro, al minuto 30′. Il tutto già discapito di una situazione di svantaggio nel tabellino, visto il goal di Marotta a certificare lo 0-1 dopo soltanto dieci minuti.

La Virtus sembrava aver cambiato rotta con il cambio alla difesa a quattro di un mese fa, con conseguente rimodulazione del reparto offensivo. Sabato, però, dopo venti minuti di difficoltà nel mantenere la palla lì davanti, è stata rivoluzione. Dal 4-2-3-1 iniziale si è passati al 3-5-2, con Pagliuca che da esterno si è accentrato accanto a Fabbro. Tutto questo prima dell’espulsione.

Nel pre-partita di giovedì, Gigi Fresco aveva parlato così: «Ormai il futuro e anche il presente delle squadre è saper fare più moduli. […] ovvio che però devi far più moduli insegnandoli ai ragazzi, non facendoli a caso.» Parole sacrosante. Esempio lampante: il triplice cambio di assetto adottato da Allegri nel corso dei 90′ minuti della sfida contro il Como di un mese fa. Partendo a tre, passando a quattro, ritornando nuovamente a tre e vincendo il match per 3-1. La duttilità è fondamentale al fine di risultare imprevedibili per l’avversario, a patto che non si finisca col non riuscire a prevedere più nemmeno se stessi. Cosa che sembra stia accadendo alla Virtus.

«Siamo passati a cinque perché non riuscivamo a prenderli, poi però neanche cinque riuscivamo a pressarli bene. Poi siamo rimasti in dieci e con il 4-3-2 siamo andati ancora meglio.» Questo è il post-partita di Luca Munaretti, difensore rossoblù. Eloquente al punto giusto, confuso nel trovare spiegazione a questa carenza di identità che perseguita la Virtus da inizio stagione. Gli interpreti sono cambiati rispetto allo scorso anno, con un gruppo squadra che vantava nomi di spicco per la categoria. Basti pensare a Rispoli e Calabrese, oggi stabilmente in Serie B con Catanzaro e Carrarese, e alla coppia di centrocampo Metlika-Mehic, rispettivamente a Lecco (seconda classificata del Girone A) e Benevento (capolista del girone meridionale). Queste continue rivoluzioni a cadenza settimanale, o spesso anche circoscritte ai soli 90′ minuti, stanno creando tante difficoltà nel consolidamento della formazione.

L’esordio di Marco Ballarini @ph.nicolaguerra / VV

Questa rocambolesca confusione ha portato anche all’inaspettato esordio di Marco Ballarini. Centrocampista, neo-acquisto classe 2001 cresciuto nel vivaio dell’Udinese, in forza alla Lucchese nell’ultima stagione di Serie C 2024/2025. Visite mediche superate di venerdì, esordio sul campo ad inizio secondo tempo il giorno seguente. Un buon impatto fisico sul match, con ottimi spunti di tecnica nello stretto che però poco sono serviti a ribaltare le sorti di una partita già scritta dopo l’espulsione di Fabbro.

Il calendario non sorride

Union Brescia, Lecco e Vicenza una di fila all’altra. Rispettivamente la terza, la seconda e la prima in classifica. Nel girone d’andata la Virtus aveva dato fornito buone prove contro i tre colossi del campionato, pareggiando contro l’Union Brescia all’ultimo respiro, rimontando il 2-0 contro il Lecco e gareggiando a testa alta di fronte ai dieci mila spettatori del Menti. Proprio nel post-partita contro il Vicenza, Fabio Gallo, allenatore del Lanerossi, aveva elogiato il lavoro di Gigi Fresco, definendola la miglior squadra affrontata fino a quel momento. Era l’11 di Ottobre.

La Virtus Verona ha vissuto un avvio di campionato per certi versi paradossale. Nelle prime nove giornate, chiamata subito ad affrontare le migliori formazioni, ha saputo fare la grande con le grandi, sorprendendo per personalità, organizzazione e risultati, dimostrando di essere ancora una volta una realtà consolidata del girone A. Col passare delle settimane, però, il copione si è ribaltato: contro le “piccole”, soprattutto negli scontri diretti da cui è imprescindibile uscire con i tre punti al fine di mantenere la categoria, è arrivata una caduta verticale. Un crollo inatteso che oggi costringe la Virtus a guardare a una salvezza più lontana che vicina, trasformando l’inizio promettente in una stagione improvvisamente tutta in salita.

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