La Corea del Sud è un Paese abituato a essere guardato come un laboratorio del futuro: tecnologia all’avanguardia, cultura pop planetaria, economie digitali di nuova generazione. Ma sotto la superficie ipermoderna si nasconde un fenomeno che non ha nulla di futuristico: la rinuncia. Rinuncia all’amore, al sesso, al matrimonio, ai figli. Lo chiamano “4 NO”, ed è ormai un tratto distintivo di una parte crescente della popolazione giovane. Il movimento dei 4 NO indica la rinuncia a:

No Children — niente figli

No Dating — niente relazioni sentimentali stabili

No Sex — niente vita sessuale

No Marriage — niente matrimonio

A prima vista potrebbe sembrare un movimento giovanile ribelle, una moda passeggera o una provocazione culturale. In realtà è un sintomo molto più profondo: la fotografia di un mondo dove i legami non sono più rifugio ma rischio, dove l’intimità è percepita come un lusso e dove la vulnerabilità affettiva è troppo costosa, in tutti i sensi.

Il 4 NO non è solo coreano. È un’anticipazione, un avvertimento. Guardando la Corea, guardiamo noi stessi tra dieci o vent’anni. E se il fenomeno diventa particolarmente chiaro inserendolo nella realtà sudcoreana, diventa ancora più comprensibile quando lo osserviamo alla luce di alcuni pensatori contemporanei: Rita Laura Segato, François Dubet, Franco “Bifo” Berardi, Baruch Spinoza e Rolando Toro Araneda. Tutti, da prospettive diverse, illuminano le radici e le conseguenze di questa nuova forma di solitudine sociale.

Il movimento dei 4 NO è parte di una tendenza più ampia che va dal 3-NO al 7-NO

3 NO: niente relazioni, niente matrimonio, niente figli

4 NO: aggiunge l’astinenza sessuale

5 NO: rinuncia anche all’acquisto della casa

6 NO: rinuncia a mantenere relazioni sociali e amicizie

7 NO: rinuncia persino ai sogni personali

Questo spiega il malessere profondo dei giovani sudcoreani.

La Corea del Sud come specchio del mondo

Per capire la generazione dei 4 NO bisogna partire da un dato: la Corea del Sud è uno dei Paesi economicamente più dinamici del pianeta e contemporaneamente quello con il tasso di natalità più basso al mondo. Nel 2024 il dato ufficiale era 0,72 figli per donna, secondo Statistics Korea. Unrecord planetario negativo.

La contraddizione è evidente: un Paese con una delle economie più avanzate non riesce a garantire ai suoi giovani le condizioni minime per immaginare un futuro familiare. Case troppo costose, lavoro instabile, competizione spietata fin dalla scuola materna. Il sistema educativo è famoso per gli hagwon, le scuole private dove i bambini studiano fino a mezzanotte. Il mondo del lavoro, dall’altro lato, è dominato da lunghe giornate lavorative e da una cultura aziendale verticalissima.

In questo contesto, per molti giovani l’amore non è più una fase naturale della vita: è un impegno troppo oneroso. Avere un partner significa avere tempo, energia, risorse. Avere un figlio significa avere stabilità economica e possibilità di crescita.

Il fenomeno non riguarda solo la Corea, in Giappone esiste da anni la categoria degli herbivore men, giovani uomini che non cercano relazioni, non cercano sesso, e non vogliono il matrimonio, in Cina si parla del movimento tang ping, letteralmente “sdraiarsi”: rifiutare la competizione e ritirarsi dal modello produttivista. In Europa e negli Stati Uniti cresce il numero di persone single per scelta o necessità. La Corea del Sud diventa quindi una lente d’ingrandimento per un fenomeno globale: la crisi della relazione.


Il 4 NO come dissenso femminile: negare figli a un mondo che li sacrifica

Molte donne scelgono il 4 NO non come rifiuto dell’intimità ma come gesto politico femminista: una sottrazione consapevole al mandato patriarcale che le vuole produttrici di corpi per la nazione, custodi della continuità familiare e garanti della stabilità sociale. In una società che continua a destinare soprattutto agli uomini — figli, fratelli, compagni — il compito di incarnare la forza, combattere guerre materiali e simboliche, e sopportare il peso della competizione, molte donne decidono di non contribuire alla riproduzione di un ordine che sacrifica le nuove generazioni.

Il 4 NO diventa così una forma di dissenso: un rifiuto di mettere al mondo figli destinati a sistemi che li consumano, una rivendicazione del diritto di sottrarsi al ruolo di “madri della patria” e un’affermazione di autonomia contro strutture che continuano a chiedere alle donne di dare, e ai loro figli di sopportare.

Donne: giudicate, giudicate e sempre giudicate…

Le donne che scelgono il 4 NO vengono spesso giudicate attraverso lenti patriarcali che interpretano la loro scelta non come autonomia, ma come mancanza, errore o devianza rispetto al ruolo tradizionale. La società — soprattutto nei contesti più conservatori come la Corea del Sud — le descrive come egoisteinfantilianti-sociali, o addirittura “minaccia alla nazione”, perché rifiutano la maternità e l’eterosessualità obbligatoria. Molti media e politici le accusano di “far crollare il Paese” per non contribuire alla natalità o di essere “troppo istruite”, “troppo indipendenti” o “incapaci di sacrificarsi”.

Vengono trattate come anomalie che disturbano l’ordine: donne che “non vogliono fare la loro parte”, che “sfidano la normalità”, che “mettono sé stesse al primo posto”. Nei discorsi pubblici prevale ancora l’idea che il valore femminile passi attraverso il prendersi cura, il sacrificio, la famiglia: chi si sottrae viene etichettata come fredda, scomoda, pericolosa, una figura che mina i fondamenti del patriarcato.

In realtà, come mostrano femministe come Segato, Butler, Adrienne Rich e Silvia Federici, queste donne stanno semplicemente esercitando un diritto fondamentale:

Dire no alla maternità obbligatoria, no ai vincoli imposti, no a un sistema che pretende i loro corpi e il futuro dei loro figli.


I 4 NO non è solo un movimento “di donne”

Gli studi sociologici sudcoreani (Korea Institute for Health and Social Affairs, Seoul National University) mostrano che il fenomeno coinvolge entrambi i sessi, ma per ragioni diverse uomini e donne vivono lo stesso fenomeno, ma attraverso strutture opposte della stessa oppressione.

In Corea, la comunità LGBTQ+ incontra discriminazioni significative: per molti, i 4 NO non sono un rifiuto del legame, ma un rifiuto del modello eterosessuale obbligatorio. Il 4 NO non è un movimento di donne né un movimento etero è un fenomeno sociale e intersezionale, le donne però gli hanno dato una voce politica più forte, trasformandolo in un atto di dissenso femminista, mentre uomini e persone LGBTQ+ lo vivono spesso come una fuga dal peso insostenibile delle aspettative sociali.

Rita Segato: la pedagogia della crudeltà

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Rita Laura Segato sostiene che la modernità neoliberale non è solo un sistema economico, ma una forma di socializzazione. In La guerra contra las mujeres (2016), Segato afferma che viviamo in una “pedagogia della crudeltà” che disabitua alla relazione e normalizza l’indifferenza.

Questa pedagogia si manifesta nella Corea in modo amplificato: competizione feroce, ritmi di studio e lavoro che non lasciano spazio alla comunità, una cultura del successo che premia la
performance più della cooperazione.

“Il patriarcato contemporaneo è un regime di appropriazione che estrae la vita degli altri.”

Rita Segato

La Corea del Sud mostra questa logica estrattiva in modo quasi didattico: il sistema educativo estrae energia cognitiva; il mondo del lavoro estrae tempo; la cultura del successo estrae identità. Alla fine resta un individuo isolato, stanco, fragile e incapace di investire emotivamente negli altri.

Il 4 NO, quindi, è una risposta collettiva a un mondo che ha reso l’intimità un territorio troppo
vulnerabile.

François Dubet: l’individualizzazione senza protezione

François Dubet, in Le temps des passions tristes (2019), analizza una trasformazione centrale delle società avanzate: l’individuo è diventato totalmente responsabile dei propri successi e fallimenti. Lo Stato sociale non garantisce più una promessa collettiva, la scuola non assicura più mobilità, il lavoro non offre più stabilità.

“Viviamo in un mondo dove l’individuo è giudicato di continuo e deve rispondere di tutto.”

François Dubet
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È il ritratto perfetto della gioventù coreana: Chi fallisce è colpevole, chi non raggiunge l’università migliore è colpevole, chi non si sposa è colpevole, chi non vuole figli è colpevole. Il peso dell’esistenza diventa un macigno individuale.

Il 4 NO è quindi un effetto diretto dell’individualizzazione senza protezione: se tutto il peso è sulle spalle del singolo, il singolo evita relazioni che richiedono ulteriore responsabilità.

Bifo Berardi: la crisi del desiderio

Franco “Bifo” Berardi, in La società eccitata (2010), sostiene che la nostra epoca è caratterizzata da un’iperstimolazione mentale che produce paralisi del desiderio. La mente è sovraccarica, il corpo è fiacco, la libido sociale è impoverita.

“La depressione non è una malattia dell’individuo. È una risposta collettiva al sistema che ci chiede troppo.”

Bifo Berardi

La Corea del Sud, con uno dei tassi più alti di burnout, incarna perfettamente questa diagnosi. Qui il desiderio non è frenato, è estinto. Non c’è spazio mentale per amare, non c’è energia fisica per desiderare, non c’è tempo per l’intimità.

Il 4 NO diventa dunque una forma di ibernazione emotiva.

Spinoza: le passioni tristi e la riduzione della potenza di vivere

Baruch Spinoza, nell’Ethica (1677), afferma che la tristezza è una diminuzione della nostra potenza di agire. Le passioni tristi — paura, insicurezza, impotenza — riducono la nostra capacità di desiderare.


“La tristezza è il passaggio dell’uomo a una minore perfezione.”

Baruch Spinoza

Una società che produce sistematicamente tristezza produce individui che si ritirano. L’amore
richiede fiducia; il sesso richiede presenza; il matrimonio richiede stabilità; i figli richiedono
speranza. Se tutto questo manca, il desiderio svanisce.

Il 4 NO è quindi una conseguenza spinoziana: la vita non trova più le condizioni per fiorire.

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Rolando Toro: la vitalità come nutrimento

Rolando Toro, creatore della Biodanza, lega la salute affettiva alla vitalità. Senza vitalità non c’è relazione, non c’è piacere, non c’è desiderio.

“La carezza, il contatto e la danza della vita sono nutrimenti essenziali.”

Rolando Toro

Rolando Toro potrebbe leggerebbe il 4 NO come una difesa biologica:
il corpo si ritira quando non ha più nutrimento affettivo, quando la vita è percepita come minaccia più che possibilità. La società coreana, consumando tempo, riposo, contatto e tenerezza, consuma anche la vitalità necessaria all’amore.

Un laboratorio globale

Il movimento dei 4 NO non è una particolarità coreana. È un laboratorio globale. Giappone, Cina, Europa, Stati Uniti mostrano segnali simili: rifiuto del matrimonio, calo dei figli, solitudini crescenti. Segato, Dubet, Bifo, Spinoza e Toro indicano tutti lo stesso nodo: la crisi dei legami non è un fatto privato, ma sociale, politico ed esistenziale. La Corea del Sud ci mostra il futuro che ci attende se non rimettiamo l’umano al centro.

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