La Fucina Culturale Machiavelli riporta in scena uno dei suoi lavori più amati e politicamente densi, La verità non si uccide, in programma sabato 15 novembre alle 21. Firmato da Sara Meneghetti per drammaturgia e regia, lo spettacolo intreccia monologhi intensi, passaggi ironici e musica dal vivo per far emergere la forza interiore e la vulnerabilità di chi sceglie di testimoniare la realtà, anche quando farlo significa mettere in gioco la propria vita.

Sul palco, tre interpreti danno corpo e voce ad altrettante figure simboliche della libertà di stampa e di coscienza: la fotoreporter iraniano-canadese Zahra “Ziba” Kazemi, interpretata da Jessica Grossule; la giornalista cecena e attivista per i diritti umani Natal’ja Estemirova, impersonata da Anna Benico; e l’attore e regista palestino Juliano Mer-Khamis, portato in scena da Davide Lazzaretto. Tre destini spezzati dalla violenza, ma capaci di lasciare un’eredità civile e morale che continua a interrogarci.

Zahra Kazemi fu arrestata a Teheran nel 2003 per aver fotografato l’ingresso della prigione di Evin, dove erano rinchiusi molti oppositori del regime. Morì pochi giorni dopo in circostanze mai chiarite, con prove di torture che il governo iraniano tentò a lungo di occultare. Natal’ja Estemirova, collaboratrice e amica di Anna Politkovskaja, documentò per anni gli abusi commessi in Cecenia, fino al suo rapimento e assassinio nel luglio 2009, in un caso che rimane tuttora impunito. Juliano Mer-Khamis, attore e regista israeliano di madre ebrea e padre palestinese, fondò nel campo profughi di Jenin il Freedom Theatre, convinto che il teatro potesse diventare una forma di resistenza culturale. Fu ucciso nel 2011 davanti allo stesso teatro che aveva creato.

«In questo spettacolo raccontiamo tre storie vere ed estremamente attuali» spiega Sara Meneghetti. «Il titolo riprende una frase pronunciata da Estemirova dopo la morte di Anna Politkovskaja: “Ma per quanto ci provino, la verità non si uccide”. È a questa speranza che ci aggrappiamo, ancora oggi». Le parole della regista condensano il senso profondo dell’opera: la necessità di continuare a credere nella potenza della parola, della testimonianza, della verità come atto di resistenza.

La scelta di portare in scena queste tre figure non è casuale. Iran, Cecenia e Palestina rappresentano tre scenari in cui la libertà di espressione resta un terreno di scontro, ma anche di speranza. Lo spettacolo diventa così una riflessione sul ruolo del giornalismo, dell’arte e della memoria come strumenti per opporsi alla sopraffazione. Attraverso le storie di Kazemi, Estemirova e Mer-Khamis, La verità non si uccide restituisce la complessità di un mondo in cui chi racconta paga spesso un prezzo altissimo, ma rende possibile che la coscienza collettiva resti vigile.

I biglietti per la serata — 14 euro l’intero e 12 il ridotto — sono acquistabili sul sito fucinaculturalemachiavelli.com o direttamente in teatro a partire dalle 20. L’appuntamento è un’occasione per riscoprire il potere del teatro come spazio di libertà, un luogo in cui la parola e il gesto scenico diventano memoria viva e resistenza civile.

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