Per Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica, il rapporto tra analista e paziente è centrale. Ma, a differenza di Freud che lo vedeva come un composto chimico da separare e analizzare, per Jung è come un processo più vicino all’alchimia che, passando per continue mescolanze e separazioni (solve et coagula) tra due sostanze, forma un legame che può trasformare entrambe.

All’interno di un percorso psicoanalitico avviene un incontro, quello tra un analista e un analizzando, e proprio qui, in questo incontro, inizia un viaggio verso luoghi inesplorati.

Dal momento che ognuno di noi è unico e irripetibile, è intuibile quanto sia impossibile pensare che l’analista abbia mappe già tracciate che, come protocolli, possano essere “applicate” al viaggio stesso.

Il luogo e il tempo sacri

Ha, invero, delle coordinate (fatte di studio, conoscenza, di immagini ma anche di esperienza personale) con le quali può, insieme all’analizzando, allestire il temenos, quel luogo e quel tempo sacri in cui l’analizzando stesso esprime, manifesta, vive  il proprio vissuto, sentendosi al sicuro perché protetto.

Temenos in greco antico indica un luogo ben delimitato. Più precisamente il luogo sacro e la sua recinzione che divide ciò che va preservato e sacralizzato da ciò che non lo è essendone al di fuori. Al suo del temenos ci si può rifugiare perché non si può essere uccisi o catturati, essendo uno spazio sacro.

Qui si ricreano le fonti del disagio contingente, profonde e antiche, talvolta archetipiche che si muovono – muovendola – sulla relazione terapeutica stessa, traslandosi inconsciamente, con tutta la loro tonalità affettiva, sull’analista.

Foto da Pexels di Farzad Sedaghat

L’analista, quindi, ha il compito di riconoscere i sentimenti trasferiti su di sé, il transfert e di utilizzarlo per aiutare il paziente a riconoscere a sua volta e soprattutto a conoscere le proprie dinamiche interne. E lo farà servendosi anche (ma non solo) di ciò che egli stesso vive in relazione all’analizzando e di ciò che gli ha traslato, ovvero grazie al controtransfert.

“Non è un male – scrive Jung – se il terapeuta si sente colpito, colto in fallo dal paziente: può guarire gli altri nella misura in cui è stato ferito egli stesso”. L’importante è che il terapeuta conosca e analizzi le proprie ferite per non confondersi e perdersi in quelle del paziente.

Questo particolare dialogo fornisce le basi per intonare il preludio del processo di individuazione, momento cruciale del percorso analitico, nel quale forze psichiche opposte si incontrano. Lo scopo ultimo è la piena affermazione del Sè, dalla nostra autenticità più profonda, attraverso l’integrazione delle varie componenti della personalità.

Un processo formativo

Per descrivere tutto ciò, Jung si rifà all’alchimia e più precisamente ad un testo illustrato del tredicesimo secolo, il Rosarium Philosophorum. Si parte dalla fonte mercuriale e attraverso le immagini del viaggio di una coppia regale (re, regina ma anche maschile e femminile, luna e sole…) si giunge ad un momento importantissimo in cui la vile materia si trasforma in oro o pietra filosofale. Si tratta quindi di un vero e proprio processo trasformativo.

Il mistero dell’analisi è racchiuso proprio nella coppia paziente-terapeuta e non può essere tradito dalle parole o esaurito dalle argomentazioni; ma possiamo  immaginarlo, percepirlo e per chi lo conosce anche rimembrarlo, nelle poesie che Vivian Lamarque scrive tra il 1984 e il 1986 dedicate al suo analista junghiano, il Dr. M.B.

Ne “Il Signore d’oro”, possiamo sfiorare quell’ amore profondo e proibito capace di “abitare il cuore come una casa”.

Da lui mi aveva indirizzata la sua collega del CIPA (Centro Italiano Psicologia Analitica) Dottoressa Faretra (“astuccio per conservare sul dorso le frecce) e la freccia del transfert scoccò con una velocità inaudita. Non c’era dubbio che mi avrebbe sposata, anche se forse non subito”.

Le immagini traghettate da parole miti e feroci delle brevi poesie, raccontano proprio l’esperienza del transfert e del processo trasformativo capace di far emergere dall’analisi dei traumi la pietra filosofale, in questo caso, della poesia.

Il signore di fronte

Era un signore seduto di fronte a una signora seduta

di fronte a lui.

Alla loro destra sinistra c’era una finestra

alla loro sinistra destra c’è una porta.

Non c’erano specchi eppure in quella stanza profondamente ci si specchiava.

Vivian Lamarque

Un dono prezioso si annida in queste pagine: è quel frutto sacro che nasce laddove gli opposti coesistono in un dinamico divenire lungo la via del perenne “solve et coagula”.

È un gesto gentile che si esprime potente nell’agrodolce di questa domanda: “A cosa servono i baci se non si danno?”

Vivian Lamarque, con L’amore da vecchia (Mondadori), vince la prima edizione del Premio Strega Poesia 2023.

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