Gli insegnanti precari ricevono gli stipendi a singhiozzo e con grande ritardo. Da inizio anno scolastico, ad alcuni docenti sono stati pagati soltanto due mesi, sui quattro lavorati; ad altri alcuni giorni di un mese e alcuni giorni di un altro mese.

Al danno di non avere i soldi per pagare le spese di casa e personali, si aggiunge un altro danno: ricevendo gli stipendi nel 2024, aumenterà il reddito per l’anno solare 2024, con il rischio per molti di superare la fascia dell’Irpef al 23 per cento. E di trovarsi a pagare più imposte.

Non solo. Gli insegnanti precari – che sono supplenti senza arrivare a coprire un anno scolastico – si trovano a non avere gli stessi diritti e lo stesso trattamento dei docenti di ruolo. Non solo, non hanno stipendi pagati con regolarità, ma non possono beneficiare di permessi retribuiti, non hanno diritto alla malattia retribuita e alle ferie pagate.

Non abbiamo poi diritto alla “carta docente”, che consente loro di pagarsi corsi di aggiornamento importanti per la loro carriera di insegnanti; e per la qualità della didattica.

«Vorremmo continuità didattica soprattutto per il bene dei nostri ragazzi e ragazzi. Vorremmo essere trattati da dipendenti di un datore di lavoro serio che non ci discrimina», dichiara Monica Hotellier Boccaro, docente di lingua inglese e francese alla scuola media. Il suo contratto ha avuto inizio il 4 ottobre e si è concluso il 19 dicembre 2023. Per poi riprendere dopo le vacanze natalizie, che ovviamente non vengono pagate.

«In famiglia siamo in quattro. Mio marito prende la pensione minima, mio figlio 700 euro al mese, mia figlia frequenta l’università. Riusciamo a farcela solo perché abbiamo una casa di proprietà, altrimenti sarebbe impossibile. È frustrante lavorare senza sapere quando percepirò lo stipendi», sottolinea Monica Hotellier Boccardo.

Come Hotellier Boccardo sono 15mila i professori e le professoresse, in Italia, che non hanno incassato tutti gli stipendi da inizio anno scolastico, pur avendo fatto lezione come da contratto. Sono impegnati nelle supplenze brevi (che non coprono tutto l’anno). In alcuni casi sono disposti a cambiare città; oppure a compiere lunghi tragitti per raggiungere l’istituto in cui vengono chiamati a insegnare, in base al punteggio raggiunto in graduatoria.

Il Governo, attraverso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha più volte annunciato che avrebbe semplificato e velocizzato il sistema attraverso cui i supplenti brevi gestiscono gli insegnamenti. Perché anche quando ci sono i fondi, le procedure di pagamento degli stipendi restano molto lente. Ma non è successo.

Cosa significa questo? Il risultato è che vi sono insegnanti che rinunciano alle docenze perché non posso permettersi di anticipare mesi di spese per gli spostamenti, non ricevendo i soldi degli stipendi.

Scuola - Insegnanti Precari
Un’aula scolastica durante una lezione. Gli insegnanti precari chiedono diritti e un contratto di lavoro

Il pasticcio del concorso per i docenti

Non è però finita qui. C’è anche il concorso docenti annunciato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito prima delle festività di Natale: le domande sono state inoltrate sino al 9 gennaio scorso. I precari sostengono che il concorso potrebbe trasformarsi in una beffa, in quanto molti insegnanti precari saranno costretti a prendere permessi non retribuiti per partecipare. Nel caso in cui riusciranno a superare il concorso, dovranno pagare parecchi soldi per frequentare i percorsi abilitanti. I costi potrebbero arrivare fino a 2.000 euro.

La protesta si è svolta a Bologna, davanti alla sede dell’Ufficio Scolastico Regionale, proprio in occasione dell’ultimo giorno valido per presentare domanda per il concorso. Il Coordinamento precari della scuola, a questo proposito, ha organizzato una consegna simbolica di “pacchi” per esprimere tutta la propria insoddisfazione nei confronti delle nuove regole volute dal Ministero dell’Istruzione, nell’ambito della riforma del reclutamento e della formazione iniziale.

«Non c’è dubbio che occorre risolvere la questione dei precari della scuola. Vogliamo un contratto, come tutti i lavoratori statali», afferma Monica Hotellier Boccardo. Il problema si trascina da anni, ma questo non significa che non debba essere risolto. «Ne va della qualità dell’insegnamento», aggiunge la professoressa Hotellier Boccardo, «e dell’istruzione di alunne e alunni a cui dedichiamo tutte le nostre risorse e competenze come insegnanti, nel mentre siamo trattati come docenti di seconda serie».

La testimonianza di un’insegnante

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