Omar Pedrini è indiscutibilmente uno dei grandi rocker della musica italiana. Con i suoi Timoria, prima, e in solitaria, poi, ha letteralmente segnato un’epoca, influenzando con i suoi testi e le sue melodie generazioni di musicisti, dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso fino ai giorni nostri.

Oltre alle sette note, però, lo “Zio Rock” si è dedicato anche ad altri generi artistici, come la scrittura (è autore di numerosi libri), il teatro e anche la televisione, dove non si è mai stancato di divulgare conoscenze musicali e non solo.

Venerdì 29 settembre al Teatro Alcione tornerà a suonare nella nostra città. Sarà, per sua stessa ammissione, un “concerto intimo, da una parte, con qualche venatura più aggressiva, dall’altra”. Fino a questo momento c’è stata un’ottima risposta del pubblico, che ha fatto quasi il sold-out per la serata. Mancano ancora una cinquantina di biglietti, quindi per gli interessati occorre affrettarsi.

«Mi presento nella mia formazione in trio, che mi permette di proporre al pubblico due anime diverse: quella più elettrica e quella più unplugged. Ci sarà un po’ di sperimentazione, con suoni dolci e aggressivi, e sonorità diverse. E poi capiremo, lì per lì, dove ci porterà quella sera la musica.»

Pedrini, innanzitutto ci presenta i musicisti che l’accompagneranno quella sera?

«Alla voce ci sarà Davide Apollo, che è anche la voce della Omar Pedrini Band e cantante fisso dei Precious Time, la tribute band che da vent’anni porta in giro la musica dei Timoria. Alle chitarre, invece, ci sarà il mio storico braccio destro, Carlo Poddighe. Con loro porto in giro questa sorta di “versione teatrale” della mia musica. È una quindicina d’anni che lo faccio e devo dire che ho trovato anche chi apprezza più questa versione “intima” rispetto all’altra. Per chi ama, invece, la versione più rock dico subito che il 27 ottobre partirà l’Omar Pedrini Band Tour e ci sarà sicuramente una tappa in provincia di Verona.»

Omar Pedrini

Rimanendo alla serata del Teatro Alcione che tipo di concerto si deve aspettare il pubblico?

«Il repertorio, come faccio sempre , sarà per metà scritto e per metà improvvisato. Ho un canovaccio su cui mi piace, da teatrante mancato quale sono, giocare. Mi piace molto interagire con il pubblico e capire un po’ dove mi porterà la serata. Di certo, quello lo posso assicurare è che ci saranno i grandi singoli della mia carriera: i successi dei Timoria ma anche le mie canzoni da solista. Possiamo definirlo, quindi, una sorta di concerto biografico, antologico.»

Anche perché di carne al fuoco ce n’è davvero tanta…

«Quest’anno si celebrano i trentacinque anni dal primo mini LP dei Timoria del 1988. In realtà, però, queste serate per me sono all’insegna della totale libertà. Al di là delle mie canzoni, a volte mi “scappano” anche delle cover di altri artisti: a volte la PFM, a volte Neil Young, a volte gli Oasis o Paul Weller. L’apporto del pubblico, in questo, è fondamentale. Una richiesta, una battuta, un urlo che proviene dalla balconata a volte mi fanno venire in mente una canzone in particolare e i miei compagni di viaggio sono in questo bravissimi ad approfittarne e a farmi deviare dalla scaletta originale.

Inoltre c’è da dire che Davide (Apollo, ndr) ha voce potentissima e questo mi permette di rispolverare alcuni brani che magari non canto dal vivo da un po’ di anni, anche perché erano melodie che costruivo intorno alla voce di Francesco (Renga, ndr): mi riferisco a quelle più pompose e arieggianti, che per le caratteristiche della mia voce sceglievo di non fare in concerto. Ora, invece, con la voce di Apollo, si possono riascoltare nel corso delle mie serate.»

Il trio elettroacustico: Davide Apollo (a sinistra), Omar Pedrini (al centro) e Carlo Poddighe (a destra) – dal profilo Facebook di Omar Pedrini

Si può dire che fra lei e la nostra città c’è un rapporto speciale?

«Verona è la mia seconda città. Provocatoriamente posso dire che l’ho frequentata quasi quanto un veronese. D’altronde mia nonna materna era del quartiere di San Zeno e quindi un quarto del mio sangue è proprio veronese. Quella nonna lì era chitarrista e il mio bisnonno, suo marito, era liutaio. Sono proprio quelli di cui parlo della mia biografia e che in qualche modo mi hanno trasmesso il DNA del musicista. Poi c’è anche da dire che io sono sì bresciano ma in realtà gardesano. Anche l’accento di quelli del lago è un po’ più dolce rispetto a quello cittadino o di chi proviene dalle valli.»

Venerdì sera, fra l’altro, suonerà a poche centinaia di metri dal mitico “Il Posto”, dove tanti anni fa lei fece, con i Timoria, il suo primo concerto fuori dai confini bresciani. Se lo ricorda?

«E come no?! A Verona, devo dire, ho davvero tantissimi bei ricordi. Tanti concerti, tante feste, il Festivalbar in Arena di Verona, nel 2006, appena uscito d’ospedale. Se devo, però, sceglierne uno quello è proprio il primo concerto dei Timoria al Posto, nel 1988. Ricordo che ci chiamarono a casa, perché all’epoca ovviamente non c’erano i cellulari, e ci chiesero di venire a suonare qui, in riva all’Adige. Ovviamente accettammo subito.

Un’altra immagine di Omar Pedrini

Io ero emozionatissimo. Per noi era davvero il primo concerto fuori Brescia. Avevamo da poco vinto il contest “Rock Targato Italia”, ma fino a quel momento avevamo sempre suonato nelle birrerie della nostra città e dintorni. Fu un bellissimo concerto e lo porterò sempre nel cuore. Poi c’è da dire che a Verona ho anche il mio liutaio di fiducia, Pietro e un caro amico e collega come Massimo Bubola. Senza contare la mia passione per i vini della Valpolicella, l’Amarone in particolare. Vabbé, se parliamo del mio rapporto con Verona potrei andare avanti tutto il giorno.»

 Verona che, in passato, è stata una città che ha saputo alimentare un certo movimento musicale. Cosa che Brescia, invece, continua a fare ancora oggi… si è mai chiesto come mai?

«Brescia è una sorta di Seattle italiana. È una città indie rock, ma in realtà si stanno sviluppando anche altri generi, come il rap. Certo, non ha le bellezze di Verona, ma in compenso ha tanti locali dove si può suonare e in generale ha una certa inclinazione verso la musica. Su questo, lo dico con orgoglio, abbiamo contribuito molto anche noi Timoria. Prima di noi non si credeva che un gruppo locale potesse uscire e arrivare fino alla notorietà nazionale. Chi fino a quel momento ci era riuscito era quasi sempre di Milano, Bologna, Roma o Napoli. Insomma, tutte grandi città, dalla vita culturale intensa.

Noi invece abbiamo dimostrato che pur partendo da una piccola realtà si può arrivare a vincere due dischi d’oro. E siamo stati la prima rock-band a farlo. In questo siamo stati dei veri pionieri. Comunque va detto che di Brescia ci sono altri musicisti famosi, come Mauro Pagani o Sandro Gibellini, il più grande chitarrista jazz italiano. Insomma, Brescia ha sempre avuto una bella scena musicale.»

E quest’anno Brescia è anche Capitale della Cultura italiana, insieme a Bergamo…

«Sì, stanno capitando tante cose belle, ma anche – va detto – qualche occasione mancata. Questo “premio” che abbiamo ricevuto dal Presidente Mattarella per il dramma del Covid, che ha colpito particolarmente proprio Brescia e Bergamo, ha portato e sta portando “tanta roba” in una città. Una città che in generale non è sempre stata portata verso l’arte. È più vocata al lavoro, anche se di recente si sta sviluppando una nuova mentalità e si sta cominciando a vedere una Brescia nuova, più interessante rispetto a quella che ho vissuto io da ragazzino. Ricordo che proprio per dare un mio contributo alla cultura musicale di Brescia m’inventai nel 1998 il Brescia Musica Art, un festival di contaminazioni musicali che ha portato nella mia città i massimi artisti italiani e stranieri. Lo feci proprio per dare ai bresciani una possibilità che io non avevo avuto da ragazzo, quando per qualsiasi cosa – mostre, concerti, iniziative culturali di vario genere – dovevo sempre recarmi a Milano. E all’epoca era un viaggio. Fra l’altro quest’anno ricorre il venticinquennale di quell’esperienza. Fummo anche il quel caso dei pionieri, che hanno di fatto contribuito a creare un po’ di cultura.»

La Omar Pedrini Band – dal profilo Facebook di Omar Pedrini

© RIPRODUZIONE RISERVATA