In un referendum di portata storica, i cittadini dell’Ecuador hanno votato domenica 20 agosto per bloccare le trivellazioni petrolifere in una parte del Parco Nazionale Yasuní, il “blocco 43”, un’area in cui abitano i popoli incontattati, cioè che non hanno contatti regolari con il mondo esterno.

Nel mondo vi sono più di cento popoli incontattati che per la maggior parte vive nell’Amazzonia brasiliana e in Perù, ma ve ne sono anche in Indonesia, Nuova Guinea, Bolivia, Paraguay, Colombia e, appunto, in Ecuador. 

La consultazione si è tenuta in contemporanea con quelle presidenziali che hanno sancito il ballottaggio, il 15 ottobre prossimo, tra Luisa Gonzàlez e Daniel Noboa.

Il Parco Nazionale Yasuni è la casa dei popoli Waorani e Kichwa, e delle tribù incontattate Tagaeri, Taromenane e Dugakaeri che si sono presi cura di questo ambiente per molte generazioni e non è quindi un caso che l’area sia tra i luoghi con la più alta biodiversità. Nel 2016, però, lo stato ecuadoriano aveva autorizzato lo sfruttamento petrolifero della Zona Intangibile Tagaeri Taromenane, all’interno del Parco Nazionale Yasumi, mettendo in essere una gravissima minaccia per i popoli incontattati che vi abitano. La loro vita, infatti, dipende dalla loro foresta e potrebbero essere sterminati da malattie e violenze portate dagli esterni.

«Abbiamo salvato il loro territorio, le loro vite, la loro sovranità alimentare e le loro medicine nella foresta sacra di Yasuni» ha affermato Leonidas Iza, presidente dell’Organizzazione nazionale indigena dell’Ecuador (www.conaie.org).  «In questo piccolo pezzo di territorio nel cuore dell’Amazzonia, possiamo trovare», ha proseguito, «soluzioni ai problemi che più affliggono l’umanità. La scienza ha dimostrato che nella lotta ai cambiamenti climatici, i territori meglio protetti sono quelli indigeni. Per questo invitiamo la comunità internazionale ad aiutarci, in modo solidale e consapevole, a prenderci cura dei territori che mantengono la vita di Madre Natura in equilibrio, che salvano le specie e anche l’umanità».

Gli fa eco Julio Cusurichi Palacios dell’organizzazione degli indigeni dell’Amazzonia peruviana (www.aidesep.org.pe): «Proteggere il territorio dei popoli incontattati che condividono la terra in Ecuador, nel Parco Nazionale Yasuní, e in Perù, nella Riserva Indigena di Napo Tigre (in attesa di creazione), è di fondamentale importanza per garantire i diritti delle tribù incontattate alla vita, alla salute, alla sopravvivenza e alla terra, nel rispetto dei quadri normativi internazionali che i governi devono attuare. In Perù, il governo», continua, «ha riconosciuto ufficialmente cinque popoli incontattati nell’area di Napo Tigre. Sono popoli transfrontalieri che vivono su entrambi i lati del confine tra Perù ed Ecuador. Vivono nelle loro terre ancestrali da secoli, da molto prima della formazione degli stati, di cui non riconoscono i confini artificiali».

Un risultato importante è uscito dal referendum del 20 agosto scorso in Ecuador per la salvaguardia dei popoli incontattati che da sempre vede mobilitata l’associazione Survival International (www.survival.it). «Si tratta di un’enorme vittoria per la campagna mondiale per il riconoscimento dei diritti dei popoli incontattati” ha dichiarato Sarah Shenker, Direttrice della Campagna di Survival per i popoli incontattati del mondo. «Ci auguriamo che l’esito di questo referendum aumenti la presa di coscienza del fatto che, se vogliamo che sopravvivano e prosperino, tutti i popoli incontattati devono avere i propri territori protetti. Oltretutto, sappiamo che i loro territori costituiscono la migliore barriera alla deforestazione, in particolare nella foresta amazzonica. Questi popoli sono nostri contemporanei, una parte vitale della diversità umana e custodi dei luoghi più biodiversi del pianeta».

© RIPRODUZIONE RISERVATA