Secondo quanto dichiarato dal Presidente di AGSM, per gennaio 2023 a Cà del Bue dovrebbe essere pronto un impianto per la produzione di biometano. Questo istintivamente non piace ad una parte di veronesi che preferirebbero sentir parlare solo delle più note energie rinnovabili: sole, vento e (dove possibile) idroelettrico. Eppure impianti come quello che l’AGSM vuole finalmente realizzare a Cà del Bue sono in questa fase storica indispensabili. Vediamo brevemente perché.

Il risparmio energetico e le energie rinnovabili – sole e vento prima di tutto – sono le risorse del futuro e su entrambi i fronti tutti i Paesi europei, Italia compresa, non hanno fatto abbastanza in questi anni.

Dobbiamo perciò certamente impiegare capitali pubblici e privati in questi settori, come in parte sta finalmente avvenendo anche grazie al PNRR e dunque all’Europa.

Tuttavia entrambi i fronti – risparmio energetico e rinnovabili – hanno nel breve termine dei precisi limiti di possibile efficacia.

Il risparmio energetico si può ottenere soprattutto migliorando la qualità degli edifici e delle produzioni industriali e diffondendo le buone pratiche di risparmio nelle case e negli uffici. Questo richiede tempo e, soprattutto, può portare risultati importanti ma da soli non sufficienti, a meno che non si voglia smantellare pressoché del tutto la struttura industriale del Paese (la famosa ‘decrescita’, che – secondo tutte le analisi economiche più serie – non è un’opzione seriamente praticabile).

Sole e vento, le migliori energie rinnovabili, avrebbero dovuto essere sostenute ben prima di oggi, lo si sta facendo finalmente adesso. Presentano però nel breve termine due problemi. Il primo è che la superficie da impegnare con impianti eolici, solari e fotovoltaici è notevolissima, e i tempi necessari non brevissimi, anche per le resistenze degli Enti competenti per le autorizzazioni, che finalmente il Governo Draghi ha provveduto a sbloccare. Il secondo consiste nel fatto che le attuali tecnologie non consentono di ‘stoccare’ l’energia in modo semplice, economico e per tempi lunghi. Le rinnovabili perciò possono essere sufficienti nelle fasi di maggiore disponibilità o di vento e sole, ma hanno ancora bisogno di un supporto non rinnovabile nei periodi di picco della domanda o di carenza di sole e vento.

Questo supporto alle rinnovabili, spiega l’Unione Europea, può e deve avvenire nei prossimi venti anni attraverso le cosiddette ‘fonti di transizione’, che sono il nucleare o il gas. L’Italia non ha impianti nucleari, e non è ragionevole, anche volendo introdurne (problemi esistono, naturalmente), pensare che possano diventare operativi, nel più veloce degli scenari, prima di 7-10 anni. Dobbiamo perciò ricorrere all’aiuto del gas ancora per un paio di decenni, ragionevolmente. Le crescenti tensioni internazionali che limitano la disponibilità e fanno impennare il prezzo del metano rendono la produzione autonoma di biometano, in particolare da biomasse agricole, necessaria, conveniente e strategica anche per la nostra indipendenza energetica. A Verona, in particolare, quasi tutti i bus circolanti sono a metano, oggi carissimo e la cui disponibilità in primavera 2023 è in forse.

Ecco perché la produzione di biometano a Cà del Bue è in questa fase una prospettiva necessaria. Dunque, una buona, anzi un’ottima idea.

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