Il Verona è nei guai, lo si era capito già prima della disfatta di Ferragosto contro il Napoli. Il pessimo risultato di coppa contro il Bari è stato solo l’ultimo segnale di una confusione che regna sovrana in casa Hellas. Una confusione che si riflette in campo e che, contro una corazzata come quella partenopea, ha mostrato tutte le sue nefaste conseguenze.

Cioffi è preoccupato, lo dicono le sue parole e ancor più i suoi occhi. C’è da lavorare, c’è da sostenere, c’è da comprare. Lavorare è il suo compito, sostenere è il dovere della piazza, comprare è l’obbligo della società. 

Non parla della partita il mister, non risponde alle domande sui novanta minuti. Parla dell’inesperienza dei suoi, fa nomi e cognomi: «Hongla ha fatto la coppa d’Africa e ha presenze in campionato Belga, in Serie A non ha mai giocato. Amione diventerà un cagnaccio, ma non ha esperienza e di fronte a gente come Lozano non ci si può aspettare che sia Maldini.» Ne prende due, i più in difficoltà, ma non vuole puntare il dito. Il messaggio è chiaro: la società deve comprare giocatori all’altezza, d’esperienza, pronti per la serie A.

«L’Hellas è un cantiere aperto – continua – c’è rimasto solo lo scheletro.» Fino alla chiusura del mercato questo periodo di transizione dovrà essere affrontato in apnea. Remando tutti dalla stessa parte.

Il Verona incassa un tempo, poi è disfatta

L’Hellas ha impostato la partita in copertura, facendo densità a centrocampo per arginare il Napoli. Dietro la linea a tre è composta da Dawidowicz, Gunter e Amione, il centrocampo è folto e muscolare – con Tameze e Hongla a sostegno di Ilic. Gli esterni sono i soliti, ma sembrano le brutte copie. Davanti Henri e Lasagna partono sempre sulla linea del fuorigioco, anche sui rilanci del portiere.

Cioffi l’ha pensata così: tutti dietro e pronti a correre.

Nel primo tempo, al netto di tutti i grossi problemi individuali e di reparto, il copione è rispettato. Il Verona non è bello, non è forte, ma rimane in partita. Ormai è chiaro che ci sarà da soffrire come i cani, ma i gialloblù incassano dignitosamente i colpi di un Napoli manifestamente superiore. 

La heatmap mostra l’area d’azione delle squadre nei due tempi. Evidente la chiusura del Verona. Fonte: Match Report – Lega Serie A

La ripresa è una disfatta. Il gol di Henry ha un effetto incomprensibile sulla squadra. È blackout totale. I tre gol presi nel secondo tempo sono inspiegabili per una squadra di professionisti. 

Il Napoli fa sempre la stessa cosa: Osimhen si abbassa a ricevere palla, la protegge, la smista sugli esterni Lozano e Kvara, mentre a turno i centrocampisti si buttano dentro. Le contromisure dell’Hellas semplicemente non esistono.

Gunter sale a inseguire Osimhen e nessuno si preoccupa di coprire il suo buco regalando una superiorità numerica costante ai napoletani. È una carneficina. Contro questo Hellas il Napoli non deve neanche più accelerare. Sul quarto gol Hongla e Ilic lasciano un chilometro di spazio a Lobotka, il polacco ringrazia e passeggia fino in porta mentre Osimhen come sempre porta via Gunter.

Dopo una sconfitta così sonora, terminata tra gli olé dei napoletani negli ultimi dieci minuti, la reazione normale è di rabbia per l’umiliazione subita. Al Bentegodi invece si guarda oltre: il problema non sono i cinque (o sei) gol presi, ma i gol che si rischiano di prendere nelle prossime uscite.

Ci sono ancora tre giornate da giocare a mercato aperto, se il Verona è questo si rischia di creare un gap di punti complicatissimo da gestire.

Squadra in difficoltà, tifosi presenti, società non pervenuta

Le responsabilità della situazione sono in ovviamente da distribuire, ma i maggiori azionisti, sembra chiaro, sono nella stanza dei bottoni.

È vero, i giocatori, inseguiti da voci di mercato insistenti, non stanno rendendo. Barak, Tameze e Ilic vanno a rallentatore rispetto all’anno scorso e il mercato aperto c’entra eccome. Cioffi dal canto suo non è finora stato in grado di puntellare né la tattica né lo spogliatoio, e se i giocatori sono in confusione è il suo compito rimetterli in riga. 

Le responsabilità della società, però, sono incommensurabili.

Sugli errori di comunicazione si è già ampiamente scritto. Il diesse Marroccu è scomparso dai radar. Non si prende alcuna responsabilità. Dopo le promesse di continuità di inizio estate è apparso solo in un’intervista all’Arena in cui incolpava giocatori e procuratori per il crollo dei suoi progetti di mercato. Oggi lascia a Cioffi il cerino in mano, delegando al mister il compito di dire che no, non esiste la continuità, esiste una squadra allo sbando tecnico e mentale. 

Infine c’è Setti. Setti che ha scientemente smontato la macchina perfetta dello scorso anno e l’ha fatto negando. Setti che – secondo i giornali – contatta personalmente Lotito per discutere di Ilic il giorno dopo che Cioffi ha descritto il serbo come una pedina fondamentale. Setti che ha trovato la gallina dalle uova d’oro nel calcio con una formula semplice: scommettere su giocatori poco o non considerati, valorizzarli e venderli in caso di successo, ripetere. Ovviamente non può andare sempre bene, ma per questo esistono i paracadute.

In questa situazione mister Cioffi sembra sempre meno propenso a fare da parafulmine. Parla con maggiore insistenza del bisogno di rinforzi. Il suo mestiere è proteggere la squadra, non la società. 

Infine il popolo dell’Hellas, dopo un’umiliazione in casa da parte di una squadra rivale come il Napoli, sembra avere le idee piuttosto chiare. Non serve fischiare, non aiuterebbe. I ragazzi devono essere sostenuti e spinti al di là dei limiti di questo Verona in transizione. In questo momento l’ambiente si deve stringere intorno alla squadra in difficoltà e i tifosi l’hanno capito. Questo ovviamente non significa mettere la testa sotto la sabbia, la contestazione a Setti a fine partita è un messaggio chiaro. La piazza sa bene chi abbia la responsabilità di correre ai ripari: la società ha ancora due settimane di tempo per salvare una stagione. 

La confusione è grande sotto il cielo, ma la situazione è tutt’altro che eccellente. 

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