Il nuovo lungometraggio prodotto dalla veronese K+ Film sarà presentato in anteprima mondiale alla 19esima Giornata degli Autori, nell’ambito del Festival del Cinema di Venezia. L’evento, in programma nei primi giorni di settembre, rappresenta una grande soddisfazione per la casa di produzione, che già in passato ha ottenuto grandi successi di critica e pubblico con Finché c’è prosecco c’è speranza, firmato da Antonio Padovan, Si muore solo da vivi di Alberto Rizzi, Disco Ruin di Lisa Bosi, L’Aviatore di Giangiacomo De Stefano e Dove Finiscono i Mandarini di Valentina Zanella (presentato all’ultimo Giffoni Film Festival).

Acqua e anice è invece firmato da Corrado Ceron, 42 anni, di Nanto (Vicenza), alle prese con la sua opera prima in carriera dopo una lunga esperienza come film maker e autore di numerosi cortometraggi, tra cui Il mio primo schiaffo (vincitore del concorso Action for Women), Prendere i cinghiali con le mani, Un amore di plastica, Scorciatoie, Alma, Corinna, Apnea. Laureato in Filosofia e diplomato in regia a Cinecittà, Ceron è stato a lungo a Roma a lavorare come assistente sui set prima di tornare nella sua città, Vicenza, per cercare di costruire “a casa” la propria carriera, in autonomia. Con i “cugini” veneti di Kplus ha trovato l’occasione di trasporre sul grande schermo il suo soggetto.

Ceron, innanzitutto cos’è “Acqua e anice”?

Corrado Ceron, sul set, dietro la macchina da presa

«È un inno alla vita e alla libertà di scegliere di essere felici. Come quello strano cocktail che gli dà il titolo, ha una doppia anima: quella scanzonata e un poco alcolica di Olimpia, e quella più posata di Maria. E doppio è anche il senso del viaggio, che è insieme il bilancio di una donna matura che ha vissuto sempre al massimo e l’iniziazione di una ragazza che non ha ancora cominciato a vivere. Un film che, tra ironia e commozione, malinconia e risate, cerca di cogliere gli aspetti più profondi e divertenti di due donne on the road.»

La sinossi del film recita testualmente:Olimpia è una leggenda del liscio e delle balere. All’età di 70 anni rimette in strada il furgone della sua orchestra e parte per un viaggio in cerca delle persone che l’hanno amata e dei luoghi che l’hanno resa una star. Da qualche tempo però la donna dimentica le cose, così ingaggia come autista Maria. Olimpia è eccessiva, scorretta, passionale; Maria è l’opposto, è silenziosa e lunatica. Le due donne impareranno un po’ alla volta a comprendersi e a volersi bene e Maria capirà un po’ alla volta cosa davvero quel viaggio significhi per Olimpia”. Come nasce l’idea di questa sceneggiatura?

«È un lavoro che ho in mente da molto tempo. La primissima stesura del soggetto risale al 2015 e l’ho scritta  insieme a Federico Fava, con cui ho firmato anche altri lavori. Lo spunto iniziale è stato un fatto di cronaca, successo proprio nella mia città, Vicenza. In quel caso si trattava di un viaggio di tre giorni, molto personale e radicale, dovuto a una scelta molto coraggiosa da parte di un’anziana signora. Questa storia mi ha colpito molto e mi ha ispirato per un “movie on the road”, che vuole raccontare le conseguenze di questa scelta, cercando di celebrare una donna che aveva vissuto una vita felice, piena di musica, di amore e molto altro. Con lo sceneggiatore abbiamo costruito il personaggio principale, quello di Olimpia interpretato da Stefania Sandrelli, immaginandola come ex cantante di balera e regalandole un’ambientazione molto specifica, in questo caso la Romagna.»

Perché questa scelta?

«Ci piaceva il background di questo mondo, fatto di sagre, cibo, musica, zanzare, piedi puzzolenti e piccole rivalità fra orchestre. In poche parole di vita vera, vita vissuta. Con questo testo abbiamo partecipato a vari concorsi e abbiamo vinto un fondo con il Centro sperimentale di cinematografia, la Scuola nazionale di cinema, e la Siae, che ci hanno dato una borsa di studio per poter scrivere e sviluppare una sceneggiatura, che abbiamo completato nel 2019. L’anno dopo l’abbiamo presentata a K+ che ha subito creduto nel progetto. Mi piaceva l’idea che io, veneto, trovassi in altri veneti il sostegno per portare avanti la mia idea, mi sembrava il connubio perfetto. A quel punto, per completare la sceneggiatura, è intervenuta Valentina Zanella, che insieme a Nicola Fedrigoni produce il film ed è a sua volta regista. È stata molto brava a inserire quel punto di vista femminile che inevitabilmente ancora mancava al testo. Abbiamo portato avanti il progetto partecipando a vari contest. A quel punto il sostegno dell’Emilia Romagna Film Commission ci ha permesso di realizzare il film, che ha avuto anche il contributo di Rai Cinema

Il film è una sorta di viaggio su più piani narrativi: fisico, emotivo, musicale, sensoriale…

«Non dimentichiamoci che questo è il mio primo film: per me è stato molto complesso il fatto di doverci spostare praticamente ogni giorno nelle varie location. Abbiamo realizzato il girato in cinque settimane, e qualche giorno dei cosiddetti “recuperi”, per un totale di quasi due mesi. Il film di viaggio non sta tanto nello spostamento logistico e non a caso gli esterni alla fine si vedono poco.

Da sinistra a destra Sandrelli, Rossi e D’Amico in una foto tratta dal film “Acqua e Anice”.

A me interessava proprio raccontare la crescita delle due protagoniste. Perché sia chiaro, non è solo una crescita di Maria, la giovane, interpretata da Silvia D’Amico, ma anche e forse soprattutto una crescita della protagonista, Olimpia, che all’inizio del film appare una personalità granitica, sicura di sé, arrogante, rigida. Nell’itinerario e nella vicinanza con Maria, piano piano, impara un po’ di altruismo e dolcezza e capisce finalmente che tutto ciò che dice e fa ha delle inevitabili conseguenze sugli altri.»

Che stile ha deciso di adottare?

«Una cosa che mi premeva era non raccontare le storie del passato attraverso l’utilizzo del flashback. Volevo rimanere nel presente e quindi ho voluto mantenere uno stile sempre realistico. Il passato di Olimpia è raccontato attraverso le parole e gli aneddoti, ma anche attraverso i luoghi, che sono l’esternazione dell’umore del personaggio. I luoghi che i personaggi incontrano sono come delle proiezioni mentali di Olimpia.»

Com’è stato lavorare con Stefania Sandrelli e Paolo Rossi?

«Sono state entrambe scelte molto azzeccate. Con Sandrelli non avevamo alternative. Volevo solo lei. Paolo Rossi, invece, è stata una bellissima sorpresa: lo conoscevo come comico, ma nel film ha dato il meglio di sé nelle scene drammatiche. La sfida per entrambi è stata il dover dosare il loro modo di essere con il personaggio scritto in sceneggiatura. Dovevano di fatto essere bravi a non far emergere troppo Sandrelli e Rossi e dare così spazio ai personaggi che interpretavano. Sottrarre è spesso la cosa più difficile, ma in entrambi i casi sono stati convincenti nel rendere il più reale e normale possibile il proprio personaggio.»

In tutto questo a dir poco fondamentale è il ruolo (e l’interpretazione) di Silvia D’Amico…

Corrado Ceron (a sinistra) al lavoro sul set

«Prima di lavorare con lei non avevo avuto modo di conoscerla personalmente, ma quando mi è stata proposta dalla stessa K+, che aveva già lavorato con lei in Finché c’è prosecco c’è speranza, ho voluto vedere tutti i suoi film e l’ho trovata subito adatta al ruolo. Devo dire che è stata bravissima, tecnicamente perfetta. Ha fatto inoltre un grande lavoro sulla lingua. Per calarsi meglio nel personaggio ha vissuto per alcune settimane con una famiglia di pescatori di Comacchio, allo scopo di prendere la cadenza proprio di quei luoghi. Che è, sia chiaro, ben diversa da quella di Ferrara o Rovigo. Il suo personaggio rimane inevitabilmente più in ombra rispetto a quello di Sandrelli, ma in realtà si è rivelata in tutto e per tutto una seconda protagonista. Maria, nel corso del viaggio, impara piano piano un po’ di vita vissuta. Addirittura eccede, a un certo punto, con una sorta di over reacting, tipico di chi viene incitato da altri a fare qualcosa che non fa parte del suo essere e finisce per andare ben oltre la soglia.

L’acqua e l’anice del titolo, due liquidi che si compenetrano e trovando insieme un nuovo sapore e colore, sono i due personaggi, che cercano di compenetrarsi e darsi vicendevolmente qualcosa.»

Il film verrà presentato alla Biennale di Venezia, una delle più importanti manifestazioni dedicate al cinema. Qual è stata la sua reazione alla notizia?

«Non me l’aspettavo e sono stato ovviamente felicissimo. Fra l’altro sarà presentato nella giornata dedicata agli autori. È un’emozione enorme. Noi siamo veneti e giocheremo in casa anche se ci presentiamo con un film nato piccolo, quasi zingaresco, con pochi mezzi e un po’ di follia. In questo, devo dire, sono stati davvero bravissimi i produttori a osare e investire su questo progetto.»

A proposito di progetti: su cosa sta lavorando?

«Il prossimo film dovrebbe essere sempre una produzione K+, ma per ora non posso sbilanciarmi e devo tenere ogni notizia riservata.»

I produttori di K+ Nicola Fedrigoni e Valentina Zanella

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