“Prova costume”, chi non ne ha mai sentito parlare o si è trovato nella situazione di temerla?

L’estate porta con sé diversi stereotipi: le vacanze al mare, il divertimento, la spensieratezza e il concetto, ormai radicato, della “prova costume”. Quest’ultima prevede che un soggetto sia fisicamente “pronto” ad esporsi pubblicamente in costume, rientrando perfettamente negli standard della società odierna.

Nonostante quest’affermazione sia ormai divenuta un intercalare molto frequente, può portare con sé emozioni sgradevoli e turbanti.

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Ciò accade perché il termine “prova” sottintende un significato ambiguo, presuppone che esista un test, una verifica o un compito, che può essere superato da alcuni corpi ma può anche bocciarne altri, con il rischio di essere etichettati come non adeguati o non conformi ad uno standard auspicabile.

Le emozioni sgradevoli, però, non rischiano di essere provate solamente da coloro che non rientrano nella fascia prestabilita, ma anche da individui che mettono da parte il proprio benessere, per mantenere un corpo che possa essere considerato socialmente accettabile, tramite atteggiamenti quali, ad esempio, rinunciare ad un momento di svago, una cena in compagnia, o una giornata di totale relax. Tale atteggiamento viene, inoltre, fortemente incentivato dai social network; qui, infatti, vengono condivise fotografie, momenti ed esperienze che sono peculiari del periodo della “bella stagione”.

In questo momento dell’anno, come già accennato, è presente la tendenza a trascorrere una moltitudine di esperienze legate allo svago, alla spensieratezza, alla compagnia degli altri e al divertimento, ed è usuale avere il desiderio di condividere sui social network situazioni di gioia.

Anche in questo caso alcune persone potrebbero sperimentare emozioni di inferiorità correlate ad uno stile di vita e una condizione fisica che viene considerata desiderabile. Spesso, però, dimentichiamo che ciò che vediamo sui social non corrisponde sempre all’esatta realtà; bisognerebbe ricordare che, ognuno di noi, decide volontariamente cosa mostrare agli altri, tendendo, anche, ad ostentare situazioni solo per sentirsi parte di una società che impone un determinato stile di vita.

Diviene evidente, a questo punto, quanto le informazioni che riceviamo dalla società, dalle pubblicità e dai social, possano influenzare la nostra quotidianità in modo importante, portandoci, in casi estremi, a diventare ciò che qualcun altro vorrebbe che fossimo, modificando le proprie abitudini repentinamente, allo scopo di raggiungere una meta e una corporatura imposti dall’ambiente che ci circonda.

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Avere l’ambizione di cambiare qualcosa di sé denota maturità e consapevolezza rispetto al fatto che la vita stessa è in continua evoluzione, è importante migliorarsi ed adattarsi laddove ci si dovesse rendere conto che qualcosa non ci soddisfa totalmente.

L’errore sorgerebbe nel momento in cui tali cambiamenti verrebbero messi in atto a causa di una sensazione di obbligo nei confronti di persone esterne. Può capitare di provare disagio o inadeguatezza, ma ogni cambiamento nella persona deve essere volto al solo scopo di realizzare la versione migliore di sé e per sé.

È importante ricordare, quindi, che i cambiamenti fulminei volti solo all’apparenza, spesso, risultano essere poco duraturi ed illusori, al contrario dei cambiamenti apportati con la giusta consapevolezza, pazienza e serenità.

Un cambiamento reale e duraturo deriva, nella maggior parte dei casi, da un rapporto onesto con quelle che sono le attività che realmente ci regalano gioia e benessere, anche se non sono conformi a ciò che la società continua a presentarci come “allettante”; solo così un cambiamento potrà essere considerato autentico per la persona.

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