Dopo la Seconda Guerra Mondiale possiamo affermare sia iniziata la Storia contemporanea: un nuovo modo di vivere e affrontare l’esistenza per tutti coloro che erano chiamati a ricostruire la civiltà e soprattutto per coloro che vennero al mondo dopo la fine del conflitto. I manuali utilizzati sui banchi di scuola hanno sempre individuato una cesura netta rispetto a quanto era successo fino a quel momento: un cambio di rotta denominato in modo simbolico, ma assai eloquente, Guerra Fredda. Era proprio il nuovo modo di combattere che, infatti, andava a segnare questo mutamento di prospettiva: anche la guerra del ’45 nella modalità e nella gestione degli scontri era ancorata ad una mentalità da ‘800 più che da XX secolo e, solo nelle parti finali, il concetto di arma cominciò a mutare: pensiamo, in tal senso, al bellissimo film del 2014, The Imitation Game, dove risulta chiaro che l’invenzione di Alan Touring andava oltre ogni genere di macchinario bellico di cui ci si era, fino a quel momento, serviti: il primo passo verso il predominio, in quel campo, della tecnologia e dei gadget di cui avrebbero cominciato a far uso i James Bond di tutto il mondo. 

Le fondamenta delle Torri Gemelle oggi ospitano due fontane quadrate. Sui pannelli di bronzo lungo tutto il perimetro sono stati incisi i nomi delle vittime della strage

Un mondo in cui a contare, non erano più eventi di proporzioni macroscopiche, ma singole vicende o problematiche collegate direttamente o indirettamente fra loro, che assumevano un peso specifico ben superiore alla somma delle parti: lo sbarco sulla luna, le lotte per la libertà civili, il ’68 e le rivoluzioni legate ai movimenti giovanili, la lotta alla mafia, le questioni ambientali, la globalizzazione, la gestione del nucleare. I conflitti armati poi erano differenti: circoscritti e limitati ad alcune aree (pensiamo alla Corea e al Vietnam) e molto spesso dettati da particolari motivazioni economico-politiche-ideologiche più che dalla volontà di dominare in modo incontrastato sull’Europa o su tutti i popoli. 

Dopo il 1945 solo due sconvolgimenti hanno avuto delle conseguenze talmente importanti da segnare l’orientamento generale della Storia: il primo, la caduta del Muro di Berlino; il secondo, il crollo delle Torri Gemelle. Due episodi che, nel giro di un decennio, hanno indirizzato in modo netto e irreversibile il passaggio a una nuova epoca storica. Nel 1991 la fine della DDR segnò, di fatto, la fine dell’URSS e del dominio sovietico nell’Europa dell’Est. Nel 2001, l’attacco ad uno dei simboli del mondo occidentale, rappresentò la conferma definitiva che gli USA erano un gigante con i piedi d’argilla e portò alla presa di coscienza che nessun luogo sulla Terra poteva definirsi sicuro.

Chi è nato all’inizio degli anni Novanta ricorda molto bene quell’11 settembre di vent’anni fa: per noi stava per cominciare una fase importante della vita (o almeno all’epoca lo era), l’inizio delle scuole medie e il primo passo verso l’età adulta: tutti noi, chi con maggior, chi con minor maturità, eravamo ben consapevoli del passaggio nelle nostre vite che seguiva l’ingresso in un nuovo percorso/classe/scuola. Erano le 15.00 (le 9.00 di mattina negli States) e molti ricordano quel momento proprio perché erano già davanti alla televisione: le trasmissioni interrotte, le medesime immagini su ogni canale (all’epoca non ce ne erano tantissimi come ora, ma erano comunque diversi), le sequenze che, infinite, prive di commento, sembravano uscire dai teleschermi. Io ero in camera a preparare lo zaino per la mattina seguente e ho memoria della domanda che mia madre fece, quasi distrattamente, vedendomi arrivare in salotto e sapendo quanto, già all’epoca, fossi innamorato del cinema: “Ma è un film?” Una domanda che, penso, tanti altri fra coloro che stavano seguendo qualche programma sullo schermo, legittimamente si saranno posti. Poi, la realizzazione che no, non era un cult-movie con Schwarzenegger o Sylvester Stallone, ma una fotografia in diretta, talmente nitida e autentica da sembrare, per l’epoca, irreale e frutto di qualche effetto speciale alla George Lucas.

Il monumento celebrativo, assieme al parco e al museo sotterraneo, costituisce il National September 11 Memorial & Museum. Una frase del poeta latino Virgilio accompagna la memoria attraverso il tempo.

E, in un istante, ecco la percezione che qualcosa era cambiato, qualcosa si era spezzato sulla strada del nuovo millennio, che solo l’anno prima era arrivato carico di attese e di belle speranze; soprattutto sulla scia degli anni ’90 che possono essere definiti, a maggior ragione alla luce di quanto vissuto a partire da quel momento, come una parentesi d’oro, trampolino di lancio verso nuovi viaggi interstellari e la chimera di un benessere collettivo che diversi segnali lasciavano presagire. Il crollo delle Torri Gemelle è stato una sorta di prima tessera del domino che, da quel momento in avanti, ha portato le lancette dell’orologio a correre in maniera pazza e ha determinato uno stravolgimento totale nelle modalità di intendere e capire il futuro. Nuove parole, nuove tensioni, nuove prospettive distoglievano in maniera brutale il velo di Maya che ci si era illusi di poter tenere sugli occhi. La vita, già di per sé complicata, iniziava a farsi quasi ingestibile, specie in ambiti nei quali i meccanismi ormai erano dati per certi e scontati.

Il ricordo di quegli eventi è rimasto indelebile nella coscienza collettiva e ha lasciato una sorta di ferita che, dopo due decenni, non si è ancora rimarginata. Nel frattempo, quei bambini sono diventati adulti, gli impegni e la quotidianità hanno preso il sopravvento, ma la sensazione di aver assistito a qualcosa di incredibilmente potente e straordinariamente incisivo c’era allora e, in occasione di questo anniversario, si è fatta ancora più viva e concreta. Tentando di sdrammatizzare (ma nemmeno troppo), in un brano che passava continuamente in radio questa estate 2021, “Scrivile, scemo”, dei Pinguini Tattici Nucleari, viene ricordato un episodio legato all’improvviso dirottamento di tutte le trasmissioni sulle riprese in diretta da New York, che merita, specie per i più giovani, di essere ricordato e chiarito: molti dei più piccoli che erano davanti alla TV stavano guardano una puntata della Melevisione, storico programma per ragazzi in onda in quegli anni su Rai 3. Quella puntata fu bruscamente interrotta e, tuttavia, una volta ripristinato il normale palinsesto durante i giorni successivi, mai più ritrasmessa. Per tanti questo, come ricorda la canzone, fu un vero e proprio trauma infantile e pensate che esiste addirittura una pagina su Facebook che raduna moltissimi di quegli sventurati che, sono ancora lì, a chiedersi come sarebbe finita, se le immagini delle torri che andarono in/fiamme non fossero apparse all’improvviso.


Una selezione di albi che le case editrici di comics hanno dedicato a quel giorno nefasto – Foto di Matteo Quaglia

Il crollo delle Twin Towers, oltre ad essere sulle prime pagine di tutti i giornali, venne ricordato attraverso numerose modalità di espressione: dai servizi in televisione, ai saggi, dai documentari, alle riviste specializzate. Una delle forme più originali e incredibilmente efficaci fu, però, quella cui fecero ricorso le case di produzione di comics: mescolando realtà e fantasia, moltissimi degli autori più apprezzati decisero di unire le loro forze per rendere omaggio ad un’America ferita, ma, ancora e soprattutto, a quegli eroi che contribuirono a rendere quell’evento più sopportabile donando completamente se stessi, il proprio lavoro, la propria forza d’animo: pompieri, forze di polizia, medici, infermieri, ingegneri, tecnici e anche persone comuni che in quell’occasione dimostrarono di pensare e di agire all’unisono. 

Quelle bellissime testimonianze, anche a distanza di tanti anni, consentono di fare un balzo indietro nel tempo, riescono a commuovere e sono in grado di far rivivere quegli attimi in un misto eterno di fascino e malinconia.

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