Per qualche giorno, Villa Brasavola de Massa ospiterà un percorso espositivo che invita a soffermarsi di fronte a tele, fotografie e sculture. L’obiettivo è osservare le opere per coglierne la genesi e l’istinto primigenio, andando oltre il semplice giudizio estetico o la ricerca di canoni riconoscibili. È questo il cuore della mostra “Il gesto delle origini”, promossa da Cherry Bank dal 7 al 10 ottobre negli spazi del prestigioso edificio di Piazza Cittadella a Verona, all’interno del circuito OFF della 21ª edizione di ArtVerona.

L’inaugurazione è prevista per oggi pomeriggio, martedì 6 ottobre, alle 18. La mostra resterà aperta fino al 10 ottobre, dalle 10 alle 17, accompagnando così i giorni della fiera veronese dedicata all’arte contemporanea. Il progetto, ideato da Leonardo Zoccante, è curato dall’Associazione Arte e Scienza Connettiva insieme al collettivo veneziano TAPU, in collaborazione con Isolo17 Gallery. Ma soprattutto nasce da un incontro: quello tra gli artisti “speciali” seguiti dall’associazione veronese e gli autori “singolari” che TAPU ricerca e sostiene ai margini dei circuiti artistici convenzionali. Il risultato è un percorso fatto di pitture, fotografie e sculture nel quale le categorie diventano meno importanti delle persone e del gesto attraverso cui un’immagine prende forma.

Fuori dal museo, fuori dalle regole

C’è un filo che unisce lavori apparentemente lontanissimi. Da una parte l’arte primitiva africana, dall’altra le opere di artisti che spesso hanno costruito il proprio linguaggio fuori dalle accademie, dalle scuole e dal mercato. In mezzo, una domanda semplice ma tutt’altro che scontata: che cosa rimane dell’arte quando togliamo di mezzo le regole che abbiamo costruito intorno all’arte?

Per l’Associazione Arte e Scienza Connettiva, la risposta passa dalla relazione tra creatività e processi cognitivi. L’associazione, nata a Verona, lavora in particolare con artisti neurodivergenti e con persone che vivono condizioni di fragilità economica e sociale, affiancando all’attività espositiva una ricerca nel campo delle neuroscienze e, in particolare, intorno alla teoria del Connettivoma.

L’idea è che il gesto creativo non possa essere separato dalla percezione che lo genera. Un colore, una forma, un’immagine possono produrre una risposta che non si esaurisce nel momento in cui lo stimolo viene ricevuto. In alcune esperienze percettive, sensazioni diverse finiscono per sovrapporsi e un’immagine può diventare qualcosa di più della semplice rappresentazione di ciò che si è visto.

L’opera diventa allora una traccia. Non necessariamente la rappresentazione di un oggetto o di una storia, ma di ciò che quell’oggetto o quella storia hanno prodotto dentro chi li ha incontrati. È una prospettiva che cambia anche il ruolo di chi guarda. Non più soltanto spettatore davanti a un’opera conclusa, ma parte di una relazione che continua nel momento stesso in cui l’opera viene osservata.

Il gesto prima della firma

È qui che entra in gioco il titolo della mostra. Prima della firma, prima dell’artista riconosciuto, prima delle gallerie e delle collezioni c’è il gesto. Nelle culture che oggi definiamo primitive, le immagini erano immerse nella vita della comunità. Raccontavano la caccia, il raccolto, il lutto, la festa. Non erano oggetti separati dal mondo, destinati a essere osservati da qualcuno arrivato dopo. Erano parte di ciò che stava accadendo.

Anche la storia dell’arte occidentale, molto più tardi, ha dovuto imparare a guardare ciò che restava fuori dai propri confini. All’inizio del Novecento Hans Prinzhorn raccolse e studiò produzioni realizzate da persone non considerate artisti. Poi Jean Dubuffet coniò il termine Art Brut per indicare una creatività nata lontano dall’accademia e dai suoi codici. L’Outsider Art avrebbe successivamente ampliato ancora quello spazio.

“Il gesto delle origini” si inserisce dentro questa lunga ricerca senza voler semplicemente riproporre una categoria. Il confronto con TAPU, collettivo nato a Venezia nel 2013 e dedicato agli artisti indipendenti e “singolari”, serve piuttosto a mettere in cortocircuito epoche e linguaggi diversi. Il punto di contatto non è lo stile. È la funzione del gesto.

L’arte delle origini costruiva un legame tra la persona e la comunità. L’arte connettiva prova a costruirlo tra chi crea e chi guarda. In entrambi i casi l’opera non è soltanto qualcosa da contemplare. È qualcosa che accade tra le persone.

Per questo l’apertura di Villa Brasavola de Massa assume un significato che va oltre i quattro giorni della mostra. Cherry Bank mette temporaneamente il proprio spazio al centro di un’altra forma di relazione con la città: non più soltanto un luogo nel quale entrare per una necessità professionale, ma uno spazio nel quale sostare, incontrarsi e guardare.

Durante i giorni di ArtVerona, tra fiere, gallerie e appuntamenti del calendario ufficiale, può essere proprio questo il piccolo paradosso di “Il gesto delle origini”: riportare l’attenzione sull’arte nel luogo in cui, per un momento, l’arte non ha bisogno di dimostrare nulla. Le basta un gesto. E qualcuno disposto a guardarlo.

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