Del pittore Saverio Della Rosa sappiamo poco. Le informazioni biografiche sono scarse, ma una cosa sembra certa: l’artista ha vissuto gran parte della vita nella sua città natale: Verona. Ma c’è un episodio nella sua vita che anche i non studiosi dell’arte potrebbero conoscere: l’incontro con Wolfgang Amadeus Mozart. Il suo ritratto ad opera di Della Rosa è datato 1770 e, passando da innumerevoli repliche e trasformazioni “pop”, è finito in una collezione privata a Losanna, in Svizzera. All’epoca Mozart aveva quattordici anni.

Parliamo del “genio”, della quintessenza simbolica della musica classica, dell’archetipo di prodigio infantile. A tre anni individua gli accordi sul clavicembalo, a cinque inizia a comporre. Ma cosa ci faceva a Verona il giovinetto di Salisburgo, ancora lontano dall’essere popolare, nonostante il talento?

Suo padre Leopold era un raffinato massone, un “padre-manager” per alcuni, e un cultore della musica. Instancabile educatore d’altri tempi, decide di portare suo figlio Wolfgang in Italia per offrirgli una formazione musicale di prim’ordine e un’occasione per affermarsi nello scenario italiano. All’epoca, uno dei ruoli più ambiti per un compositore era ottenere un lavoro presso una corte prestigiosa.

Saverio Della Rosa – Il giovane Mozart

Il viaggio inizia nel 1769. Nella corrispondenza con la moglie, Leopold esaspera alcuni aspetti del viaggio e ingigantisce i successi del figlio, all’inizio tutt’altro che evidenti. Inoltre, Leopold era solito togliere uno o due anni a suo figlio e questa era una prassi tutt’altro che favorevole all’ascesa di Wolfgang. Il giovane Mozart viene infatti visto con minor credibilità proprio in ragione dell’età dichiarata; si racconta che per il pubblico «egli era poco più che un balocco, una curiosa attrazione»[1] destinata alle signore.

Il primo vero trionfo avviene all’Accademia Filarmonica di Verona. All’indomani del concerto tenutosi l’8 gennaio 1770, un giornale locale scrive: «Questa città non può non annunciare il valor portentoso, che in età di non ancora tredici anni ha nella musica il giovanetto tedesco Signor Amodeo Volfgango Mozart»[2].

È l’inizio dell’ascesa in Italia di Mozart. Sei mesi dopo viene ascoltato a Napoli, al Conservatorio della Pietà. C’è chi, di fronte alla sua maestria, allude a un qualche potere sovrannaturale. Alcuni lo obbligano a togliersi un anello che porta al dito poiché credono che sia tutta lì l’origine del “prodigio”[3].

Dopo una parentesi a Milano, Mozart transita di nuovo a Verona per tornare a Salisburgo. È qui che nasce il mito di Mozart in Italia: una storia raccontata dalle cronache musicali, dal cinema e, secondo alcuni studiosi, anche tra le note scritte dallo stesso Mozart: durante questi viaggi in Mozart sarebbe nata una musicalità italiana miscelata al sentimentalismo tedesco.

Una parentesi, quella italiana, che apre la strada a quel giovanetto tedesco Signor Amodeo Volfgango verso la maggiore età… e la maturità del più noto e produttivo periodo viennese.

Fonti

[1] M. Carrozzo, C. Cimagalli, Storia della musica occidentale. Volume 2, Armando Editore, 2008

[2] Verona e il Garda. Rivista mensile, Arti Graf. Chiarimenti, 1941

[3] C. M. Malfatti, Pensieri a proposito di Mozart, Rinaldi e Selitto, 1879

© RIPRODUZIONE RISERVATA