Forte Sofia ,soprannominato la Perla delle Torricelle, sorge sulle colline di Borgo Trento, in un contesto di grande pregio naturalistico. Immerso nel verde che abbraccia la città, su cui si ergono altri due forti protagonisti delle vicende risorgimentali veronesi, Forte San Mattia e Forte San Leonardo, che oggi ospita il Santuario di Nostra Signora di Lourdes, entrambi ben visibili dalla pianura.

Il monumento è raggiungibile attraverso un dedalo di sentieri acciottolati molto suggestivi, che si intrecciano tra loro e conducono agli altri complessi fortificati, immergendo nella storia i camminatori che si inerpicano sui viottoli. Molti appassionati di arrampicata sportiva lo utilizzano come palestra per affrontare le scalate e possono superare i due metri di altezza.

Dalla sommità del complesso è possibile ammirare un panorama incantevole su Verona, dove l’occhio spazia dai forti San Mattia e San Leonardo per allargare lo sguardo a Ponte Pietra, Castel San Pietro e al Teatro Romano, osservando l’ansa dell’Adige che si incunea sotto i numerosi ponti urbani. Se le giornate sono particolarmente terse, lo sguardo volge verso l’Arena e Piazza Bra, salotto della città con i suoi palazzi eleganti, fino a Castelvecchio, l’antica Basilica di San Zeno e il complesso di San Bernardino.

In lontananza si possono scorgere le colline moreniche di Custoza, del entroterra gardesano, la Valpolicella e il Naso di Napoleone, nome attribuito al Monte Pizzocolo, situato sulla sponda bresciana del Lago di Garda. La cura e manutenzione è affidata all’Associazione Aps Forte Sofia che lo valorizza e tutela con passione e dedizione, abbellendo con fiori e piantumazioni arboree il perimetro del monumento.

Il forte è composto da una torre casamatta centrale a tracciato circolare ed è circondato da un recinto di sicurezza ; possiede tre ordini di fuoco, due nella casamatta e uno nel terrapieno, dove venivano collocati i cannoni. All’interno del secondo ordine di fuoco si possono ancora vedere gli anelli dove venica legato il pezzo d’artiglieria ed anche i condotti per l’aerazione dell’ambiente, che in caso contrario si sarebbe riempito dal fumo sprigionato dalla polvere nera.

La struttura interna è collegata da una scala a doppia elica, con un lato di salita e uno di discesa, affinché i soldati ospitati all’interno non si potessero scontrare. L’impianto venne progettato dall’architetto e urbanista tedesco Franz Von Scholl (1772-1838) nel 1834, già attivo nella realizzazione di molte strutture militari cittadine.

Il fronte principale presenta un terrapieno con postazioni di artiglieria a cielo scoperto, protetto da murature possenti mentre il fossato separa l’edificio dalla collina circostante e la torre si erge su tre piani, invece il piano terra si articola solo per metà dell’impianto circolare, adattandosi alla morfologia collinare. La struttura è arricchita da una galleria anulare dotata di fucileria che veniva utilizzata a scopi difensivi, inoltre il terrazzo ospitava i cannoni di maggior calibro, probabilmente da diciotto libbre, che potevano ruotare lungo la circonferenza dell’edificio.

Ancora ben visibili risultano essere gli scansi dove si muovevano le ruote delle bocche di fuoco. L’Ottocento a Verona è caratterizzato da cambiamenti sigificativi tanto a livello di potere politico quanto nella gestione militare. Fu così che dopo quattro secoli di dominazione ininterrotta da parte della Repubblica di Venezia (1405-1797), ci fu la parentesi francese con l’arrivo delle truppe di Napoleone Bonaparte e nel 1814, anno del Congresso di Vienna, Verona entrò a far parte del Regno Lombardo Veneto rimanendovi fino al 1866, quando divenne parte integrante del Regno d’Italia.

Cinquant’anni di dominazione austriaca portarono alla costruzione di fortificazioni che modificarono il tessuto urbanistico cittadino. Il generale Joseph Radetzky (1766-1858) nobile boemo e comandante dell’esercito austriaco durante la Prima Guerra d’Indipendenza italiana, pianificò la realizzazione di numerose architetture militari in grado di resistere alla potenza devastante dei cannoni e cercò di conservare, per quanto fosse possibile, le strutture protettive sorte durante le epoche precedenti, estendendo una rete enorme di piazzeforti per difendersi dalle incursioni nemiche.

Il forte porta il nome dell’arciduchessa Sofia di Baviera (1805-1872), una figura femminile molto intrigante e prestigiosa, in grado di modellare l’Impero Austro-Ungarico, che si scontrò con la nuora Elisabetta di Baviera (1837-1898), conosciuta come principessa Sissi. Sofia si dimostrò molto critica nei suoi confronti e si impose di controllare l’educazione dei suoi figli.

Quando l’imperatore Ferdinando I abdicò nel 1848, Sofia seppe orchestrare l’ascesa al trono del figlio diciottenne, Francesco Giuseppe I d’Austria, esercitando su di lui un’influenza notevole, sancendo così una continuità significativa della dinastia asburgica. Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale e in particolare dopo l’armistizio di Cassibile siglato l’8 settembre 1943 diversi forti veronesi furono utilizzati dagli occupanti fascisti e nazisti come prigioni, tra cui Forte Sofia. Mentre era prigione furono costruiti i muri per suddividere gli stanzoni e ottenere singole celle.

La fortificazione era di dimensioni più esigue rispetto ad altri forti collinari come Forte San Mattia e Forte San Leonardo, tuttavia i prigionieri erano stipati all’interno di spazi angusti. L’avamposto costituì un carcere per migliaia di persone che transitarono da qui e vi furono imprigionati, osservando impauriti ed attoniti Verona dall’alto devastata e lacerata dalle ferite provocate dai bombardamenti. I giorni vissuti in cella trascorrevano nella solitudine assoluta, tra isolamento e razionamenti molto limitati di acqua e pane nero, nella speranza che un armistizio ponesse fine alle atrocità della guerra.

Trascorsi quasi due secoli dalla sua costruzione, Forte Sofia ha saputo trasformare la propria storia complessa in un patrimonio condiviso. Gli spazi che un tempo custodivano cannoni e in tempi bui prigionieri in attesa della libertà, oggi si aprono alla città ospitando incontri aperti alla comunità e ai cittadini. Il calendario di eventi promosso dall’associazione Aps Forte Sofia è molto ricco e variegato e propone visite guidate  per chi nutre interesse per la storia delle Torricelle e della nostra città, inoltre vengono offerti laboratori e visite didattiche dedicati alle scuole, per avvicinare le nuove generazioni alla memoria storica del territorio.

Si tengono eventi musicali gratuiti che animano le serate del forte e la Giornata Mondiale del Rifugiato, con un palinsesto di talk, concerti e proiezioni dedicati alle riflessioni sui conflitti e sull’accoglienza. Durante il mese di settembre viene organizzato l’Holy festival, rassegna di musica indipendente che ogni anno richiama band e pubblico da tutta la regione.

Ogni iniziativa, dalla più piccola alla più partecipata, sostiene attività sociali e no profit, restituendo al forte una funzione comunitaria ed è attraverso questo lavoro quotidiano, fatto di cura, volontariato e passione che l’Associazione restituisce a Forte Sofia un ruolo attivo per la città, non più avamposto di difesa e reclusione, ma presidio sociale e culturale. Chi raggiunge la Perla delle Torricelle non trova solo un panorama mozzafiato, ma un pezzo di storia che si racconta continuamente e una comunità che ogni giorno sceglie di renderla viva.

© RIPRODUZIONE RISERVATA