Tra poche settimane sarà presentato in consiglio comunale il nuovo PAT per essere adottato. Ai nostri amministratori e a chi ha il compito di definire il nuovo assetto urbanistico di Verona, desideriamo ricordare che Michele Sanmicheli (Verona 1484 – 1559), probabilmente il più importante architetto-urbanista del XVI secolo, dal 1535 ingegnere capo delle fortificazioni dello Stato veneto, operò nella sua città natale, Verona, e anticipò il futuro sviluppo della città in continuità e armonia con la sua storia e cultura.

La sua opera urbanistica fu importante quanto quella architettonica e la struttura urbana della Verona contemporanea si basa sul suo antico progetto. Impostò il disegno della Verona cinquecentesca, conferendole un impianto urbanistico di impronta classica, inserito con raffinato equilibrio nel contesto naturale. Diede inizio allo sviluppo della città a sinistra dell’Adige (Veronetta) e pianificò la lottizzazione della Cittadella, liberata dalla funzione di accogliere le truppe militari.

Ne abbatté le vetuste opere di difesa viscontee del XIV secolo che collegavano le mura magistrali di Verona con due cortine murarie, creando un quadrilatero fortificato per difendersi dalle rivolte cittadine. Tra il 1531 e il 1532, la Cittadella Viscontea fu completamente trasformata, perdendo la sua funzione militare. Furono ristrutturati i Portoni della Bra e tracciato il percorso di quello che diventerà Corso Porta Nuova.

Inoltre, progettò gli assi stradali che attraversano tutt’ora due delle principali porte d’ingresso alla città: Porta Palio e Porta Nuova. La prima, situata sull’antica via Postumia, era in asse con l’Arco dei Gavi e Porta Borsari; mentre la seconda è in linea con i Portoni della Bra ed è ancora oggi la principale via d’accesso al centro. Riprogettò la cinta muraria, integrando i sistemi difensivi con il tessuto urbano e la storia romana della città.

Trasformò le mura cittadine, in particolare sul lato orientale e a sinistra dell’Adige, per resistere all’artiglieria. Attualmente, sono rimasti il Bastione delle Maddalene, la Rondella di Santa Toscana e le monumentali Porta San Zeno, Porta Nuova e Porta Palio.

Realizzò quattro palazzi: Canossa e Bevilacqua sulla Postumia, Guastaverza sul Liston, vicino all’Arena, e Pompei in lungadige Porta Vittoria, che divennero punti di riferimento urbani. Ridisegnò la facciata del Palazzo del Capitano, che divenne la dimora del Capitano. Progettò anche il campanile del Duomo, rimasto però incompiuto, nonostante un tentativo nei primi anni del ‘900 da parte dell’architetto Ettore Fagiuoli. Ha inoltre disegnato i progetti per la Cappella Pellegrini nella Chiesa di San Bernardino; la Chiesa della Madonna di Campagna; la Cupola di San Giorgio in Braida e il Lazzaretto.

Le sue opere non erano solo militari, ma collegavano l’architettura difensiva alle esigenze civili e alla cultura cittadina, ispirandosi a modelli rinascimentali e classici. Michele Sanmicheli aveva assimilato la cultura classica di Verona, studiato attentamente l’impostazione urbanistica e individuato gli elementi storici più importanti e le aree dove guidare lo sviluppo futuro della città. Aveva compreso chiaramente quale sarebbe stata la vocazione futura di Verona.

Michele Sanmicheli – Foto di Veronica Lisi

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