L’eredità di Dolly Parton: quel country fatto mondo
Ci ha lasciato la regina del country. Al di là del cordoglio universale, qual è l'eredità che lascia alla musica la grande artista statunitense?

Ci ha lasciato la regina del country. Al di là del cordoglio universale, qual è l'eredità che lascia alla musica la grande artista statunitense?

Ma da dove partono, davvero, le radici di una leggenda? E, soprattutto, cosa ci lascia oggi Dolly Parton?
Ci lascia l’idea di un country profondamente tradizionale, quasi monumentale. Un genere viscerale, ancorato al suolo, alle montagne e all’identità più intima e provinciale degli Stati Uniti, che grazie a lei è riuscito nell’impresa impossibile di compiere il giro del mondo. Con la forza pura della sua scrittura e la trasparenza della sua voce, Dolly ha preso quelle storie locali e le ha rese un linguaggio universale, capace di parlare a ogni latitudine.
Dalle colline del Tennessee al pantheon della musica globale, la sua scalata è stata segnata da capolavori immortali: “Coat of Many Colors” (1971), racconto viscerale della sua infanzia povera ma ricca d’amore; l’implorazione struggente di “Jolene” (1973); e “I Will Always Love You” (1974), un addio in musica scritto con una grazia così pura da conquistare le classifiche mondiali, prima con la sua voce e poi con quella di Whitney Houston. E come non citare l’energia travolgente di “9 to 5” (1980) o la collaborazione perfetta con Kenny Rogers in “Islands in the Stream” (1983)?
Una produzione sconfinata — oltre 3.000 brani scritti e più di 100 milioni di dischi venduti — che le ha fatto collezionare 11 Grammy Awards (compreso il Lifetime Achievement Award), decine di Country Music Association Awards e l’ingresso solenne sia nella Songwriters Hall of Fame che nella Rock and Roll Hall of Fame.
E poi ci lascia quella nostalgia densa, tipica del tempo che è stato e degli anni che venivano, quella sensazione sospesa che si avverte soltanto quando i interpreti capaci di definire un’intera epoca chiudono il loro capitolo terreno per proseguire il viaggio nell’aldilà.
Non celebriamo solo una stella della musica, ma il passaggio di testimone di un’artista che ha saputo trasformare la tradizione in un patrimonio di tutti.
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