Due mondi che collidono, e diventano un altro mondo, diverso dalle visioni artistiche di provenienza. Questo sono riusciti a fare Kevin Follet e Sitarvala in “Echoes from the Future Ashram”, che si muove in modo ipnotico sulla linea di confine tra futuro e memoria, tecnologia e spiritualità, distopia e rito. Un EP che affonda le radici nel cinema di genere e nell’estetica Sci-Fi, tra synth, chitarre e bassi con suoni spesso liquidi. Un miracolo se si pensa che Sitarvala è da sempre profondamente ispirato dalla cultura indiana e dalla filosofia orientale, mentre Follet spazia tra elettronica, EDM, IDM, trip hop, ambient, drone, sperimentale. Li abbiamo intervistati.

Cosa’ha significato per voi unire le forze creando, attraverso quelle che sono le vostre provenienze musicali, un prodotto eterogeneo di questo tipo?

Sitarvala: «Personalmente non ritengo questo lavoro né quello precedente “Lost in Sci-fi” con Kevin un prodotto eterogeneo. Non è solo l’impressione che lasciava a noi durante la fase di produzione, ma anche il risultato estetico finale a farmi ritenere che non ci siano mondi eterogenei che collidono, piuttosto vedo molte cose in comune che si sono riconosciute.»

KF: «Sinceramente non lo ritengo un prodotto eterogeneo, o forse non lo intendo come lo intendi tu, ad ogni modo è stata un’esperienza molto bella e stimolante, anche più che con il nostro lavoro precedente “Lost in Sci-fi”, considerando che per questo EP avevamo voglia di alzare l’asticella e di muoverci in maniera più profonda e strutturata.»

Cosa vuol dire muoversi oggi per dei progetti indipendenti ed emergenti nel mondo discografico attuale, ammesso che esista, in Italia?

Sitarvala: «Non vedo molta differenza tra il cosiddetto  mondo indipendente italiano di oggi rispetto a trent’anni fa. Sia allora che adesso questo mondo non è poi così indipendente in termini di pensiero filosofico, estetico e di pubblico cui si rivolge, luoghi in cui si esercita, ecc.. come vorrebbe pretendere. Anche se rimane molto piccolo, ora come allora, in termini di budget e capacità di crescita, risente del fatto di non essere alternativo a nulla, visto che, contrariamente ai Paesi Anglosassoni, non esiste un vero e proprio mercato main stream in Italia. Detto ciò, oggi un artista ha maggiori possibilità di esprimere una indipendenza di pensiero artistico, filosofico, politico, estetico rispetto a trent’anni fa, grazie alla possibilità di utilizzare direttamente le piattaforme digitali per pubblicare ciò che vuole.»

Kevin Follet

KF: «Essere indipendenti oggi vuol dire avere molta più libertà, ma anche molto più sbattimento. Puoi pubblicare la tua musica quando vuoi, però è sempre più difficile emergere perché siamo subissati da contenuti di ogni genere. In Italia una scena indipendente esiste ancora, grazie a piccole etichette, locali, festival e persone che continuano a credere nella musica. Per un artista sperimentale come me la cosa più importante è restare coerenti con quello che si vuole esprimere, senza inseguire le mode, è una strada più ardua, ma anche quella che dà più soddisfazione quando le cose vanno per il verso giusto.»

In che modo avete intenzione di promuovere questo progetto?

Sitarvala: «Stiamo cercando la collaborazione con etichette che si occupano di sync licensing per il mondo del cinema indipendente. Sia Kevin che io riteniamo che con questo lavoro l’asticella si sia alzata e vorremmo che questa musica arrivasse anche nei contesti adeguati, pub e festival, almeno in Europa.»

KF: «Questo progetto nasce quasi come una colonna sonora di un film inesistente, la sua vena cinematica potrebbe far si che venga associata a delle immagini in movimento ma non solo, anche per spettacoli teatrali, performance di danza…ed è solo il punto di partenza.»

Credete che quella che è l’attuale situazione del mondo discografico, appunto attraverso la preponderanza dello streaming, possa portare effettivo valore a quella che è la vostra arte di riferimento, vale a dire la musica o ritenete che invece sia una modalità che può portare più mancanza di focus, deconcentrazione, mancanza di approfondimento e di conseguenza meno valore a quello che proponete?

Sitarvala: «La dimensione dell’ascolto non solo della musica ma di qualunque forma di comunicazione umana è cambiata radicalmente negli ultimi trent’anni. Non è difficile farsi ascoltare solo se si propongono musiche strumentali per natura destinate al teatro o al cinema o alla danza. E’ difficile farsi ascoltare sempre. Ritengo che per ogni artista che intenda fermare, catturare il proprio pubblico in uno spazio tempo di ascolto vero senza distrazioni da scroll compulsivo, sia meglio seguire la propria vena compositiva, alzare la qualità dei propri brani, non badare alle durate degli stessi, in poche parole, non inseguire l’attuale modello di consumo da pervertiti della prestazione.»

Sitarvala

KF:  «Da diversi anni vedo il mondo musicale totalmente stravolto rispetto a quando ho cominciato a fare musica, le dinamiche sono cambiate radicalmente sia per i musicisti che per l’industria musicale in toto…non necessariamente in meglio. Detto questo l’algoritmo suggerisce dei brani in base alle preferenze dell’utente ma alla fine sta all’ascoltatore finale approfondire l’ascolto e scoprire cosa ha prodotto un determinato artista, la grande domanda che mi attanaglia è: ci sono ancora ascoltatori curiosi? E se si, come si possono raggiungere? La mia speranza è che in qualche modo sia riuscito a instillare nell’orecchio dell’ascoltatore la voglia di proseguire l’esperienza.»

Che tipo di passi avete intenzione di fare per il futuro singolarmente e/o insieme? E se fossero insieme, che tipo di riscontro vorreste avere con questo disco? Il vostro eventuale futuro insieme a livello discografico è legato a questo disco o no?

Sitarvala: «Mi piacerebbe molto e pertanto farò di tutto perché questa musica che abbiamo pubblicato finora raggiunga il più ampio numero di persone possibile, sia live che in rete. Inoltre, da sempre ho fatto mio il motto di Jimi Hendrix riguardo la libertà e l’indipendenza artistica: farmi influenzare solo dalla coerenza e dal rispetto verso me stesso rispetto a ciò che creo, la trovo la forma etica di più alto rispetto verso il pubblico. Per questo motivo non sono abituato a legare una collaborazione o un modo di comporre a un qualcuno o qualcosa di esterno a me. La collaborazione con Kevin, per quanto mi riguarda, è così legata a un nostro modo spontaneamente creativo di enorme valore che continuerò a collaborare con lui fino a quando.. non mi caccerà di casa! [risata, ndt

KF: «Chi mi segue da tempo sa che periodicamente ho sempre un coniglio da tirar fuori dal cilindro, negli ultimi anni ho lavorato molto conto terzi e sto tutt’ora collaborando con singoli e band, adoro suonare, mi fa stare bene e per questo continuerò il mio percorso musicale. Per quanto concerne la collaborazione con Sitarvala ovviamente mi auguro che l’EP venga apprezzato e che raggiunga più orecchie possibile, ma indipendentemente da questo vorrei scrivere altri brani con lui, ci siamo trovati in grande sintonia ed è stato naturale condividere pensieri, emozioni e tradurli in suono.»

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