Una gomma che fuma, l’odore della felicità, qualche curva sospeso tra il nulla e il tutto con il fragore del trionfo lì a pochi metri, a qualche manata di gas. Chissà che pensieri passavano nella testa sotto al casco di Ai Ogura negli ultimi giri del Gran Premio d’Olanda. Ragazzo riservato, timido ma con un “manico” ovverosia talento da far invidia a molti: Ogura sta riportando in auge una tradizione mitica di piloti giapponesi che si sono susseguiti nel corso dei decenni, e la sensazione che sia solo l’inizio dell’ascesa di questo venticinquenne è forte…

19 settembre 2004, su una Honda tutta gialla Makoto Tamada vince il Gran Premio di Motegi e manda in visibilio i tifosi di casa: un giapponese che trionfa in Giappone, non era mai successo prima. Sul podio con Makoto, oltre a Valentino Rossi, un altro pilota nipponico, Shin’ya Nakano.

Da quella domenica di festa un interminabile vuoto durato ben ventidue anni fino a due settimane fa: ad interrompere il digiuno ci ha pensato Ai Ogura che ha scelto forse la pista più iconica e leggendaria in cui farlo, Assen, l’Università del motociclismo.

Ogura è un ragazzo serio, un gran lavoratore, sorride raramente (in questa sfumatura del carattere ricorda un altro grande del motociclismo, Daniel Pedrosa) ma quando lo fa squarcia l’aria e attira le attenzioni di chi gli sta vicino.

Foto dal sito www.motogp.com

Approda in MotoGP nel 2025, il team Aprilia Trackhouse di Davide Brivio decide di puntare fortemente su di lui dopo che ha vinto il Mondiale in Moto2 l’anno precedente. L’inizio è sfavillante: quinto posto in Thailandia al debutto e un avviso ai naviganti, il Sol Levante ha di nuovo un pilota di primissima categoria su cui scommettere. L’andamento dell’annata non rispecchia però le aspettative: Ai si perde tra qualche infortunio che ne limita le prestazioni e chiude il suo 2025 al sedicesimo posto in graduatoria.

Intanto la casa di Noale sviluppa una moto competitiva ai massimi livelli, che unisce velocità e stabilità, annullando il divario con Ducati e, anzi, presentandosi ai nastri di partenza della stagione 2026 come il pacchetto più accreditato per il successo finale.

E infatti sembra essere proprio così: Marco Bezzecchi, con l’Aprilia ufficiale, domina le prime tre gare e si candida per togliere lo scettro a Marc Marquez. Ogura si dimostra velocissimo ma gli manca qualcosa per stare con i più forti: in qualifica soffre così come nella prima parte di gara in cui non riesce fin da subito ad essere efficace sulle gomme, in tutta la prima parte di stagione nella parte iniziale delle gare si distanzia troppo da chi lotta per la vittoria non riuscendo poi a colmare il distacco.

In Francia a LeMans arriva il primo podio in classe regina: terzo alle spalle di Martìn e Bezzecchi. Dopo un altro paio di buone corse a Brno la svolta definitiva: pole position il sabato, la domenica parte subito bene e tiene il ritmo delle Ducati di Bagnaia e Marquez; nel finale supera Pecco e ricuce il gap con Marc arrivandogli a pochi decimi.

Ai Ogura

La vittoria è nell’aria: la settimana successiva si corre ad Assen. Il nipponico disputa ancora un’ottima qualifica e in gara inizialmente è dietro ai pari marca Martìn e Fernandez che scavano un fossato di circa due secondi con Ai.

Passano i giri e Ogura diventa il più veloce in pista: incomincia a rosicchiare centesimi, che poi diventano decimi e infine secondi. Si esibisce in una danza uniforme tra le “esse” di Assen, il pilota è un tutt’uno con la moto, quasi non si distinguono.

La guida è pulita, scorrevole ma violenta quando si tratta di frenare forte per staccare qualche centimetro più in là degli avversari. Il primo a farne le spese è Martìn che viene fulminato alla prima curva, poco dopo anche Fernandez capitola: nessuno può contenere la furia di Ogura che si invola in fuga e vince con distacco. La bandiera a scacchi significa storia: il Giappone torna sul gradino più alto della classe regina dopo 22 anni. Adesso il samurai Ogura è a soli 25 punti dalla vetta della classifica: la MotoGP deve iniziare a fare i conti anche con lui…

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