Lunedi 23 febbraio, a conclusione della rassegna Mondovisioni – I documentari di Internazionale, arriva alla Fucina Culturale Machiavelli “The shadow scholars”della regista inglese, di origine caraibica, Eloise King

La King, in qualità di ex-produttrice esecutiva globale di VICE, ha guidato un team che ha realizzato diversi documentari pluripremiati e ha ricevuto la Logan Nonfiction Fellowship, la Director Fellowship inaugurale di Netflix, la Firelight Media Fellowship e il TV and Film Charity John Brabourne Award. The Shadow Scholars è il suo primo documentario da regista.

Patricia Kingori, la più giovane professoressa nera nella quasi millenaria storia dell’università di Oxford e di origini keniane, esplora l’industria globale dei saggi accademici su commissione, popolata principalmente da giovani “studiosi ombra” keniani. È lei la protagonista di questo documentario, che ci guida attraverso un racconto in cui le parole chiave sono potere e giustizia.

Quella dei testi accademici su commissione è un’industria che fattura oltre 35 milioni di euro e conta quasi 27 milioni di studenti dei Paesi occidentali come fruitori ogni anno. Giovani che, cercando su Internet o tramite passaparola, si fanno scrivere saggi, articoli, tesi e tesine, arrivando alla laurea talvolta senza aver mai scritto di proprio pugno alcunché.

Ci inoltriamo in questa narrazione – girata con eleganza e ritmo – con sguardo incredulo seguendo le storie di alcuni scrittori ombra che la regista, per tutelarne l’identità, ha modificato con l’intelligenza artificiale quella stessa AI che oggi sembra “minacciare” il settore. 

Si parla di etica, di verità e falsità senza giudizio perché quello saremo noi spettatori a farcelo alla fine del documentario, girato tra Kenya e Inghilterra con qualche incursione negli Stati Uniti che sono in cima alla classifica dei fruitori. 

Ci si chiede a un certo punto chi siano davvero le ombre: chi scrive a pagamento per sopravvivere e perché non trova un lavoro all’altezza della sua vera preparazione universitaria o chi – forse per pigrizia o per stress da performance – li cerca e li paga? O forse è ombra anche il sistema accademico “malato” che sta sullo sfondo di questa storia? 

A questi dubbi non sembra esserci risposta se non quel senso di preoccupazione che rimane alla fine della visione e che ci porta a chiederci se chi abbiamo davanti in diversi contesti lavorativi abbia conquistato il proprio titolo accademico da solo con fatica o con qualche “aiutino” poco lecito. 

Alla fine della proiezione si terrà il consueto dibattito, a cura di Heraldo con il professor di Filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Verona Gianluca Solla.

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