Primo meritato alloro nazionale per la Verona del volley. A Casalecchio di Reno (Bo), davanti a più di 9.000 spettatori, Rana Verona ha conquistato la Del Monte Coppa Italia surclassando Itas Trentino con un 3-0 netto. Partita mai in dubbio, nonostante i gialloblù abbiano offerto una prestazione non impeccabile, specie in termini di continuità. Dall’altra parte della rete hanno trovato un avversario incompleto causa infortuni e provato dalla battaglia di semifinale (vittoria al tie break contro Piacenza). Riavvolgiamo, però, il “nastro” degli eventi tracciando quanto accaduto nell’intero week end di Final Four bolognese.

Semifinale 1: Trento vs Piacenza

Nella prima semifinale Trento è andata oltre i propri limiti ed è riuscita a spuntarla in volata sugli emiliani grazie ad una prestazione più convincente a livello offensivo. Da rilevare il ritorno in campo di Daniele Lavia tra i trentini (utilizzato solo seconda linea dopo il terribile infortunio alla mano di fine estate), e di Gianluca Galassi dopo la diagnosi di tumore ai testicoli comunicata solo poche settimane fa.
Per Trento, orfana anche di Alessandro Michieletto per un problema alla schiena, riuscire a competere a questo livello senza entrambi gli schiacciatori di posto quattro poteva già sembrare un successo. Si è spinta oltre, come spesso accade quando si parla della compagine trentina, raggiungendo una finale insperata e che conferma, di contro, quanto Gas Sales BluEnergy Piacenza, al momento, non sia in grado di competere al massimo livello.
Menzione per il ventenne Alessandro Bristot, chiamato a giocare da titolare forse una delle partite più importanti della sua vita. Ha tenuto bene il campo e ha chiuso la sfida con 15 punti.

Semifinale 2: Verona vs Perugia

Viste le situazioni complicate di casa Trento, per molti addetti ai lavori era la vera finale. La prima della classifica provvisoria di SuperLega Sir Susa Scai Perugia, capace di 17 vittorie su 19 da inizio stagione, opposta alla scintillante Verona, guidata dalle raffinate ed esperte mani di Micah Christenson e con tre attaccanti debordanti come Rok Mozic, Noumory Keita e, da quest’anno, Ferreira Souza Darlan.

Doveva essere una battaglia, Rana Verona l’ha trasformata quasi in una formalità surclassando Simone Giannelli e compagni in tutti i fondamentali. 25-19, 25-21, 25-19 per un 3-0 netto e non pronosticabile alla vigilia. Al di là di ogni commento, a chiarire l’andamento del match sono state le dichiarazioni rilasciate da Angelo Lorenzetti a fine gara. Il coach degli umbri ha rimarcato come la propria squadra non abbia fatto nulla di quanto necessario ad arginare il gioco di Verona e, con buona dose di autocritica, ha precisato come lui, per primo, evidentemente non abbia saputo convincere i propri giocatori all’applicazione di certi principi.

Tra i gialloblù difficile identificare qualcuno da non promuovere a pieni voti, compreso Aidan Zingel, uscito dalla panchina e capace di due muri e un 100% in attacco. Darlan e Keita, quando giocano al meglio contemporaneamente sono ingiocabili per le altre squadre, se poi anche Christenson mette a terra cinque punti tra attacchi, muri e servizi, diventa davvero impossibile arginare Verona.
Un dato, infine, riassume più di ogni altro il no contest a cui si è assistito. Verona su 15 ricezioni positive ha chiuso il punto sul primo attacco nel 100% dei casi.

I capitani della finale Riccardo Sbertoli e Rok Mozic con gli arbitri dell’incontro.
Foto: Fabrizio Zani/Filippo Rubin/Legavolley

La finale

Non c’è stata partita. Troppo forte Verona contro questa Trento, priva della propria spina dorsale tecnica e identitaria in cui il regista Riccardo Sbertoli è sembrato quantomai in difficoltà nel trovare soluzioni offensive accettabili tra i propri compagni. Eppure, Verona non ha avuto un atteggiamento impeccabile nel corso di tutto il match, giocato a folate. Un inizio straripante con Mozic e Keita a mettere a terra 11 dei 14 punti in attacco e Darlan abile a muro (3 punti) nel primo set, ma in cui più volte Verona ha avuto sprazzi di superficialità che hanno tenuto il set più in equilibrio di quanto non racconti il 25-19 finale.

Nel secondo set Trento ha cercato di tirare fuori orgoglio e attributi rendendo la vita difficile a Verona che si è aggrappata a Darlan per gran parte del set con Keita caduto nei soliti occasionali momenti di torpore agonistico, da cui però è uscito siglando l’ace decisivo di puro talento. 25-22 e, con il senno di poi, finale finita qui.

Da rilevare che il secondo parziale non sia stato un momento di raffinata pallavolo. Si sono visti molti errori tecnici da ambo le parti non usuali in certi contesti con buona responsabilità di entrambe le compagini. Trento per impossibilità di assemblare il miglior sestetto, Verona per essersi specchiata un po’ troppo. A brillare con continuità e a offrire il consueto spettacolo è stato Christenson del quale si ricorda un’apertura di quasi 12 metri e una centralità anche nelle situazioni più scomode che da sola vale il biglietto. I paragoni nello sport sono sempre azzardati, ma in questo momento è lui il miglior palleggiatore di Superlega.

Il terzo set non ha raccontato quasi più nulla, con Verona a doppiare l’avversario nel punteggio, ma poi colpevole di aver quasi riaperto da sola il parziale. Bravo Fabio Soli, coach gialloblù. a richiamare “infinita umiltà” nell’approccio durante i time out. Questo aspetto appare come l’unico grande difetto di Verona.

La vittoria di una città e di una società

Per Verona è il primo trofeo nazionale e/o internazionale del volley. Le assonanze con l’epopea della Verona dei canestri sono molte. Anche in quel caso negli anni Novanta tutto ebbe inizio con una Coppa Italia, sebbene in quel caso fu un veroupset (unica squadra a vincere una coppa Italia dalla A2).

Per il volley gialloblù la speranza è che anche in questo caso il primo alloro sia solo un punto di partenza. Le premesse ci sono tutte. Christenson è un campione che ha saputo elevare il livello della squadra, la società dopo Mozic e Keita ha saputo azzeccare anche la scelta Darlan e non va trascurata l’importanza dell’acquisto del libero Matteo Staforini, uno degli MVP di queste Final Four. Intorno c’è un ambiente e una città che segue con grande passione e partecipazione la propria squadra, punta dell’iceberg di un movimento numericamente molto cospicuo e in crescita di tesserati.

Dagli anni non eccelsi di BluVolley, sodalizio incapace di fare il salto dalla mediocrità all’eccellenza in Superlega, vuoi per questioni tecniche e vuoi per questioni di risorse, si è passati ad una Rana Verona protagonista assoluta e, con merito, tra i tre top team nazionali. Le velleità di scudetto non possono più essere nascoste.

Se da un punto di vista tecnico c’è fiducia, entusiasmo e tutto ciò che serve per centrare ogni possibile obiettivo nel prossimo biennio, più difficile è capire quanto sia forte, stabile e continuo l’apporto delle risorse finanziarie necessarie al sostentamento di un team da scudetto nel lungo periodo. Per vincere servono soldi, tanti. Sono, però, considerazioni premature. Oggi c’è solo da festeggiare un titolo prestigioso.

L’Mvp Micah Christenson. Foto Zani-Rubin/Legavolley

Christenson, il campione che eleva gli altri

Non si può non chiudere con Christenson. Già gli anni scorsi Verona aveva un sestetto di alto profilo offensivo, ma mancava un quid per trasformare una buona squadra in un top team. Il regista hawaiano, oggi possiamo dirlo senza alcun dubbio, è stato l’uomo giusto al posto giusto. Quello che Raphael non poteva essere esclusivamente per motivi anagrafici negli anni addietro, oggi è Christenson.

Si potrebbe dire con superficialità che con dei fenomeni tra gli attaccanti siano bravi tutti ad alzare, ma poi si va a vedere e chi vince ad altissimo livello in regia ha solo dei campioni, salvo rarissime eccezioni. L’americano è un regista moderno, perfetto a livello tecnico, completo anche a livello tattico.

Per ogni appassionato pallavolista, osservarlo giocare è un privilegio impagabile così come hanno dimostrato anche queste partite di Final Four di Coppa Italia in cui è stato premiato come MVP. Di lui va osservata la centralità in ogni alzata in tutte le posizione del campo, abbacinanti soprattutto le aperture in posto due da zona 6, eseguite con una naturalezza che solo i grandi campioni sanno esprimere. E ora, con lui, Verona sogna in grande.

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