Verona Volley, Milano è più forte

C’era cauto ottimismo alla vigilia della sfida di Milano contro il sestetto targato Allianz. La squadra lombarda non aveva iniziato con il piede giusto la stagione denotando molta discontinuità e coach “Rado” Stoitchev, pur consapevole delle difficoltà dell’incontro, aveva preparato per ben due settimane la trasferta, fin nei minimi dettagli.
Non è bastato per andare oltre l’1-3 finale. Nonostante un ottimo primo set di Verona, buono solo per le statistiche, la classifica ora langue e si fa deficitaria. Milano, infatti, ceduto ai vantaggi il primo parziale (ottima regia di Luca Spirito), non ha più dato scampo agli ospiti avvalendosi del miglior Jean Patry della stagione, 61% per cento in attacco (era oltre il 70% nei primi due set) e alla coppia di laterali Ishikawa/Jaeschke, efficienti in entrambi le fasi di gioco. Impietoso poi il conto dei muri punto, 14 a 3 per il sestetto allenato da Roberto Piazza.

Manca un secondo violino quando conta

Rok Mozic, pur in difficoltà in ricezione, è quel tipo di attaccante a cui affidarsi nei momenti caldi della gara. Il giovane sloveno, punto di riferimento offensivo di Verona, è la nota più lieta della stagione gialloblù visto che, per quanto possibile, sta contribuendo in modo egregio alla lotta salvezza. Purtroppo, anche la gara di Milano ha detto che da solo non basta.

Serve qualcuno che possa alleggerire il peso di un attacco che in molte fasi della gara risulta piuttosto scontato. Mads Jensen fa il suo, ma solo quando viene smarcato o quando si creano delle situazioni lineari. Non è l’attaccante che risolve l’alzata staccata su muro a tre, per intenderci. D’altra parte, nemmeno Asparuh Asparuhov può garantire un plus offensivo nei momenti chiave. Il bulgaro sembra essersi fermato o, addirittura, essersi involuto. Diversamente dal suo pari ruolo Giulio Magalini, ha già un anno di Superlega da titolare alle spalle e l’inesperienza della giovane età può essere solo una parziale scusante per le ultime prestazioni un po’ sottotono.

Avanti con fiducia

Inutile, in ogni caso, contestare le prestazioni individuali. L’opposto danese e il laterale bulgaro non scoprono le loro carte oggi, ma già erano stati valutati nella scorsa stagione, coi loro pregi e difetti. Questa è una squadra giovane, che si sapeva avrebbe avuto le sue difficoltà nel giocarsi le proprie carte salvezza, ma che deve porsi l’obbiettivo di crescere e deve riuscire a dimostrare qualità morali e tecniche nei momenti di difficoltà. Questa è l’unica strada per affermarsi ad alto livello. Di sicuro, fino ad ora, non abbiamo ancora visto la miglior Verona Volley possibile e non solo nel ruolo di opposto o di S1. C’è tempo e modo per risalire la china e, da questo punto di vista, le prossime settimane rivestono occasione e opportunità per rilanciarsi, già da stasera.

Ora gli scontri diretti

Mercoledì nel turno infrasettimanale arriva all’Agsm Forum la formazione di Vibo Valentia. La squadra ospite arriverà all’appuntamento, come Verona, ancora in cerca di una vera e propria identità e per niente soddisfatta della classifica di questo inizio stagione, specie se confrontato alla magica cavalcata del 2020/2021.

Contro Vibo Valentia sarà una gara di importanza vitale per il sestetto gialloblù. Una vittoria significherebbe restituirebbe morale, entusiasmo. Elementi necessari per lavorare con serenità in settimana e avere più chance di giocare bene i punti importanti, così come indicato da coach Stoitchev fin dall’inizio stagione.
Poi ci sarà da proibitiva trasferta di Modena e il 5 dicembre un nuovo scontro salvezza contro Ravenna. Inutile girarci intorno. A quella data dovranno esserci 5 o 6 punti in più in classifica, altrimenti si farà dura.

Volley femminile, Conegliano fa la storia

Ebbene sì, è record. Mai nessuna squadra di pallavolo aveva superato le 73 vittorie consecutive. Il sodalizio targato Imoco ha fatto l’impresa, superando, come da pronostico Trento, sempre più ultima. Non era di certo questo l’impegno più ostico di tutta la sequenza di successi messo insieme dalle venete. Eppure, la truppa di Daniele Santarelli, ci teneva talmente tanto a fare la storia che la tensione della vigilia si respirava, eccome.

I record sono fatti, come si dice, per essere battuti e anche questo prima o poi verrà superato. Quello che rimarrà impresso è il contenuto tecnico sportivo di questo primato, capace di realizzarsi durante una pandemia che ha prodotto ostacoli e difficoltà incredibili, capace di portare alla ribalta un sistema squadra moderno e impareggiabile per coesione, attributi morali ed un’estetica delle gestualità di difficile realizzazione.
Coniugare bellezza e successi è un connubio difficile da perfezionare in condizioni normali, riuscirci durante il Covid e per così tanto tempo è un qualcosa di assoluto e meraviglioso che non verrà meno quando qualche altra squadra supererà il record di Conegliano.

L’approfondimento della settimana

Scandicci, gara tra Firenze e Vallefoglia. Si è appena concluso il terzo set. Le ospiti sono avanti 2-1. Nel cambio di campo coach Fabio Bonafede non si sente molto bene, come testimonierà poi il suo staff, ma rimane a guidare le sue ragazze a bordo campo. Dopo pochi minuti, si accascia a terra, viene soccorso e portato via in barella. Si teme il peggio, la gara viene interrotta per diversi minuti e poi riprende dopo momenti di panico e sconforto. Si saprà in seguito, per parole dello stesso Bonafede, che la causa sarebbe stata non di origine cardiaca, ma un meno grave problema di allergia, causa la celiachia. Tant’è che, dopo alcuni accertamenti ospedalieri, il coach fa a tempo addirittura a rientrare a casa con il pullman della squadra.

Bene così, ma un dubbio emerge ogni volta che accadono questi fatti. Era proprio necessario proseguire il match, peraltro perso dalle ospiti 3-2, nonostante un mutato contesto sportivo, nonostante l’impossibilità di ripristinare l’atmosfera di festa tipica di una manifestazione sportiva?
Siamo abituati, ad esempio, alla prosecuzione di gare motociclistiche anche in presenza di incidenti gravi, addirittura con morti, al portare a termine gare di sci con ripetute ginocchia che saltano, lacrime in pista, soccorsi che durano ore con conseguenti cambiamenti climatici e del manto nevoso. Così come non abbiamo dimenticato la gara dei Campionati Europei di calcio della scorsa estate con il giocatore danese Christian Eriksen vittima di un problema cardiaco e salvato per miracolo dal pronto intervento di compagni e staff medico. Anche lì, dopo un lungo stop, si è deciso di portare a termine l’incontro.

Fin dove lo sport è lecito che si spinga? Qual è il confine tra sensibilità ed etica, che dovrebbe rimanere un caposaldo dello sport, e mero show business? Nel caso recente, non sappiamo se lo stesso Bonafede abbia tranquillizzato tutti informandoli nell’immediato della causa del malore, ma quello che è certo è che dopo il fatto si è giocata in sostanza un’altra gara e che questa è stata vissuta in modo diverso sia dalle squadre che dallo stesso pubblico.

Sempre più spesso lo sport prosegue, quando invece forse sarebbe opportuno fermarsi. Una modalità di gestione degli eventi che, con tutta probabilità, alimenterà ancora di più la distanza con il pubblico, incapace di darsi una spiegazione plausibile di tanta insensibilità.

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