C’è una frase che nel calcio ritorna sempre: “i complimenti non fanno classifica”. È ciò che deve pensare in questi giorni Paolo Zanetti, alla sua seconda stagione sulla panchina dell’Hellas Verona, alle prese con un avvio di campionato che racconta più sfortuna che reale crisi, ma che intanto pesa. Dieci giornate senza vittorie — come Pisa e Fiorentina — e un penultimo posto a cinque miseri punti (in proiezione su tutto il campionato non si arriverebbe nemmeno a 20 totalli), con la peggior difesa del torneo (16 gol subiti), insieme a Torino e Fiorentina, e la peggior differenza reti.

Numeri impietosi, soprattutto se confrontati con le buone sensazioni che il gioco dei gialloblù ha regalato finora. Il Verona di Zanetti è vivo, produce, costruisce. Al Bentegodi si gioca con coraggio e dai tempi di Tudor, dicono in molti, non si assisteva a un calcio così propositivo.

A rendere amaro questo avvio di stagione, però, sono i tanti punti persi per strada. Le vittorie mancate contro Cremonese e Pisa, i gol subiti al 93’ — come nel 2-2 contro il Cagliari o nell’1-2 contro l’Inter di domenica scorsa — e le partite che potevano finire in modo molto diverso, come il 2-0 subito contro la Roma o lo 0-1 contro il Sassuolo, pesano al momento come macigni. All’appello, sulla carta, mancano almeno quattro o cinque punti che avrebbero potuto cambiare completamente il quadro della classifica. Che oggi piange, anche se la squadra, per quanto possibile, sta facendo il meglio che può. Sul piano dell’impegno e del gioco espresso non si può dire assolutamente nulla all’allenatore e ai suoi ragazzi.

Un attacco da registrare

La media tiri è fra le più alte della Serie A: segno di un’identità chiara, che però fino a questo momento non si è ancora tradotta in valanghe gol. Che poi ci si accontenterebbe anche di molto meno.

Il tandem d’attacco formato dal brasiliano Giovane e dal nigeriano Gift Orban rimane per ora un cantiere aperto. Il primo ha sbloccato finalmente il suo conto reti solo nell’ultimo match contro l’Inter, il secondo è fermo a due centri (uno su rigore, nella sfida contro la Juventus, e uno contro il Cagliari). Si cercano, si muovono bene, ma manca ancora quella sintonia che fa la differenza nei momenti decisivi. Il gioco c’è, l’intesa perfetta purtroppo ancora no.

Foto dal profilo Facebook dell’Hellas Verona

Eppure, la sensazione è che Zanetti abbia dato al gruppo una solidità di idee e di principi che non si vedevano da tempo. Il Verona di un anno fa, per esempio, segnava di più (13 reti dopo 10 giornate, anche se al tempo c’era in rosa un bomber di razza come Tengsted a catalizzare ogni pallone che circolava dalle sue parti), ma era sicuramente fragile, esposto a sonore “imbarcate” (come quel 5-0 incassato dall’Inter in soli  quarantacinque minuti o il 6-1 contro l’Atalanta). Oggi, invece, i gialloblù contro la corazzata nerazzurra resistono fino al 93’, cedendo solo per un’autorete sfortunata come quella di Frese. I punti rimangono sempre quelli, ma la sensazione è comunque molto diversa.

La differenza, però, la fanno i dettagli. E in questo campionato, i dettagli pesano come macigni. La difesa — con Nelsson, Nunez, Bella-Kotchap, Valentini e le corsie di Frese, Bradaric e Belghali — ha buoni interpreti ma non è ancora un blocco solido. In mezzo al campo Gagliardini detta i tempi davanti alla retroguardia, con Serdar e Akpa-Akpro (o in alternativa Bernede) a fare da mezzali dinamiche, ma l’assenza del talento di Suslov in zona gol si sente eccome, così come il recupero non ancora ottimale di Harroui sta privando la squadra di un uomo che possa fare la differenza.

Cambi non sempre “azzeccati”

Forse l’unico appunto che si può muovere a Zanetti riguarda la gestione dei cambi: alcune scelte in corsa non sono sempre sembrate tempestive o efficaci, e nelle rotazioni la qualità tende a calare. È successo contro il Cagliari, quando i cambi hanno abbassato troppo il baricentro della squadra, permettendo il recupero dallo 0-2 degli isolani, ed è successo anche contro l’Inter, quando l’ingresso di Mosquera ha di fatto lasciato la sua squadra in 10 uomini.

Ma il gruppo resta con lui, convinto del percorso. Domani (sabato 8 novembre) a Lecce (con inizio partita 15.00) serviranno i punti. La sfida del “Via del Mare”, contro una diretta concorrente per la salvezza peraltro reduce da un successo pesante a Firenze, rappresenta già una sorta di crocevia stagionale.

Sarà l’ultima tappa prima della sosta per le Nazionali, occasione per dare finalmente peso concreto a una crescita che finora è rimasta solo nelle sensazioni. Perché sì, il Verona di Zanetti gioca bene. Ma adesso deve cominciare a vincere.

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