Tutti i giorni siamo esposti a un intenso flusso mediatico, che ha riguardato prima il Covid, poi la guerra in Ucraina, il cambiamento climatico e ancora la paura di essere catapultati in una realtà economica difficile da gestire.

Ora l’aumento dei prezzi spaventa le famiglie, sia da un punto di vista economico che psicologico. Oltre la paura e l’angoscia di non riuscire ad arrivare a fine mese, c’è anche l’impotenza, perché ciascuno può far poco per arginare la situazione attuale. Tutto questo genera ansia che, sommandosi alle attese e alle insicurezze degli anni della pandemia, essendo ormai a lungo termine, può avere un impatto significativo sul benessere psicologico sociale.

Tu chiamale, se vuoi, emozioni…

Sarebbe importante trasmettere capacità e risorse emotive atte a far fronte ad un momento così delicato, invece, ciò a cui assistiamo è un’intensa circolazione di immagini che aumenta costantemente il senso di fragilità e vulnerabilità di fronte a questi eventi.

Inoltre, il Doomscrolling, cioè l’impulso ad una costante ricerca di brutte notizie, ci insegna che non sempre siamo consapevoli delle nostre abitudini e che questo comportamento rinforza la sensazione di angoscia, correlata al bisogno di controllo su ciò che non possiamo controllare, diventando un processo rischioso per il nostro benessere. Può, infatti, nel caso di disturbi psicologici già in essere, causarne un peggioramento, con un calo del tono dell’umore, un incremento dell’ansia e dei disturbi dell’alimentazione e del sonno.

Come incide tutto questo sulle nostre emozioni? Incrementando il senso di vulnerabilità,
aumentando gli aspetti più depressivi e ricercando continuamente il vano controllo delle situazioni. Utopico controllo perché, a partire dall’arrivo della pandemia, la realtà ci suggerisce che dobbiamo inevitabilmente fare i conti con l’imprevedibilità e, di conseguenza, con uno stato di allerta perenne, cautela nella realizzazione delle proprie progettualità e paure per la propria sicurezza.

Per molte persone tutto questo ricade nella fatica e nella delusione, perché reduci da due anni di pandemia e di fragilità psicologica, ma anche nella perdita di speranza e nell’aumento di un senso di impotenza, che si concretizzano poi in frustrazione e scatti d’ira, con ricadute ancor più gravi nei rischi suicidari.

Cosa fare?

Prima di tutto far posto alle emozioni, cioè parlarne con persone di cui ci fidiamo e
non reprimerle. Infatti, elaborare i nostri stati d’animo permette di darne linguaggio così da
normalizzarle e non trasformarle in sintomi psicopatologici. In secondo luogo, stare nel nostro presente, cioè evitare di anticipare lo scenario peggiore, perché aumenta il livello di
preoccupazione, ed essere consapevoli della situazione personale di ciascuno.

Poi è necessario evitare un sovraccarico di informazioni, perché continuare a leggere notizie e vedere video drammatici amplifica la sensazione di disagio e ansia. Per di più, proprio come durante la pandemia, è preferibile selezionare fonti affidabili e ricercare informazioni su siti ufficiali. Infine, per contrastare la sensazione di impotenza, bisogna cercare di fare, cioè passare ad una praticità, a un contributo, per accrescere il nostro senso di responsabilità.

Questi momenti così critici possono però anche contribuire a farci crescere, a farci entrare in
contatto con le nostre emozioni e tirare fuori il meglio di noi, come l’altruismo, la compassione e l’ottimismo.

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