Il 4 Maggio (proprio in occasione dello Star Wars Day), l’MCU (Marvel Cinematic Universe) torna nelle sale; o meglio l’MCM torna a sbancare il botteghino (mentre scriviamo, il film ha già guadagnato tre milioni solo in Italia)! Eh sì, perché ormai la denominazione più adatta per descrivere la mastodontica macchina messa in piedi nel 2008 da Kevin Feige è, infatti, Multiverse! E la parola, non a caso, campeggia a caratteri colossali nel titolo del nuovo superhero movie incentrato su uno dei personaggi più controversi e amati di tutta la saga, il Dottor Strange. Il signore delle arti mistiche, da quando nel 2014 arrivò al cinema fra lo scetticismo generale, di strada, nei cuori dei fan, ne ha fatta parecchia: protagonista assoluto nella lotta contro quel cattivone di Thanos; di nuovo in scena in una ancor più oscura versione di se stesso nella serie animata Marvel What if…?, lanciata la scorsa estate sulla piattaforma streaming Dinsey +; maldestra spalla di Spider-Man nel kolossal delle vacanze natalizie No Way Home.

Una delle locandine ufficiali del film

Ora, l’eccellente Benedict Cumberbach riporta in scena lo stregone in una pellicola che fa da vero e proprio spartiacque all’interno del gigantesco filone narrativo. Ho usato il termine stregone al singolare, ma, anche in questo caso, sarebbe più opportuno servirsene al plurale. Nel film compaiono, infatti, differenti versioni di Stephen Strange, nelle vesti di uomo e di mago. Tutte, peraltro, costantemente avvolte da un’aura di mistero e inquietudine, elementi che lo rendono tanto intrigante quanto pericoloso per sé e per le persone che lo circondano. A fargli compagnia, vecchie e nuove conoscenze: lo stregone supremo Wong (Benedict Wong), che ondeggia sempre fra i ruoli di personaggio macchietta e salvatore del mondo, la new entry America Chavez (la giovane canadese Xochitl Gomez), ragazza in grado di muoversi nel tempo e nello spazio delle differenti realtà, Christine Palmer (Rachel McAdams) nel ruolo di (ex) fiamma del nostro eroe (?), di dottoressa e scienziata.

La protagonista assoluta e il vero primo mobile di tutta la trama è, però, Wanda Maximoff, alias Scarlet Witch. La sua tristezza, la sua frustrazione e la sua rabbia per quanto vissuto in Infinity War, in Endgame e, soprattutto in WandaVision, esplodono in maniera incontrollabile e furiosa. Nel disperato tentativo di recuperare una perduta quanto fittizia felicità, è lei che dà il via a tutta la vicenda e da superoina si trasforma in supercattiva senza possibilità di redenzione. Il personaggio è riuscitissimo anche e soprattutto grazie all’interpretazione della meravigliosa Elizabeth Olsen che è in grado di conferirgli un fascino perverso e una follia misticheggiante tanto reale e tanto cruda.

Rabbia, follia e paura: le emozioni dipinte sul volto di Elizabeth Olsen spaventano e seducono

È indubbio, dunque, che la pellicola rappresenti una sorta di unicum rispetto a tutto quello a cui la Marvel ci aveva abituato fino ad ora: i toni sono cupi, le atmosfere quasi angoscianti, il male e la follia serpeggiano prepotentemente per tutta la durata del film. Il sangue scorre copioso, i momenti horror fanno da padroni e le consuete quanto imbarazzanti battutine, pur presenti, sono ridotte all’osso. Sembra proprio che Disney abbia voluto intraprendere un differente cambio di rotta per questa Fase 4, cercando di elevare una materia che, volenti o nolenti, viene sempre considerata fanciullesca, a un nuovo genere del tutto particolare, che è anche in grado di provocare un leggero, leggerissimo brivido lungo la schiena. Sembra che la 20th Century Fox, assorbita in modalità Majin Bu, abbia un poco cambiato la natura e abbia lasciato un notevole ed evidente segno nel carattere di chi l’ha fagocitata come una caramella, manifestando la propria presenza in modo non troppo velato. Anche a partire dall’introduzione nella vicenda dei personaggi inclusi nel pacchetto X-Men e in quello dei Fantastici 4.

Strange alle prese con i complessi incantesimi della magia più oscura

La differente connotazione è, senza dubbio, garantita dall’intervento della sapiente mano di un regista che proprio dal genere horror ha cominciato e che, all’inizio del nuovo millennio, è riuscito a cambiare le logiche del cinefumetto, Sam Raimi. All’interno del film, sono peraltro chiari i rimandi ad alcune delle sue pellicole più celebri e celebrate: La casa, Darkman, L’armata delle tenebre, Drag Me to Hell. E naturalmente sono fortissimi, specie nella parte iniziale, i riferimenti alla trilogia di Spider-Man, considerata ancora da molti, la meglio riuscita, se non l’unica veramente apprezzabile interpretazione delle avventure del ragnetto sul grande schermo. Da segnalare con il ritorno di Raimi, anche quello del compositore Danny Elfman, autore di una notevole Colonna Sonora.

Benedict Cumberbach, alias Stephen Strange nella versione più dark di se stesso.
È solo una delle numerose varianti presenti nel film

Valutazione finale: un film che non può essere certo definito per bambini, viste la presenza di alcune sequenze di lotta abbastanza cruente. Gli adulti apprezzeranno molto, invece, i toni dark, le atmosfere da incubo e soprattutto le sfaccettature psicologiche di Stephen Strange e di una scatenata Wanda Maximoff. Personaggi alla ricerca costante della propria personalità e ben lontani dall’essere caratteri piatti e standard. Pieni, anzi, di chiaroscuri e pericolosamente oscillanti, come un po’ tutti noi, sul sottile, quanto invisibile, confine che divide, ma non separa, il bene dal male.

Immagine di copertina: Doctor Strange e Scarlet Witch a confronto: la realtà è pronta ad andare in mille pezzi e ad espandersi

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