Hanno in media poco più di 23 anni ma sono polistrumentisti già rodati dalla loro collaborazione nata nel 2016. L’Ensemble Terra Mater ha all’attivo numerosi concerti in Italia con un repertorio che unisce il Medioevo europeo alle sonorità mediterranee. E ora sono pronti al debutto di un progetto innovativo: due serate al Teatro Romano, il 17 e il 18 luglio alle ore 21, con Dantea, spettacolo nato dall’incontro tra Alessandro Anderloni e i cinque musicisti, sostenuti dal mecenatismo della Gaspari Foundation (biglietti disponibili al Box Office).

L’anima segreta di Dante tra parole e note

Complice il settimo centenario della morte di Dante Alighieri, tra le numerose iniziative di commemorazione la proposta di questo connubio artistico si distingue per originalità. Sarà infatti protagonista non solo la voce del poeta, ma proprio la sua interiorità, le sue contraddizioni e fragilità che ne raccontano la dimensione umana. “Una città interiore, la narrazione di un’anima che ci appare ancora sfuggente e misteriosa”, recita la presentazione del progetto, grazie alla perlustrazione di testi meno declamati, come il Convivio, le Rime, le Epistole e la Quaestio de aqua et terra. Passaggi che Anderloni sviscera per far emergere le passioni giovanili, dall’amore alla politica, e far percepire la profonda volontà di essere poeta, nonostante la solitudine dell’esilio, ma anche le perdite affettive e la fatica di cercare fortuna nelle corti italiane.

La locandina della prima nazionale di Dantea al Teatro Romano.

E spetta alla musica diventare parte di quella voce e non semplice accompagnamento. «La sfida è di riuscire a far dialogare musica con i testi di Dante, perché parlano da soli, hanno una propria musica interna» afferma Francesco Trespidi, che nell’ensemble suona strumenti a fiato come i flauti dolci, il low whistle, il bansuri, il kaval, la musette, e percussioni come il duff, il darbouka, e il riqq.

«Un altro aspetto importante è compenetrarsi con la narrazione di Anderloni e non essere solo un accompagnamento. Abbiamo iniziato a lavorarci dall’inverno scorso: avevamo già fatto un’esperienza simile con Le città invisibili di Italo Calvino, però con Dante c’era il rischio di banalizzare l’arrangiamento appoggiandoci su una lettura musicale filologica – continua Trespidi -. Abbiamo cercato di depurare la nostra musica in modo che non fosse necessario saperne la provenienza geografica e temporale. Quindi non ci siamo appoggiati al richiamo multiculturale proprio della formazione e del tempo del Poeta. Piuttosto, abbiamo cercato di affinare gli elementi capaci di coinvolgere emotivamente il pubblico. C’è insomma una continuità con la vocazione psicologia, di scavo interiore, del testo di Anderloni, grazie all’immediatezza che la musica tradizionale sa esprimere».

Dal Mediterraneo un ricco viaggio musicale

I cinque musicisti – insieme a Trespidi, Irene Benciolini, al violino, viola e santur, Ruben Medici all’oud, bouzuki, violino, viola e chitarre, Angela Centarin alla voce, Nicola Benetti alla fisarmonica, setar, darbouka e voce – sperimentano un patrimonio sonoro che si muove insieme ai loro stessi viaggi, oltre ad essere frutto del dialogo tra popoli del Mediterraneo.

La loro geografia abbraccia la musica araba, ma anche il Duecento portoghese, la danza macedone e il canto sefardita. Fin da ragazzini, Francesco e Ruben condividono questo interesse per la musica tradizionale e dai loro viaggi riportano strumenti, dischi, impressioni sonore, che negli anni amano contaminare anche con la musica classica e con il jazz. Ora intrecciano legami dal Medioriente alla Spagna, il Portogallo, la Grecia, inerpicandosi in aree di matrice balcanica.

Un’immagine dello spettacolo “Le città invisibili”, realizzato insieme a Sebastiano Bronzato ed eseguito il 6 gennaio 2021 per la Rassegna digital del Teatro Ristori, foto di Barbara Rigon

«Ci siamo aperti anche ad altre sonorità di recente – riprende Trespidi -. In Dantea ad esempio eseguiremo in prima assoluta un canto monodico delle isole Salomone, che abbiamo ri-arrangiato, grazie a una registrazione raccolta negli anni Settanta da alcuni antropologi e archiviata sul sito dell’Unesco».

Della tradizione italiana antica Terra Mater propone molto repertorio di provenienza meridionale e dal Laudario di Cortona. «Ancora non abbiamo fatto concerti all’estero, ma ci teniamo a questa cifra nazionale. È una ricerca costante che ci porta a lavorare anche su brani inconsueti rispetto al repertorio di influenza mediterranea – chiarisce Trespidi -. Ultimamente abbiamo arrangiato una canzone di Stefano Landi, compositore della scuola romana del primo Barocco. E poi facciamo anche musica d’autore, come alcuni temi dell’ungherese György Ligeti».

Da Dante verso nuovi pubblici

Dopo un primo disco registrato nel 2018, Terra Mater, nel 2020 è arrivato anche Odysseia, sempre con la casa discografica Velut Luna, frutto di un progetto fatto di testo, immagini, musiche, divenuti spettacolo per il Teatro Ristori nel dicembre 2019. Il viaggio di Ulisse è diventato itinerario attraverso l’epica omerica, animato dalla vitalità di una creazione collettiva e poliedrica, che unisce la spinta verso la conoscenza, propria del protagonista dell’Odissea, con la ricerca della propria identità.

Ora l’ensemble punta a farsi conoscere anche all’estero e il progetto di “Dantea” potrebbe essere un’opportunità per interessare anche altri pubblici. «Non ci siamo limitati a studiare Dante per esporlo musicalmente come fenomeno storico – conclude Trespidi -. La sua figura nello spettacolo è quella di un uomo universale, che supera ogni regionalismo.»

Dopo la prima nazionale al Teatro Romano, ci saranno concerti in diverse città italiane, ma i cinque musicisti stanno cullando anche il progetto di una tournée per il Mediterraneo, che si era dovuto fermare al suo primo appuntamento genovese a causa delle limitazioni per la pandemia.

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