Martedì 3 febbraio Casa Verona è passata per una sera da essere la casa veronese delle Olimpiadi e Paralimpiadi a palcoscenico dei più grandi centravanti della storia della Serie A, per un appuntamento organizzato in collaborazione con Heraldo, Festival del Giornalismo di Verona e SportdiPiù Magazine.

Angelo D’Andrea ha infatti presentato il libro “Da Amadei a Zlatan – I grandi centravanti della Serie A” (Giulio Perrone Editore, 2026), un storia corale sugli attaccanti del nostro campionato di calcio che più hanno lasciato il segno nella memoria dei tifosi. Ventuno campioni raccontati da altrettanti autori; tra loro D’Andrea, autore già dei romanzi “Pane” (Capponi Editore, 2024) e “E mi piace dirti queste cose” (Calibano, 2019).

Con la conduzione del direttore di SportdiPiù Magazine Alberto Cristani, il pubblico presente ha potuto approfondire in particolare il capitolo scritto da D’Andrea e dedicato a Luca Toni, bomber che nei suoi ultimi tre anni di carriera ha giocato proprio all’Hellas Verona, vincendo peraltro a 38 anni (record di longevità) la classifica cannonieri nella stagione 2014-2015 con 21 gol.

Le pagine a lui dedicate in “Da Amadei a Zlatan” non sono il racconto dei suoi gol o del dietro le quinte dei suoi anni veronesi ma bensì un racconto che mette in luce come i centravanti, un ruolo sempre più in crisi nel calcio moderno della costruzione dal basso e del “falso 9”, non fossero solo i finalizzatori del gioco della squadra ma – proprio per questo – esseri «mitologici, metà atleta e metà predatore d’area» capaci di lasciare un segno in chi li osservava dagli spalti o in tv.

La storia che Angelo D’Andrea porta nel libro curato da Alessio Dimartino è quella di Nazario Bonaldi, un tifoso dell’Hellas Verona così appassionato dei giallo-blu da chiamare il figlio Sebastiano Larsen, in onore di quel Preben Elkjaer Larsen, condottiero dell’Hellas campione d’Italia nella stagione 1984-1985.

Nazario ha 84 anni ed è affetto da Alzheimer. Come terapia per rallentare il decadimento cognitivo del padre, Sebastiano Larsen decide di portarlo nuovamente allo stadio, nel tumulto della Curva Sud. Il racconto si sviluppa tra gli spalti del Bentegodi e le gesta di Luca Toni in tv, raccontando, più delle azioni del bomber toscano, il legame tra un padre e un figlio uniti dalla passione calcistica.

Nel libro oltre a Toni ci sono racconti su grandissimi campioni stranieri come Ronaldo, Gabriel Omar Batistuta e Zlatan Ibrahimovic, che dà anche il titolo alla raccolta. L’altro nome in copertina è quello di Amedeo Amadei, il cannoniere che scrisse la storia della squadra della capitale negli anni ’40.

Dialogando con Alberto Cristani, Angelo D’Andrea ha dato un’anteprima anche del racconto sulla figura dell'”Ottavo re di Roma“, scritto da Alberto Fiori. Una storia che appartiene ad un calcio e ad una società che sembrano provenire da una galassia lontana.

Quella dove il calcio era ancora visto come un gioco, un passatempo a cui dedicarsi solo dopo aver lavorato – come Amadei che doveva andare a consegnare il pane per Frascati – e non come oggi in cui i genitori stessi mettono pressioni ai figli per riuscire ad entrare nelle giovanili dei grandi club, commenta D’Andrea.

E a proposito di un calcio che ormai non esiste più – più romantico e meno atletico – Angelo D’Andrea alla domanda finale sul suo calciatore del cuore non ha dubbi: «Roberto Baggio». Il protagonista di un possibile nuovo racconto sul mondo del pallone c’è già.

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