Nel 1988 la coreografa Laura Corradi ha fondato a Verona ErsiliaDanza, una compagnia di danza contemporanea di cui è da sempre direttrice artistica. Le sue produzioni sono ospitate e coprodotte dai maggiori teatri e festival della danza italiani e dal 1997 svolge la sua attività con il sostegno continuativo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac), della Regione Veneto, della Provincia e del Comune di Verona. Negli anni Laura Corradi ha creato più di 40 produzioni tra cui Callas e altre voci straordinarie, realizzato apposta per L’estate Teatrale Veronese nel 2019.

Quest’anno, oltre a portare le sue coreografie in trasferta in Italia e in Europa, fa qualche tappa anche a Verona. La prima è al Polo Santa Marta martedì 4 e mercoledì 5 giugno all’interno di Veronetta Contemporanea Festival, all’avvio oggi pomeriggio fino al 15 giugno. La seconda è la terza edizione di Forte Gisella in Danza, organizzata con ErsiliaDanza all’interno della sezione “Intrecci” dell’Estate Teatrale Veronese.

Corradi si è formata a Parigi con i maggiori esponenti della coreografia d’avanguardia francese degli anni Novanta come Jean Gaudin, Bruno Dizien, Viviane Serry, partner di Andy De Groat, e soprattutto con Carolyn Carlson. Dopo diverse esperienze come danzatrice in alcune compagnie, ha avuto l’onore di frequentare come professionista ospite l’università della danza Folkwang Hochschule di Essen Werden in Germania sotto la direzione artistica di Pina Bausch.

Lì ha perfezionato la sua preparazione, sperimentato la danza teatro e seguito da vicino il lavoro della compagnia di Wuppertal. Nella stessa università ha inaugurato le sue prime esperienze coreografiche, sottoponendole al giudizio di Malou Airaudo, storica interprete di Pina Bausch, e di Susanne Linke. Oggi la coreografa veronese ci racconta i prossimi appuntamenti scaligeri e come è cambiata nel tempo la danza contemporanea.

Ersiliadanza porta in scena oggi alle 22.15 al Polo Santa Marta lo spettacolo Chameleons al Veronetta Contemporanea Festival. Di che cosa si tratta?

«È una produzione del 2023 che stiamo portando in giro per l’Italia e in Europa e tratta il tema del cambiamento. Mi sono interrogata su quanta forza ci voglia per farlo. A volte è difficile essere versatili, ovvero mettere da parte degli obiettivi che abbiamo da sempre e che magari non sono più giusti per noi o che si possono raggiungere percorrendo strade più lunghe e diverse da quelle che avevamo considerato. Per cambiare bisogna ricercare e sperimentare, ma anche sbagliare e accettare il fallimento. Con Chameleons esprimeremo tutto questo grazie alla performance dei ballerini professionisti Tommaso Cera, Alberto Munarin, Gessica Perusi e Midori Watanabe, che è stata anche la mia assistente nella coreografia, e con le luci e l’allestimento di Alberta Finocchiaro. Il giorno dopo, ovvero mercoledì 5 giugno alle 18, sempre a Santa Marta, dialogherò con Nicola Pasqualicchio, docente di Discipline dello Spettacolo, sulle nuove tendenze della danza italiana e sul coraggio di danzare e cambiare a partire dal festival Forte Gisella in Danza che si terrà il 28, il 29 e il 30 giugno e il 5, 6 e 7 luglio sempre a Verona».

Quali sono le caratteristiche di Forte Gisella in Danza rispetto ad altre rassegne nel settore?

«Il nostro Festival è giunto ormai alla sua terza edizione e cerchiamo di creare dei momenti in cui c’è un rapporto diretto tra pubblico e danzatori. A partire dalle 19.30 le serate iniziano con un percorso itinerante di performance site specific, ovvero in diversi punti all’interno del Forte Gisella o al suo esterno a contatto con la natura. Contesti non convenzionali in cui i ballerini danzano e adattano le coreografie al luogo. Dopo la loro esibizione c’è la possibilità per gli spettatori di incontrare e chiacchierare con chi ha danzato, capendo meglio le coreografie e tutto il lavoro che c’è dietro. E lo può fare in un punto ristoro davanti a un aperitivo o consumando qualcosa al Berber Food Truck. Alle 21.30 poi il pubblico può sedersi in platea per assistere ad altre rappresentazioni sul palco centrale. Grazie al Festival porteremo a Verona il meglio della danza contemporanea. Saranno infatti nostri ospiti 15 prestigiose compagnie provenienti da diverse parti di Italia e la Compagnie Irene-K da Eupen in Belgio. Il programma uscirà a breve. Nel frattempo siamo alla ricerca di una decina di volontari disponibili a darci una mano nelle serate del Festival».

Anche grazie a Forte Gisella in Danza com’è cambiato il pubblico della danza contemporanea?

«Sta sicuramente crescendo. In Italia abbiamo una forte tradizione accademica, ma le cose stanno cambiando e un po’ alla volta la danza contemporanea inizia a essere riconosciuta. Anche a Verona esiste un gruppo di appassionati, di spettatori che ricercano la sperimentazione e una rappresentazione della contemporaneità. Forte Gisella in Danza è un evento che aiuta le persone a conoscere meglio la danza contemporanea, a capire di cosa si tratta. Cerchiamo di rompere la barriera tra pubblico e palcoscenico, dando la possibilità agli spettatori di conoscere ballerini e coreografi e chi più in generale lavora nel mondo della danza, cercando di far capire che anche questo è un lavoro a tutti gli effetti. Questo tipo di incontri sono molto apprezzati da chi frequenta il nostro Festival o ci scopre per la prima volta».

Chamelons
Uno spezzone dello spettacolo Chameleons. Foto di Caterina Parona.

E la danza contemporanea invece com’è cambiata?

«La relazione con il pubblico è diventata sempre più importante e anche nel contesto della danza contemporanea in molti propongono la danza sociale, ovvero invitano gli spettatori a ballare, a diventare parte di una performance. Anche qui stiamo vivendo un cambiamento e le persone si sentono più coinvolte e hanno voglia di essere anche loro protagoniste di un’esibizione. Più in generale nel mondo della danza, ho notato che la pandemia ci ha aiutato a creare delle reti fra noi danzatori. Una volta ognuno era più chiuso nella sua bolla, mentre ora ci conosciamo tutti. Credo sia un aspetto positivo per confrontarsi e anche per creare insieme dei progetti».

Alla luce delle sue quaranta produzioni, com’è cambiato il suo processo creativo negli anni e anche il modo di interpretare la danza contemporanea?

«Sinceramente sto ancora cercando il modo giusto per creare, perché non è mai lo stesso. Non esiste un metodo. All’inizio pensavo esistesse e ci sono tanti colleghi che arrivano in sala con le idee molto chiare e vedono spettacolo e linguaggio già scritto. Lavorando in questo modo si rischia però di non aprirsi ad altre possibilità. A me piace lasciare un po’ di vita all’evoluzione dello spettacolo e raccolgo anche eventuali interventi e proposte dei danzatori professionisti con cui lavoro, siccome cerco sempre di cucire la coreografia su chi danza. Il mio lavoro nasce infatti in base ai professionisti che ho davanti, motivo per cui sostituirli nelle mie produzioni è molto difficile. Cerco di esaltare ed esagerare le caratteristiche dei danzatori che nei miei spettacoli sono anche un po’ attori. Nelle mie produzioni tento di far passare il pubblico da un’emozione all’altra, facendo sperimentare il cambiamento emotivo, accompagnandolo in questo processo senza abbandonarlo a sé stesso».  

Quali progetti attendono Elisirdanza prossimamente?

«Continueremo a portare in giro per l’Italia e in Europa Chameleons e qualche altra produzione, tra cui una nuova dal titolo Più forte di me. Prima di Forte Gisella in Danza ci sono sette tappe in programma. Saremo in Germania in Sassonia-Anhalt nelle città di Halberstadt, Quedlinburg, Brenburg. Torneremo il 22 giugno a Verona, al Chiostro di Santa Eufemia. Poi abbiamo in programma Udine e più avanti andremo anche a trovare in Belgio la compagnia che ospiteremo noi invece questo mese a Forte Gisella. Sarà sicuramente un’estate in movimento».  

Il trailer dello spettacolo Chameleons di ErsiliaDanza. Credits video Carlo Ambrosi.

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