I folgorati sopravvivono, i fulminati soccombono. L’ultimo romanzo della veronese Susanna Bissoli, edito da Einaudi e in prima presentazione alla Libreria Pagina 12 la scorsa settimana, si intitola appunto I folgorati,

Persone che attraversano un dolore, una malattia, un lutto e poi non sono più le stesse, sembra suggerire l’autrice in questo libro in cui raccoglie, con tratto leggero, tante svariate storie legate dal fil rouge del desiderio e dal bisogno di scrivere.

Perché anche la scrittura, qui passata geneticamente di padre in figlia, è una storia che nasce, richiede cura, silenzio, dedizione, talvolta impone anche di andare altrove per realizzarsi.

Dieci anni compressi in uno

Bissoli debutta nel 2009 con Caterina sulla soglia, finalista al Premio di Fahrenheit-Radio 3 per il Libro dell’anno, poi sempre con Terre di Mezzo pubblica nel 2011 il romanzo Le parole che cambiano tutto e di testi teatrali. Da circa vent’anni si occupa di narrazione orale anche in ambito di mediazione culturale.

Lontano dall’essere un memoir o autofiction, I folgorati racchiude e trasfigura esperienze reali di dieci anni condensandole in solo anno, insieme a storie del territorio, memorie familiari, scorci di vita domestica, timidi tentativi d’affetto e molto altro.

Vera, la protagonista, si destreggia come può tra le sue necessarie dosi di chemioterapia e delle relazioni parentali apparentemente sfilacciate.

Il quadro comprende un padre burbero appesantito dagli acciacchi, la sorella dotata di energia e senso pratico, e non meno di voglia di fuggire e darsi una seconda chance di felicità, un compagno non completamente affidabile e Alice, la nipotina adolescente.

Non mancano due conigli, uno bianco e uno nero, che compaiono e scompaiono a dare una pennellata quasi surreale con ironici richiami letterari.

Le storie ci salvano?

Bissoli, vicina al linguaggio teatrale, che pratica da anni, ci regala lunghi dialoghi, con colorite frasi in dialetto veneto, e battibecchi quotidiani che restituiscono il senso delle azioni e dei legami tra i personaggi.

Tra loro campeggiano i ricordi infantili o giovanili, magari scatenati da una fotografia ingiallita che cristallizza momenti dimenticati, e poi l’idea della madre, scomparsa da alcuni anni con la sua voglia di altrove.

Senza particolare enfasi, né tristezza, circola lieve per tutto il romanzo una domanda: sono le storie a salvarci o siamo noi a salvare le storie?

Verso il passato per cercare una voce

Come quella della santa, una giovane donna che, sul finire degli anni Quaranta, aveva attirato una folla di quindicimila persone fuori dalla sua casa perché asseriva di aver avuto un messaggio, direttamente dalla Madonna, circa la sua data certa di morte.

L’infausto evento non si verificò e la santa, come veniva ormai chiamata da paesani vicini e lontani, cadde nel dimenticatoio, ma Vera vuole assolutamente ricostruirne la vicenda e comincia una ricerca a partire dalle fonti giornalistiche.

La difficoltà di ricucire gli strappi

O come la storia di “Un uomo fortunato” che il padre di Vera ha scritto, dopo la morte della moglie, su decine di quaderni, trovando nello scrivere piacere e consolazione. Con una grafia panciuta e ordinata, senza punti né virgole, un flusso di pensiero in cui soltanto Vera sa orientarsi perché riconosce la sua voce. 

Susanna Bissoli alla Libreria Pagina 12, foto di Laura Bertolotti.

“Ed eccoli lì, divisi in due pile ordinate. Saranno almeno una cinquantina. Ne prendo una fila e me la poso in grembo: pesa. Questo è tempo. Una montagna di tempo. E disciplina. E ispirazione anche, penso con un filo di invidia”.

Vera ha promesso al padre di riscrivere tutto al computer, ci prova, prima con lui, in una ritrovata e sorprendente vicinanza, che sembra ricucire gli strappi del passato, ma poi la vita di tutti prende un altro corso.

La scrittura di Bissoli sottolinea con garbo la complessità che si cela dietro le parole più semplici, nel volgersi dei giorni, in mezzo a partenze e ricoveri ospedalieri e fa emergere una riflessione sul tempo e i segni che lascia.

«Come se desfa, el mondo» il commento del padre di Vera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA