Anticipato dalla enorme eco mediatica relativa al “caso Djokovic”, molte erano le aspettative per il primo grande Slam della Stagione tennistica Atp 2022, l’Australian Open. Sorprendentemente, gara dopo gara, il torneo ha assunto col tempo toni sempre più entusiasmanti tanto da far dimenticare la clamorosa situazione venutasi a creare nei confronti del giocatore serbo e dare vita a una kermesse a suo modo storica.

Storica, perché finalmente la tennista di casa Ashley Barty è diventata profeta in patria, dominando in lungo e in largo il torneo femminile e consolidando il suo primato nel ranking.

Storica, per l’impresa del duo Australiano di origine greca Kyrgios-Kokkinakis nel doppio, entrati nel torneo con una wild card e capaci di issarsi fino alla vittoria finale in un crescendo emozionale capace di coinvolgere tutti gli australiani.

Storica, nel nostro piccolo, per l’impresa dei due ragazzi italiani Berrettini e Sinner, per una prima volta assoluta con due tennisti italiani ai quarti di finale.

E infine soprattutto storica per l’incredibile epilogo della finale maschile, con la romanzesca rimonta da due set a zero del campione spagnolo Rafa Nadal, che, vincendo contro Medvedev si aggiudica il suo ventunesimo titolo del Grande Slam, titolo che lo stacca dalle altre due leggende Federer e Djokovic, fermi a quota venti.

I nostri “portacolori”

Il ventenne astro nascente di San Candido Yannick Sinner continua a bruciare le tappe, sebbene fra i mugugni dei tanti che vorrebbero già vederlo vincere tornei degli slam o di chi lo definisce troppo pompato dai media e dai pubblicitari.

In realtà, arrivando fra i primi otto del torneo, ha confermato e consolidato il suo ranking, che lo vede già alla sua età numero dieci del mondo. Certo, la netta sconfitta subita nei quarti dal greco Tsitsipas ha lasciato tutti abbastanza delusi, ma stiamo pur sempre parlando di perdere contro il numero 4 del mondo, tennista con molta più esperienza e capacità di adattamento alle tensioni di un quarto di finale slam.

Sinner ha tantissime luci addosso, le pressioni sono enormi e lui deve ancora crescere in moltissimi punti deboli. La prima di servizio ancora non è all’altezza e il ragazzo sembra troppo monocorde e privo di un piano B e variazioni quando non riesce a imporre il suo gioco fatto di timing incredibile e bordate da fondocampo.

Siamo peraltro fiduciosi: chiunque sappia minimamente di tennis sa che tutto questo è parte di un percorso naturale capitato anche ai più grandi di sempre, e Sinner sembra abbastanza solido, centrato e consapevole del grande impegno necessario per fare un ulteriore salto di qualità. 

Aus Open: Berrettini dalla parte di Djokovic, Sinner in basso con Medvedev
Berrettini (a sinistra) e sinner

Diverso discorso va fatto per il venticinquenne Matteo Berrettini, giocatore che a vent’anni era distantissimo dai vertici ma che, grazie soprattutto al lavoro in simbiosi fatto negli anni con il suo coach Vincenzo Santopadre, è riuscito a sfruttare le sue enormi doti fisiche lavorando durissimo sui punti deboli di gioventù.

Matteo col duro lavoro è riuscito a raccogliere frutti insperati. È fra i migliori battitori del circuito, il suo dritto è spesso letale, ed è stato capace di “costruire” un rovescio (vero punto debole di gioventù) più che dignitoso, soprattutto quello in back che anno dopo anno lo rende sempre più competitivo sulla diagonale meno preferita.

Dalla semifinale quasi a sorpresa agli US Open di due anni fa Berrettini è diventato un giocatore costante e centratissimo a livello mentale, ne sono testimonianze concrete i quarti raggiunti a Parigi, la finale di Wimbledon dello scorso anno, i quarti agli Us Open, e la semifinale raggiunta quest’anno a Melbourne. E’ il numero sei del mondo, sono già due anni che gioca le atp finals e senza grossi infortuni, vero tallone d’achille del nostro, lo vedremo ai vertici per moltissimi anni. E per chi ha pensato che la semifinale persa contro Nadal in 4 set fosse l’ennesimo segnale di un ragazzo non all’altezza dei “massimi livelli”, la risposta c’è stata proprio due giorni dopo, vedendo ciò che oggi è stato capace di fare il grandissimo fuoriclasse maiorchino.

Il “mostruoso” Nadal

Rafa è arrivato a questa finale dopo più di sei mesi di attività, una operazione e pure la positività al  covid di Natale, al cospetto di Daniel Medvedev, il numero due nel mondo, il giocatore più in crescita di tutta la “next generation”, soprattutto dopo il primo slam vinto agli Us Open di Flashing Meadows contro l’altro “Big Three” Novak Djokovic al quale aveva tolto la soddisfazione e l’impresa di chiudere il Grande Slam.  

Nessuno dava per vincente lo spagnolo a inizio torneo, nonostante la sua storia, in primis per l’incognita totale sulle condizioni fisiche, e in secondo luogo per la tradizione non positiva in Australia (solo uno dei venti slam era infatti stato conseguito nella terra dei canguri). A maggior ragione dopo i non eccelsi primi turni, sempre con giocatori molto indietro in classifica, e soprattutto dopo il quarto di finale vinto contro il pur bravo canadese Shapovalov dopo una lunga battaglia chiusa al quinto.

In semifinale con Berrettini lo spagnolo, pur vincendo, sembrava avere eseguito alla perfezione un piano tattico imperniato sul partire forte, gestire le energie e colpire il nostro ragazzo sul punto debole del rovescio, ma non era sembrato in grado di detronizzare il fenomeno russo in finale, soprattutto sul piano fisico visto il notevole calo subito nel terzo e seppur vittorioso quarto set.

I presagi sembravano certezze dopo che nel primo set Nadal, nonostante i propositi di partire forte, veniva invece dominato 6-2 da Medvedev, e soprattutto dopo che nel secondo, una lotta incredibile conclusasi al tie break si inchinava al chirurgico russo che al primo set point si portava sul 2-0.

Una sentenza per tutti, ma non per il campione spagnolo e per gli “Dei del tennis” che oggi si volevano divertire apparecchiando una sfida che a tanti ha ricordato quella fra Rocky Balboa e Ivan Drago.

Rocky e Ivan Drago, la storia si ripete in Creed 2 - Cinematographe.it
Rocky Balboa e Ivan Drago

Il russo continuava a picchiare ma Nadal nel terzo set miracolosamente restava aggrappato con le unghie e con i denti nel punteggio, arrivando a un risicatissimo 4-4 e annullando anche tre palle break nel sesto game. Poi, l’inaspettata svolta: break di precisione chirurgica, 5-4 per lo spagnolo che si portava a casa il terzo set, mandando il pubblico in visibilio ed elettrizzando tutti.

Medvedev, per la prima volta nel match e nel torneo, sembrava perdere le proprie certezze, andando anche in difficoltà fisica, mentre Nadal, nonostante i dieci anni in più, nel quarto ci è sembrato come posseduto da una forza che abbiamo visto solo in fuoriclasse irripetibili come lui. Una concentrazione pazzesca, quella smorfia della fatica fissa su quel viso segnato però da una determinazione feroce nell’inseguire il proprio sogno.

Medvedev non mollava, resistendo, ma l’inerzia della gara era imprevedibilmente per Nadal, che riusciva così a sfruttare gli errori del russo, e a vincere anche il quarto set 6-4.

La Rod Laver Arena a quel punto diventava una bolgia, così come tutti gli appassionati restavano increduli e allo stesso tempo emozionati. I due tennisti andavano avanti punto a punto, con Nadal che riusciva alla fine a prevalere chiudendo 7-5 al secondo match point, andando a regalarsi un successo epico, una impresa di proporzioni davvero monumentali.

Un match nella storia

Una partita che andrà dritta nella storia di questo sport, rendendo lo spagnolo il tennista con piu titoli, ma soprattutto esaltandone il talento, la capacità di soffrire, la pazienza e l’enorme passione per essere ancora lì, a combattere, a trentasei anni, dopo cinque ore e mezza di battaglia.

Una partita che resterà a lungo nella memoria degli appassionati, e un torneo che fa partire la stagione nel migliore dei modi, stagione che, ci auguriamo, possa essere colorata anche di azzurro, a coronamento del lavoro dalla Federazione e a dimostrazione che in Italia, quando si riesce a mettere a punto un progetto con serietà e professionalità, i risultati non tardano ad arrivare.

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