Uno dei tratti fondamentali delle grandi squadre, quelle che vincono i campionati o che lottano per le prime posizioni, è la capacità di fare punti anche quando incappano nella cosiddetta “serata no”. 

I grandi club hanno una tranquillità che il gruppo sa conservare anche quando le gambe non vanno come al solito, quando i cross non hanno i giri contati e quando i movimenti senza palla non hanno i tempi giusti. Anche in quei momenti di appannamento la grande squadra non si scorda della sua identità, i giocatori sanno di essere più forti e sono fiduciosi che, continuando a giocare il loro calcio, prima o poi il gol arriverà. Magari non bello, magari non pulito, magari di rimpallo, ma arriverà.

La vittoria sull’Empoli è stata “da grande”

Il Verona visto contro l’Empoli ha dimostrato di essere proprio in questa condizione, ha confermato di avere la mentalità vincente, si è forse scoperto grande. 

Dopo le vittorie mirabolanti contro le big del campionato, il Verona era chiamato a una prova di solidità e continuità. La risposta del campo è stata più che convincente: l’Hellas ha lottato senza cedere alla frenesia, non ha rinunciato alla propria identità e, anche in una serata con molte sbavature, alla fine ha portato a casa i tre punti.

L’Empoli è stato il banco di prova perfetto per questo Hellas che sta cercando la sua dimensione. A pari punti in classifica prima della sfida del Bengodi, i toscani si sono confermati all’altezza delle aspettative, con un gioco ruvido e pragmatico – con il coltello tra i denti di una provinciale che punta alla salvezza – fondato su pressing alto e battaglia dura a tutto campo, ma anche in grado di ripartire con ordine ed efficacia. 

Di fronte a un avversario così ostico e determinato il Verona non ha certamente fatto la miglior prestazione della stagione: si sono visti più errori del solito in fase di impostazione e spesso è mancata la lucidità nell’ultimo passaggio. Le sovrapposizioni sugli esterni, così ben sfruttate dai gialloblù nelle ultime partite, sono sembrate più macchinose del solito. Le ripartenze, di solito letali, sono state quasi tutte sprecate sbagliando l’ultima scelta. Le uscite difensive non sono sempre state impeccabili e persino i cross sono stati spesso sterili.

Eppure il Verona ha vinto e ha meritato la vittoria. 

Il Verona ha vinto e lo fa fatto da squadra di alta classifica. Continuando a provare i suoi movimenti con la fiducia che, prima o poi, il pallone sarebbe entrato, senza fretta e senza buttare in area lanci lunghi a casaccio. 

Il Verona ha vinto dimostrando la differenza tra una buona squadra che lotta con le unghie e con i denti per salvarsi, e una squadra che, con un po’ di programmazione e di sana ambizione, può ambire a un ruolo importante in questa serie A.

All’Hellas serve solo continuità e fiducia

Sembrano lontane anni luce quelle settimane in cui l’Hellas non riusciva a raccogliere ciò che seminava, ottenendo pareggi dal sapore amaro della beffa. Oggi il Verona vince eccome, anche quando non dà il meglio di sé.

In questo senso il mese di dicembre sarà fondamentale per i ragazzi di mister Tudor, che, ad eccezione di Atalanta e Fiorentina, dovranno affrontare squadre che occupano la parte destra della classifica: Sampdoria, Cagliari, Venezia e Torino

In termini di risultati sarebbe davvero incredibile se il Verona riuscisse a confermarsi sugli standard fissati dall’arrivo dell’allenatore croato (19 punti in 10 giornate sono numeri da Champions League), ma se la squadra fosse in grado anche solo di arrivare a gennaio in questa condizione mentale e di gioco, la società non potrebbe esimersi dall’impostare un mercato diretto a rafforzare il gruppo e allungare la panchina, in modo da poter arrivare fino alla fine senza rimpianti.

Un grande club per un grande gruppo

Le voci sulle sirene inglesi per Barak e Simeone e per l’interesse turco su Gunter si stanno facendo ogni giorno più insistenti, un po’ a causa delle logiche del giornalismo acchiappa-click, un po’ perché davvero tutti si stanno accorgendo di quanto forte sia questo Verona. 

Però sarebbe affascinante, anche solo per cambiare, se per una volta non si pensasse a quanti milioni si potrebbero incassare senza rovinare tutto, ma a dove si potrebbe intervenire per diventare, davvero, una grande squadra. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA