Il punticino raccolto dal Verona a Salerno in questa trasferta infrasettimanale lascia un po’ di amaro in bocca, per vari motivi. Per come è arrivato, con una rimonta subita in maniera quasi ingiustificabile, per l’avversario, dimostratosi effettivamente poca cosa, e in fondo anche perché sarebbe stato bellissimo ammutolire ancora una volta l’Arechi, dieci anni dopo l’indimenticabile finale play off di Lega Pro. 

Certo, se dopo la partita di Bologna ci avessero detto che il nuovo allenatore avrebbe raccolto 4 punti in due partite, ci avremmo messo tuttila firma. Ma il calcio non funziona così. Il calcio è fatto di momenti e di saggezza paesana, e la saggezza paesana parla chiaro: se vinci due a zero in trasferta non devi poi subire due gol. Era la Salernitana, mica il Real Madrid. 

Queste però sono considerazioni dettate dalla delusione post partita. In realtà la gara di Salerno ci ha regalato molti spunti, alcune buone notizie e qualche campanello d’allarme.

Vero, è stata certamente un’occasione sprecata. A Salerno Tudor poteva riuscire nell’impresa di far dimenticare il pessimo inizio di campionato, rilanciando l’Hellas in classifica e portando la tranquillità necessaria per salvarsi. Invece la rimonta subita ci riporta coi piedi per terra, e ci ricorda che i tifosi del Verona quest’anno dovranno soffrire. Niente di nuovo.

Igor è riuscito a rianimare Kalinic?

Tra gli aspetti positivi della partita dell’Arechi c’è sicuramente l’attacco, il settore che più degli altri preoccupava all’inizio del campionato, tra le troppe scommesse, le punte dalle polveri bagnate e la cessione di Zaccagni. A Salerno, come già contro la Roma, abbiamo invece visto una fase offensiva che regala qualche speranza in più: Caprari sta prendendo le misure con Lazovic, rimettendo insieme la catena di sinistra orfana di Zaccagni, e sembra intendersi anche con Kalinic. L’attaccante croato si è alzato dal tavolo di rianimazione di Igor (ve lo ricordate Frankenstein Jr, vero?) e, oltre alla bella doppietta, si è mosso bene e ha tenuto alta la squadra. Simeone ha mostrato degli ottimi spunti e la capacità di spaccare le difese con la sua velocità, specialmente entrando a gara in corso. Insomma, se l’attacco è questo, possiamo permetterci di aspettare Lasagna e di far crescere con calma Cancellieri.

Quando ti fai recuperare due gol da una squadra modesta come la Salernitana, l’impulso è di buttare la croce sulla difesa, eppure nessuno dei tre dietro ha fatto male, incluso Casale subentrato a Magnani all’intervallo. Dawidowicz si è addirittura sbattuto in un lavoro “alla Di Marco” mostrando buona gamba e sovrapposizioni con Barak. E allora come mai concediamo così tanti gol? La chiave sta nell’intensità della fase difensiva. Contro l’attacco molto fisico della Salernitana abbiamo sofferto troppo, perdendo un gran numero di palloni, ed è proprio così che sono arrivati i gol degli avversari. Poca attenzione in uscita, poca intensità in marcatura. 

Coperta corta a centrocampo

Il vero punto dolente di giornata è il centrocampo. Ilic ancora non riesce a esprimere a pieno il suo potenziale e a diventare il vero padrone della mediana, ma quando esce al posto del muscolare ma ordinato Tameze, il Verona non ha più idee e geometrie in mezzo al campo. Capitolo a parte per Hongla, ad oggi completamente inadeguato, che in entrambe le fasi perde un’incredibile quantità di palloni banali e non sembra mai essere lucido. Vero che se Tudor lo ha scelto come titolare vicino ad Ilic un motivo ci sarà, ma per il momento non ci resta che sperare di poter presto apprezzare in partita i valori che il mister vede in settimana. Il guaio è che, in assenza di Veloso, l’allenatore croato non ha molte scelte a centrocampo, settore nevralgico in cui la coperta si sta rivelando un po’ troppo corta.

Le scelte di Tudor

Le mosse dell’allenatore sono sembrate impeccabili a inizio partita, con un Verona capace di imbrigliare la foga agonistica della Salernitana abbassandosi bene e ripartendo con contropiedi ben orchestrati. Nel secondo tempo, però, forse a causa del gol subìto prima dell’intervallo, Tudor ha mandato in campo una squadra troppo timida, priva di un vero “cervello” a centrocampo che consentisse di ripartire con l’efficacia del primo tempo. Il cambio di Cetin per Lazovic è stato rivelatore in questo senso, spegnendo le speranze di lottare per la vittoria nei minuti finali. 

L’impressione è che, come nelle scorse stagioni, l’Hellas sia uno squalo: non può fermarsi per prendere fiato, perché appena cala di intensità escono tutti i suoi limiti. Forse proprio questo è stato il problema di Di Francesco, incapace di trasmettere alla squadra quell’intensità che, invece, sembra essere tornata con Tudor. 

Leggendo la partita in prospettiva stagionale, la Salernitana è sembrata una delle squadre meno attrezzate incontrate dall’Hellas in tre anni di Serie A. Si fonda essenzialmente sulla fisicità dei suoi attaccanti, abili a fare a sportellate in area, mentre la fantasia e la classe sono interamente sulle spalle di Ribery, che a 38 anni fa il “tuttocampista” per 87 minuti. Immenso. In generale, per quello che si è visto stasera, abbiamo trovato una pretendente alla retrocessione, e di questi tempi anche questo rappresenta un lato positivo. 

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